Natalia - Counselor del benessere
Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Natalia - Counselor del benessere, Via del Poggio 8, Gorizia.
Aiuto le donne a conoscere i loro bisogni e a prendersene cura attraverso le attività di Pilates, Counseling, Artiterapia; a non perdersi ma a scegliere se stesse nelle relazioni.
15/09/2026
Forse non hai paura di perdere lui.
Forse hai paura di quello che resta quando lui non c’è più.
Il silenzio della sera.
La casa vuota.
Il telefono che non squilla.
Quel bisogno di avere qualcuno a cui raccontare una giornata difficile.
E allora, dopo una separazione, può succedere di accettare una relazione non perché quell’uomo ci faccia ba***re davvero il cuore, ma perché la sua presenza riempie uno spazio.
Non importa fino in fondo chi sia.
Importa che ci sia.
Qualcuno accanto.
Qualcuno da chiamare.
Qualcuno che possa esserci quando hai bisogno di conforto.
E quando anche quella relazione finisce, può arrivare una paura ancora più grande:
“E se adesso rimanessi sola?”
“E se non incontrassi più nessuno?”
“Sto diventando più grande…”
“E se questa fosse stata la mia ultima possibilità?”
“E se rimanessi zitella?”
Ma forse è proprio qui che vale la pena fermarsi.
Non per convincerti che presto arriverà qualcun altro. Non posso promettertelo.
Ma per guardare una domanda diversa:
Che cosa succede dentro di me quando non c’è più nessuno?
Che cosa senti?
Vuoto?
Paura?
Tristezza?
Bisogno di essere amata?
Di sentirti desiderata?
Di essere protetta?
Di avere qualcuno che si prenda cura di te?
Non devi vergognarti di questi bisogni.
E non devi nemmeno imparare a non avere bisogno di nessuno.
Siamo esseri relazionali. Abbiamo bisogno di amore, di vicinanza, di contatto.
Il punto non è diventare indipendente dall’amore.
Il punto è non affidare a qualcun altro la responsabilità della tua esistenza.
Quando senti il bisogno urgente di avere qualcuno accanto, prova allora a chiederti:
“Che cosa sto cercando veramente?”
Compagnia?
Affetto?
Sicurezza?
Tenerezza?
Conferma?
E poi chiediti:
“È necessario che sia un partner a darmi tutto questo?”
A volte sì.
E va bene.
Ma altre volte scoprirai che puoi incontrare quel bisogno anche attraverso un’amica, una persona cara, una nuova esperienza, un progetto, una richiesta di aiuto.
Non tutto deve essere fatto da sole.
Ma non tutto deve essere fatto da un compagno.
Ed è qui che cominci, lentamente, a scegliere te stessa.
Non significa dire:
“Non ho bisogno di nessuno.”
Significa poter dire:
“Ho bisogno di qualcuno, ma non per questo devo scegliere chiunque.”
Puoi desiderare un uomo senza aver bisogno di lui per sentirti una donna di valore.
Puoi amare qualcuno senza smettere di ascoltarti.
Puoi scegliere una relazione perché la vuoi, non soltanto perché hai paura di ciò che ci sarebbe senza.
E puoi anche avere paura della solitudine senza permettere che quella paura scelga al posto tuo.
Perché la responsabilità non è colpa.
La responsabilità è libertà.
È poter dire:
“Quello che sento è mio. E posso scegliere come prendermene cura.”
Forse scegliere te stessa significa proprio cominciare a smettere di chiederti:
“Chi mi sceglierà?”
e iniziare a chiederti:
“Io che cosa scelgo?”
Che tipo di amore voglio?
Come voglio essere trattata?
Che cosa desidero davvero?
Che cosa non voglio più accettare?
Che cosa mi fa sentire viva?
Non devi avere subito tutte le risposte.
Devi solo ricominciare ad ascoltarti.
E forse, un giorno, scoprirai che la domanda non è più:
“E se rimanessi sola?”
Ma:
“Come voglio vivere, anche mentre aspetto ciò che desidero?”
Perché essere senza un compagno oggi non significa essere una donna sola.
E soprattutto non significa essere una donna incompleta.
Puoi desiderare l’amore.
Puoi innamorarti ancora.
Puoi volere qualcuno accanto.
Ma nel frattempo puoi imparare una cosa preziosa:
a non abbandonare te stessa quando sei sola.
Ed è forse proprio da qui che comincia una libertà nuova.
13/09/2026
UNA VITA SULLE SPALLE…
12/09/2026
“Non sempre possiamo cambiare quello che sta succedendo. Ma possiamo smettere di sentirci persi dentro quello che sta succedendo.”
C’è qualcosa che non va nella mia vita, ma non so cosa…
12/09/2026
TI È MAI CAPITATO DI NON CAPIRE PIÙ NEMMENO COSA PROVI?
Ti svegli già stanca.
Al lavoro fai quello che devi, ma non hai più entusiasmo.
A casa ti irriti per cose che normalmente non ti toccherebbero.
La sera ripensi a quella conversazione per l’ennesima volta.
Vorresti prendere una decisione, ma continui a rimandare.
Dici “va tutto bene”, anche quando non è vero.
E quando qualcuno ti chiede:
“Ma cosa ti succede?”
non sai cosa rispondere.
Sai solo che così non vuoi continuare.
È proprio in momenti come questo che può essere utile il counseling.
Non perché il counselor abbia la risposta al posto tuo.
Ma perché, attraverso il dialogo e domande mirate, può aiutarti a fermarti e a fare ordine:
Cosa sto vivendo?
Cosa sento davvero?
Di cosa ho bisogno?
Cosa voglio?
Cosa mi sta impedendo di muovermi?
E da questa chiarezza può emergere un primo passo concreto.
Una decisione da prendere.
Una conversazione da affrontare.
Un confine da mettere.
Una scelta da rimandare meno.
O semplicemente qualcosa che finalmente riesci a dire ad alta voce.
Non devi sapere già cosa fare per iniziare.
Puoi semplicemente partire da:
“C’è qualcosa che non mi torna più nella mia vita e vorrei capire cosa.”
Se questa frase ti riguarda, scrivimi in DM. Possiamo partire proprio da lì.
11/09/2026
«Perché non riesco a rilassarmi nemmeno quando non ho nulla da fare?»
È una domanda che sento molto spesso in colloquio.
E ogni volta mi ricorda una cosa importante: anche quando la frase sembra la stessa, la persona che la pronuncia non lo è mai.
C’è chi si sente in colpa quando si ferma.
Chi appena ha un momento libero sente il bisogno di riempirlo.
Chi si sdraia sul divano e, invece di rilassarsi, comincia a pensare a tutto quello che dovrebbe fare.
Chi dice: «Non ho niente da fare, ma non riesco comunque a stare bene».
In Gestalt, però, spesso non partirei dalla domanda:
«Come faccio a rilassarmi?»
Partirei da un’altra domanda:
«Che cosa succede dentro di me proprio nel momento in cui provo a fermarmi?»
E questa è una differenza enorme.
Perché a volte tentiamo di eliminare immediatamente ciò che ci disturba. Vogliamo smettere di pensare, smettere di preoccuparci, smettere di sentirci in colpa.
Ma forse, almeno per un momento, possiamo fare qualcosa di diverso: non risolvere. Osservare.
Immagina di essere qui, davanti a me.
Ci sono tre sedie disposte a triangolo. Tu sei seduto su una. Io sono seduto di fronte a te.
Ti guardo e ti dico:
«Va bene. Non proviamo a cambiare niente. Vediamo soltanto cosa succede.»
E allora ti farei queste domande.
Quando dici “non riesco a rilassarmi”, che cosa significa esattamente per te “rilassarti”?
Non rispondere come pensi che dovresti rispondere.
Prova a rispondere davvero.
⸻
Che cosa succede nel tuo corpo quando finalmente non hai nulla da fare?
Dove senti la tensione?
Nel petto?
Nello stomaco?
Nelle spalle?
Nella mandibola?
Oppure non senti una particolare tensione, ma senti un’agitazione difficile da spiegare?
Fermati qualche secondo.
Non devi modificarla.
Notala.
⸻
Poi ti chiederei:
«E se per i prossimi cinque minuti non dovessi fare assolutamente niente, che cosa diventerebbe difficile per te?»
Essere fermo?
Sentirti inutile?
Sentire i pensieri?
Avere la sensazione di perdere tempo?
Sentire che dovresti fare qualcosa di produttivo?
Oppure semplicemente stare con te stesso?
⸻
E poi arriverebbe una domanda che considero particolarmente interessante:
«Di chi è quella voce che ti dice che dovresti fare qualcosa?»
È la tua?
È una voce che hai imparato ad ascoltare?
Ti ricorda qualcuno?
E soprattutto:
che cosa succede dentro di te quando non la ascolti?
⸻
A questo punto, forse, non abbiamo ancora imparato a rilassarci.
E va benissimo così.
Perché non era quello l’obiettivo.
Abbiamo iniziato a fare qualcosa di diverso: abbiamo spostato l’attenzione dal problema alla tua esperienza.
Non più:
«Come faccio a smettere di essere così?»
Ma:
«Che cosa mi sta succedendo, proprio adesso, mentre sono così?»
Questa è una delle direzioni che, nel lavoro gestaltico, trovo più preziose.
Entrare in contatto con quello che c’è, prima di pretendere che sia diverso.
Perché qualche volta dietro l’incapacità di rilassarsi non c’è semplicemente “troppo stress”.
Potrebbe esserci un bisogno di controllo.
Una difficoltà a concedersi il piacere.
La paura di fermarsi perché, quando ci fermiamo, finalmente possiamo sentire qualcosa.
Oppure potrebbe esserci semplicemente un’abitudine: abbiamo passato così tanto tempo a funzionare, produrre, organizzare, anticipare, risolvere, che stare diventa quasi più difficile che fare.
Ma questo non possiamo deciderlo in anticipo.
Lo possiamo scoprire.
Sedendoci.
Respirando.
Ascoltando.
E facendoci domande un po’ più precise.
Quindi, la prossima volta che ti accorgi di pensare:
«Non riesco a rilassarmi nemmeno quando non ho nulla da fare»
prova a non chiederti subito:
«Come posso rilassarmi?»
Fermati e chiediti:
«Che cosa sta succedendo dentro di me, adesso, mentre provo a fermarmi?»
E rimani lì qualche istante.
Non correggere.
Non giudicare.
Non aggiustare.
Osserva.
A volte il primo passo non è riuscire finalmente a stare bene.
È riuscire, per qualche momento, a stare con ciò che c’è.
10/09/2026
COS’È IL COUNSELING?
Il counseling è una professione nell’ambito delle relazioni d’aiuto.
Il counselor non dà risposte preconfezionate, non decide al posto tuo e non ti dice come dovresti vivere la tua vita.
Attraverso il colloquio e specifiche tecniche di counseling, crea uno spazio in cui puoi fermarti, ascoltarti e fare chiarezza.
Cosa mi sta succedendo?
Di cosa ho davvero bisogno?
Cosa voglio?
Cosa mi sta impedendo di muovermi nella direzione che desidero?
A volte arriviamo a una seduta con un problema molto preciso.
“Voglio cambiare lavoro, ma non so se è davvero quello che voglio.”
“Non capisco più cosa mi sta succedendo.”
“Vorrei lasciare il mio compagno, ma una parte di me vuole restare.”
“Con questa persona litigo continuamente e non so più come gestire la situazione.”
Altre volte arriviamo semplicemente con un disagio:
“Non sto bene, ma non riesco nemmeno a spiegare esattamente perché.”
Si parte da lì.
Racconti ciò che sta accadendo. Il counselor ascolta, fa domande, aiuta a mettere ordine, a distinguere ciò che senti da ciò che pensi, i tuoi bisogni dalle aspettative degli altri, le tue convinzioni da ciò che desideri realmente.
E, passo dopo passo, quello che all’inizio sembrava un groviglio può diventare più leggibile.
Non necessariamente perché il problema è magicamente scomparso.
Ma perché tu hai iniziato a vederlo diversamente.
E quando fai chiarezza, spesso diventano più chiare anche le possibilità che hai davanti.
Il counseling può essere utile nei momenti in cui stai affrontando una scelta, una crisi personale o esistenziale, un conflitto interiore, una difficoltà nelle relazioni, un cambiamento importante o una perdita: una separazione, un lutto, la perdita del lavoro, un trasferimento, un cambiamento di vita.
Sono tutte situazioni in cui può essere difficile ritrovare il proprio equilibrio.
Il counselor può accompagnarti proprio lì: nel momento in cui senti di aver perso un po’ il tuo baricentro e hai bisogno di ritrovarlo.
Il counseling non è psicoterapia e non è psichiatria: il counselor non formula diagnosi e non tratta patologie.
È un intervento orientato alla persona e alle difficoltà che può incontrare nel corso della propria vita, attraverso un percorso generalmente più circoscritto e focalizzato.
Non si tratta di qualcuno che ti insegna a vivere.
Si tratta di avere, per un tratto di strada, uno spazio professionale in cui poter finalmente ascoltare te stesso.
E qualche volta, è proprio da lì che comincia un cambiamento.
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