Mi ascolto

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Dott.ssa Martina Carrubba, psicologa. Propongo spunti e pratiche di ascolto per ritrovare se stessi

16/01/2026

La saggezza antica lo sapeva: custodire è un gesto druidico, un atto di alleanza con il vivente.
Il cerchio non imprigiona, consacra.
Traccia uno spazio in cui l’energia può raccogliersi, rigenerarsi, fiorire.
Ogni rituale inizia con un confine perché senza confine non c’è presenza.

Aver cura dei propri confini significa smettere di invadere se stessi e smettere di permettere che altri lo facciano.
Significa riconoscere che l’amore non è fusione, ma danza tra distanze giuste.
Che il rispetto nasce quando ognuno ha un luogo in cui tornare.

La natura non ci chiede di essere infiniti, ma integri.
Non ci chiede di espanderci senza misura, ma di abitare con coscienza.

E in questo abitare, silenzioso e profondo, il confine diventa preghiera:
una linea viva che non separa ma insegna a stare.

Luana Sanvidotto - "Il Cerchio che Custodisce"

16/01/2026

Aver cura dei confini è un atto di amore silenzioso.
Non fa rumore, non proclama vittorie, non alza mura visibili.
Eppure è uno dei gesti più profondi che possiamo compiere verso noi stessi e verso il mondo.
Il confine non nasce per dividere, ma per dare forma.
Come il cerchio del tronco che custodisce il cuore dell’albero, come la riva che permette al fiume di essere fiume, come la pelle che non separa il corpo dal mondo ma lo rende possibile.
Senza confine non c’è incontro, solo dispersione.

Spesso pensiamo al confine come a una ferita: qualcosa che taglia, che reprime, che dice “no”.
Ma la natura non conosce confini violenti: conosce contenimento.
Il bosco si espande, sì, ma lo fa rispettando ritmi, soglie, stagioni.
Il seme non germoglia rompendo il suolo per distruggerlo, ma aprendolo con pazienza, occupando solo lo spazio che può abitare.
Così è per l’essere umano.
Un confine sano non è una chiusura, è un ritorno.
È il gesto di rientrare nel proprio cerchio, di abitare il proprio corpo, il proprio tempo, la propria verità.
È dire: qui ci sono io e dirlo senza colpa.

I confini interni sono quelli che ci permettono di distinguere ciò che sentiamo da ciò che assorbiamo, ciò che desideriamo da ciò che ci viene chiesto, ciò che siamo da ciò che temiamo di perdere.
Senza di essi ci confondiamo, ci disperdiamo negli altri, diventiamo terreno senza radici.
Con essi, invece, possiamo scegliere. E la scelta è sempre un atto sacro.

I confini esterni non servono a respingere il mondo, ma a offrirgli il giusto spazio.
Solo chi sa dove finisce può davvero accogliere.
Solo chi si contiene può contenere.
Solo chi si protegge può proteggere. (...)

Luana Sanvidotto - "Il Cerchio che Custodisce"

03/12/2025

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06/11/2025

"Tutto ciò che è giovane invecchia, ogni bellezza svanisce, ogni calore si raffredda, ogni luminosità si attenua, e ogni verità diventa stantia e banale. Perché tutte queste cose hanno preso forma, e tutte le forme sono consumate dall'azione del tempo; invecchiano, si ammalano, si sgretolano in polvere – a meno che non cambino. Ma possono cambiare, perché la scintilla invisibile che le ha generate è abbastanza potente per una generazione infinita. Nessuno dovrebbe negare il pericolo della discesa, ma può essere rischiata. Nessuno deve rischiare, ma è certo che qualcuno lo farà. E che coloro che vanno giù per la via del tramonto lo facciano a occhi aperti, perché è un sacrificio che scoraggia persino gli dei. Eppure ogni discesa è seguita da un'ascesa; le forme che svaniscono vengono rimodellate, e una verità è valida alla fine solo se subisce cambiamenti e porta nuova testimonianza in nuove immagini, in nuove lingue, come un vino nuovo che viene messo in botti nuove."

C.G. Jung "Simboli della trasformazione"

Arte: C.G. Jung

30/09/2025

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Abbiamo un cuore che non vede l'ora di gioire insieme ad un altro, insieme a due o tre altri, mossi da quella tensione verso, desiderio, che non punta a possedere ma che passa attraverso, scambio presente fiducioso e pieno di cuore. La meraviglia in un mondo che vede tante ombre.
Spiragli, che trasformano le ferite in feritoie, dalle quali puoi guardare il mondo con altri occhi, con tanto rispetto per te, per l'altro, con la voglia di portare gioia così come si può, briciole di luce che possono tracciare strade, presenza, sorrisi e abbracci donati che vagano e raggiungono anche chi non c'è più.

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