For Life Centro ascolto
Associazione per la vita: ascolto, sostegno e rispetto contro ogni forma di Violenza
13/09/2026
Venerdì 11 settembre nell'aula consiliare del Comune di Belpasso, è accaduto qualcosa di importante.
È stata presentata dalla Consigliera Vadalà e approvata all'unanimità dai consiglieri presenti in aula , una mozione di ferma e unanime condanna contro il femminicidio e contro ogni forma di violenza, un impegno condiviso sulla necessità concreta di trovare risorse soluzioni e di supportare chi ogni giorno lavora per contrastarla.
L'unanimità nella condanna, l'approvazione della mozione, il sostegno espresso alla nostra Associazione e il riconoscimento del valore del lavoro dei volontari, da parte di tutti, è stato per noi incoraggiante e significativo .
Per noi di ForLife essere presenti in quell'aula è stato un atto di responsabilità. Un atto umano.
Essere lì ha significato lanciare il messaggio che la violenza non si contrasta da individualisti, ma si contrasta quando si decide di esserci, insieme, per fare fronte a questa cultura del possesso che miete vittime con una lotta congiunta per salvarne più possibile e isolare i violenti .
È indispensabile accordarsi. Fare rete sul serio. Istituzioni, professionisti, operatori, Forze dell'Ordine, scuola, famiglie associazioni.
Tutti insieme, con un unico obiettivo.
Solo se ci si accorda si può davvero contrastare la violenza, solo se si fa squadra si può dare una risposta concreta a chi chiede aiuto.
Per questo da anni l’associazione si impegna
A fare informazione formazione e prevenzione. Sensibilizzare i giovani nelle scuole per riconoscere i segnali di allarme nelle relazioni tossiche, fare educazione all'affettività, condividere le storie di donne che hanno vissuto storie di violenza , sopratutto diffondere ogni giorno una cultura del rispetto.
Ma questa cultura del rispetto non possiamo pensare di insegnarla ai giovani se poi noi adulti, noi che dovremmo essere di esempio, siamo i primi a non praticarla. Quindi la prevenzione parte dalla scelta che ogni individuo in quanto essere umano fa di essere un esempio nella vita di tutti i giorni di rispetto gentilezza nelle relazioni amicali sentimentali e sociali .
I giovani imparano da quello che vedono fare, non da quello che diciamo a parole.
Confondere l'amore con il possesso e morire per un NO è inaccettabile.
11 anni fa, un gruppo di donne di Belpasso, madri, professioniste, sorelle e figlie, ha deciso con grande determinazione di costituirsi insieme, mettendo il proprio tempo e le proprie risorse per aiutare le donne vittime di violenza a denunciare, per dire loro: non sei da sola, c'è chi ti ascolta e ti accompagnerà nel tuo percorso di uscita dal ciclo della violenza .
ForLife nasce dopo la morte di Veronica Valenti*, uccisa con 60 coltellate dal suo ex fidanzato solo perché aveva deciso lei di interrompere la relazione. La morte di Veronica ha dilaniato il cuore della nostra comunità. Era una giovane donna di Belpasso, figlia, sorella, amica, compagna di scuola.
Giuseppe Valenti Il padre di Veronica, che è stato Presidente della nostra Associazione per molti anni, continua ad essere per noi esempio di militanza, di impegno e di dignità, perché nessuna altra donna muoia più così ancora e ancora . La sua presenza è la nostra forza il suo dolore come quello di tutti i padri e madri che piangono le loro figlie qualcosa che non può riguardare solo loro .
Essere un'associazione che raccoglie le denunce di chi potrebbe perdere la vita se non aiutata non è facile. Soprattutto quando le risorse sono poche.
Ma sapere di poterle salvare, perché ascoltate, perché accompagnate, perché non lasciate sole, anche senza riflettori, senza clamore né suoni di tromba, è la nostra missione:
Salvarne una alla volta. E salvarne il più possibile. Una in più, sempre una in più.
La battaglia contro questo fenomeno non può essere quella di pochi. Non può essere solo una battaglia di parole. Non basta dire di esserci. Bisogna esserci con i fatti.
Venerdì sera, sentire il pensiero unanime dell'Amministrazione presente è stato incoraggiante e ci ha fatto sentire, a noi volontarie, ma soprattutto a noi donne, non sole.
Continuiamo a lavorare insieme, con coerenza.
chiedere aiuto e denunciare la violenza sempre ! Numero di emergenza nazionale 1522
ForLife - Centro Ascolto Antiviolenza Belpasso
Femminicidio non è un omicidio. E con la parola amore non potrà mai essere associato.
L’omicidio è togliere la vita a una persona.
Il femminicidio è un’altra cosa: è quando un uomo uccide una donna proprio in quanto donna.
Il problema è alla radice. Questi autori di violenza non hanno mai concepito la donna come una persona libera. L’hanno considerata fin dall’inizio una loro proprietà.
Per questo non accettano che una relazione possa finire. Per loro la relazione non finisce, perché la donna non può decidere. E quando lei decide di vivere senza di loro, di dire basta, di riprendere in mano la sua vita, loro non accettano di perderne il possesso.
E allora, piuttosto che perderla, la eliminano. Piuttosto che vederla vivere senza di loro, la privano della vita.
Non è amore. Non è raptus. Non è follia. È possesso. È controllo. È l’idea malata che se non è mia, non può essere di nessuno e non può nemmeno esistere.
Ne parliamo ogni giorno, eppure i femminicidi non diminuiscono.
Perché nonostante se ne parli, lo strumento per contrastarli è ancora inefficace, lento e troppo garantista verso il carnefice.
Mentre il male agisce veloce, il bene si inceppa. Si inceppa in procedimenti lunghissimi, in burocrazie, in valutazioni del rischio che arrivano quando è troppo tardi.
E si inceppa soprattutto in un’idea di protezione che è al contrario: per mettere al sicuro una donna, non allontaniamo il carnefice, allontaniamo la vittima.
Sradichiamo lei dalla sua casa, dal suo lavoro, dai suoi affetti. Nascondiamo lei e i suoi figli in luoghi spesso del tutto inadeguati, lontani, non pensati per accogliere una donna che ha subito violenza.
Mentre lui resta dov’è. Nella sua casa, nella sua vita.
La protezione vera dovrebbe fare l’esatto opposto: non nascondere la vittima, ma isolare il violento. Non allontanare lei dalla sua vita, ma tenere lui lontano dalla sua vita.
Finché continueremo a chiedere alle donne di scappare invece di impedire agli uomini violenti di avvicinarsi, non avremo cambiato nulla.
E a questo si aggiunge l’altra ferita: quella di chi potrebbe fare e non fa, di chi invece di ascoltare e interve**re, giudica, assolve, banalizza. E così, ancora una volta, il carnefice ha più spazio e più voce della vittima.
Qualcuno, un tempo, la chiamava ignoranza.
Oggi continuare a sottovalutare che esistono uomini così, non è più ignoranza.
È complicità.
05/09/2026
Trovo profondamente disgustoso e irrispettoso divulgare il video dell’assassino sul cavalcavia, soprattutto dopo quello che era accaduto poco prima: una giovane donna era stata aggredita con premeditazione e crudeltà, legata e poi gettata dal ponte senza pietà.
Quelle immagini rischiano di creare una narrazione completamente distorta, mostrando quasi un uomo disperato, un “povero” individuo sopraffatto dai propri problemi mentali, mentre sta per togliersi la vita. Ma non dobbiamo dimenticare cosa era accaduto pochi istanti prima e quale fosse il suo ruolo in quella tragedia: era l’assassino di una donna.
Ha ucciso con premeditazione una donna e poi si è suicidato. Nessuno lo aveva costretto.
Diffondere quel video significa spostare ancora una volta i riflettori dalla vittima al suo carnefice e trasformare una tragedia in uno spettacolo. E questo, a mio avviso, è irrispettoso non soltanto nei confronti della famiglia della vittima, ma anche della famiglia dell’assassino, costretta a vedere il gesto del proprio familiare diventare materiale da condividere, commentare e consumare sui social.
Informare è un’altra cosa.
Il compito di chi fa informazione dovrebbe essere quello di raccontare i fatti, aiutare a capire, sensibilizzare e, quando possibile, preve**re. Non quello di spettacolarizzare la morte, il dolore o gli ultimi istanti di una persona.
Non tutto ciò che può essere mostrato deve necessariamente essere mostrato.
Dietro quelle immagini ci sono una donna che ha perso la vita, una famiglia distrutta e un’altra famiglia che dovrà convivere per sempre con una tragedia. Un po’ di rispetto dovrebbe ve**re prima della curiosità e prima degli ascolti.
Smettetela di fare schow con la vita degli altri.
05/09/2026
Al centro di Firenze, sotto la Loggia dei Lanzi, c’è una statua del Giambologna del 1500.
La riconsoci subito, perché la gente si ferma sempre lì sotto a bocca aperta, con il telefono alzato.
Che bellezza.
Che splendore.
Che meraviglia.
Dal marmo risplende un uomo giovane, alto, coi muscoli tesi, che solleva di peso una ragazza che si divincola.
Lei è semplicemente bellissima, intrappolata da 600 anni con la bocca aperta in un urlo muto.
Lui la porta via. Perché è forte. Perché è uomo. Perché è così che la storia finisce: nel "Ratto delle Sabine" quell'uomo porta via la donna.
Lei alla fine lo accetta.
Si affeziona.
Si innamorano.
Hanno dei figli, saranno tutti felici.
Sono così dannatamente belli insieme dentro quel marmo!
Portare via una donna che non ti vuole: la storia lo insegna, l'arte lo racconta.
Funziona. Funziona da sempre.
Ha funzionato con Plutone e Proserpina, ha funzionato con Paride ed Elena.
Ha funzionato con il bisnonno, a cui bastava caricare la bisnonna su un carretto per farla diventare una moglie devota.
"Funzionerà anche stavolta. Deve funzionare, in un modo o nell'altro".
Deve averlo pensato Federico mentre aspettava Lorena nel buio del suo garage.
Perché lui le chiavi di casa ce le aveva ancora.
Perché questo non te lo raccontano mai: quando una storia finisce, le chiavi restano sempre.
Gli orari lui se li ricorda ancora.
Quando una storia finisce, in realtà, non finisce un c***o. Resta tutto. Resta il telecomando del cancello, resta l'abitudine di sapere quando stacca dal lavoro.
E resta tutta la sua rabbia. Il rifiuto viscerale di accettare una cosa così ridicola come lei che lo lascia. No.
E allora l’aspetta.
Lei spegne il motore, scende, lo vede nell'ombra: "Che ci fai qui?".
Lui si avvicina.
Lei non vuole.
Le stringe i polsi.
Lei non vuole.
La picchia.
Lei non vuole.
La solleva a forza, la butta nel bagagliaio e sbatte il portellone.
Lei non vuole, non vuole, non vuole.
Ma a chi interessa? A nessuno interessa cosa vuole lei. La storia lo ha già stabilito: la volontà di una donna non ha mai fermato un monumento.
Solo che, perso dentro la sua recita, Federico dimentica una cosa: il suo telefono è finito nel bagagliaio insieme a lei.
E Lorenza, al buio, mentre la macchina corre a cento all'ora e la lamiera rimbalza sui giunti dell'asfalto, lo tocca. Lo trova. Lo sblocca. Perché quando finisce una storia restano le chiavi, ma resta pure il codice a sei cifre che digitavi ogni sera.
E ci prova. Lorena prova a scendere da quel piedistallo di marmo. Prova a scappare ai Sabini. Prova a divorziare da Enrico VIII. Compone tre numeri: 1-1-2.
Parla nel buio, grida dove si trova, combatte con le unghie per restare viva.
Ma tu la sai come finisce questa storia no?
Finisce con Anna Bolena decapitata.
Finsice con Elena sfigurata.
Finisce con Lorena gettata giù da Federico, mentre urlava disperata "Non farlo".
Lo chiamano omicidiosuicidio.
Come fosse l'ultimo gesto di coppia.
Ed io la odio questa definizione.
Non è una tragedia romantica: è l'ultimo atto di un vigliacco che ha imparato troppo bene la storia millenaria delle donne.
È l'ultimo gesto di abuso e prevaricazione di un prepotente vigliacco che non ha avuto nemmeno le p***e di affrontare la vita e le conseguenze che avrebbero comportato le sue azioni.
Vigliacco, come tutti gli uomini come lui.
Prepotente, come la bellezza della statua del Giambologna.
Perché non cambierà nulla finché non cambieranno i nostri occhi.
Perché domani a Firenze ci saranno altri mille turisti sotto la Loggia dei Lanzi, con i loro telefoni alti e le bocche spalancate
"Non è bellissima mentre urla di terrore?"
05/09/2026
30/08/2026
Grazie alla Brigata d’Arte
Vogliamo esprimere il nostro più sentito ringraziamento alla Brigata d’Arte, nella persona del Dott. Sangani, per la sensibilità e l’attenzione che da sempre dimostra verso temi di grande valore civile come il contrasto alla violenza sulle donne.
Una sensibilità che conosciamo bene: già in passato ci ha dato, come Associazione e come Centro Ascolto ForLife, la possibilità di interve**re in apertura dei suoi spettacoli per sensibilizzare il pubblico e lanciare un messaggio chiaro e forte a tutte le donne vittime di violenza: non siete sole.
Ieri sera, all’Arena Caudullo di Belpasso, in apertura dello spettacolo “una notte ad Amsterdam” della Brigata d’Arte, ancora una volta siamo stati invitati a un tempo prezioso di confronto e condivisione che ha messo al centro la donna e le donne.
L’Associazione ForLife, nata proprio per contrastare la violenza di genere e dal dolore profondo che ha segnato la nostra comunità di Belpasso dopo il femminicidio di Veronica Valenti, è stata invitata insieme al Circolo culturale femminile Athena, all’Associazione Città Viva e ad altre realtà associative a confrontarsi sulla condizione della donna oggi e, in modo specifico, sul fenomeno della violenza.
La nostra volontaria Leotta ha ricordato il valore del lavoro svolto come Centro Ascolto, la trasversalità del nostro impegno quotidiano a supporto delle donne, delle famiglie e dei minori, e l’importanza di accogliere ogni richiesta di aiuto, di riconoscere i segnali di una relazione tossica e di avere la forza di allontanarsi al primo campanello d’allarme, accompagnando le vittime nel difficile percorso di fuoriuscita dal ciclo della violenza. Ma anche sulle iniziative di sensibilizzazione , nelle scuole , educazione all’affettività per preve**re il fenomeno della violenza e diffondere una cultura del rispetto
L’intervento più toccante e importante è stato quello della nostra Ambasciatrice contro la violenza, Selenia Ensabella, che con grande coraggio e generosità ha condiviso la sua drammatica storia personale, toccando il cuore di tutti i presenti.
Circolo Culturale Femminile Athena
@
Grazie alla Brigata d’Arte che dimostra come il teatro possa essere allo stesso tempo divertimento, impegno civile e cura per l’anima.
*Associazione ForLife - Centro Ascolto*
Presidente Elisa Romeo
23/08/2026
BRIGATA D'ARTE SICILIA TEATRO.
Lieti poterti incontrare tra i nostri graditi Ospiti in occasione della Inaugurazione della Rassegna Teatrale Estate 2026 organizzata dal Comune di Belpasso, con la rappresentazione della Commedia "Una notte ad Amsterdam" con Giovanna Criscuolo e Vincenzo Volo. La Manifestazione sarà preceduta da un breve incontro sul Tema UNIVERSO DONNA.
Buona Domenica.
INFOTEL 3385632481.
21/08/2026
Dall'inizio del 2026 femminicidio è la parola più consultata sul portale treccani.it. Entrato nel vocabolario Treccani, il termine femminicidio era stato scelto dall'Istituto come parola dell'anno 2023 per la sua rilevanza socioculturale. Come spiegano dalla piattaforma, "La diffusione del termine è una risposta alla drammatica necessità di nominare con precisione l' uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso il marito o il compagno, all'interno di una cultura in cui le donne vengono spesso oppresse e sottoposte a violenza per il loro genere"
➡️ https://shorturl.at/gDlbK
: , 6 uccise in 5 giorni, da lutto nazionale =
(AGI) - "Sei donne uccise in cinque giorni per mano di mariti e compagni, due gravemente ferite. Una situazione da lutto nazionale, in un Paese che non riesce ad arginare questa piaga sociale che uccide piu' della criminalita'
organizzata. Una scia di sangue che lascia sgomenti, che dimostra come purtroppo le singole norme, per quanto necessarie, non bastano a fermare la mattanza. Le avvisaglie della violenza e i fattori di rischio sono spesso sottovalutati da chi deve
predisporre la protezione della donna; e ancora piu' spesso
accade che le donne andate a denunciare la violenza domestica
non siano credute, proprio come accade troppo spesso alle
vittime di stupro. Questo significa che e' indispensabile e non
piu' rinviabile mettere in atto un piano nazionale di formazione
specifica e obbligatoria per chi si occupa di violenza di
genere, forze dell'ordine, magistrati, servizi sociali, servizi
sanitari, ecc. Non riconoscere la violenza vuol dire abbandonare
le donne al proprio destino e questo non e' accettabile in un
Paese civile". Lo dichiara la deputata dem Laura BOLDRINI,
Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti
umani nel mondo. "Al contempo - conclude BOLDRINI - e'
altrettanto evidente che il problema della violenza sulle donne sia di origine culturale e che per estirparlo sia imperativo
formare i giovani fin dai primi anni di scuola al rispetto e alla parita'. Cosi' come servirebbe una capillare e articolata campagna di sensibilizzazione sui media, sui mezzi di trasporto, negli istituti scolastici, in tutti gli enti pubblici. Se non si agisce in modo organico, coinvolgendo tutti gli aspetti e gli
ambiti della prevenzione, non si riuscira' a ottenere quel cambio di passo necessario per sradicare la mentalita' patriarcale alla base della violenza contro le donne. E allora la domanda e': puo' questo governo uscire dalla sola dimensione repressiva e fare un serio ed esteso investimento sulla
prevenzione? Quanto si deve ancora aspettare?
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