UN FILM al giorno
Questa pagina ha lo scopo di
Condividere, commentare, criticare e di recensire i film che verranno p
23/04/2020
Di armando ottaiano
Totò Joker (Armando Ottaiano) 20 Aprile 2020, Roma. Omaggio il grande Totò ricordandolo tramite "La preghiera del clown", tratta dal film "Il più comico spettacolo del mondo" (1953, regia...
13/04/2020
QUEI BRAVI RAGAZZI
È uno di quei film relegati ai un orso d'oro che meritava tutti gli oscar salvo quello ai migliori effetti speciali. Ha un ritmo allucinante,Joe Pesci e De niro sono i tipici killer asettici e insenibili al sangue. Liotta è un grande...mi stupisco che vaghino incapaci come Cage e Pitt e Liotta poi di grandi film ne ha fatti pochi. La cosa sconvolgente è l aricerca psicologica di Henry Hill. Alla fine del film il soggetto ha la nausea da soldi e da morto, e questo è esattamento l'intento del regista:dipingere un quadro della mafia. Stupende anche le musiche anni 50! Capolavoro.
Il film narra la vicenda di Henry Hill (Ray Liotta), italo-irlandese cresciuto a Brooklyn che sogna di diventare un gangster. Il sogno diventa realtà, ma Henry sarà destinato a perdere tutto e ad abbandonare la vita dei bravi ragazzi. Utilizzando un puntiglioso stile documentaristico, Scorsese racconta la malavita organizzata con impassibile occhio da antropologo, dirigendo una ventina di personaggi uno più memorabile dell’altro. E’ un vero e proprio trattato sullo stile di vita dei goodfellas: sul loro modo di parlare, vestire, cucinare, tradire e uccidere. Non si può negare, in questo capolavoro del cinema gangsteristico, la potenza filmica di molte sequenze, l’energia e la fluidità delle immagini, gli interpreti eccellenti (con un Joe Pesci sopra tutti che meritò un Oscar), la secca costruzione narrativa. Se si volesse fare una classifica dei migliori film di genere gangster della storia del cinema, Quei bravi ragazzi figurerebbe tra i primi posti. Alla perfetta orchestrazione delle parti, contribuiscono, e non poco, la fotografia di Michael Ballaus e lo straordinario montaggio di Thelma Schoonmaker, notevoli collaboratori del regista. Stupisce come i 146 minuti del film possano apparire così veloci; è il merito di un film abbastanza lungo, ma mai prolisso. La sua energia deriva principalmente dal fatto che tutto è importante nel film, dalla serie di omicidi eseguiti a sangue freddo ai dettagli riguardanti la preparazione di un sugo siciliano. Chi lo definisce un film senza profondità morale non ha intuito che è proprio la caratteristica predominante del film; il regista si esenta da qualsiasi giudizio critico sui personaggi e la loro moralità. Mostra soltanto, non dimostra. La violenza, in questo universo di piccoli gangster senza gloria, è normale, fa parte del quotidiano; Scorsese la mostra senza alcun compiacimento, come pochi sanno fare. Il racconto è affidato in gran parte alla voce narrante di Henry, e assume, sin dai primi minuti, la traiettoria di una fucilata. La scena finale in cui si vede Joe Pesci sparare alla telecamera è ripresa da “La grande rapina al treno” di E.S. Porter del 1903
12/04/2020
Siamo a Roma nel 1948, Antonio Ricci riesce con grande fortuna a trovare lavoro come attacchino comunale ma per poter lavorare ha bisogno della bicicletta, che però tiene imegnata al Monte della Pietà. La moglie, compiendo un atto di tragico sacrificio, rinuncia alle lenzuola per poterla riscattare.
Ad Antonio però, proprio il primo giorno di lavoro, viene rubata la bicicletta, disperato corre a denunciarne la scomparsa al commissariato di polizia.
Dopo aver capito che non avrà alcun aiuto da parte delle forze dell’ordine, inizia un disperato giro per Roma insieme a dei netturbini e a suo figlio Bruno per ritrovare la bicicletta che gli farebbe riavere il lavoro.
Ladri di biciclette è un film diretto, scritto e prodotto da Vittorio De Sica nel 1948, è una piccola storia interpretata da attori presi dalla strada e non professionisti, diventata una delle pellicole più apprezzate nella storia del cinema.
Il film è un realistico affresco della Roma del secondo dopo guerra, devastata dagli abusi del ventennio fascista, con una vita sociale sconvolta e deturpata, dove dominano le leggi di sopravvivenza del tutti contro tutti.
De Sica ha la necessità di scavare nel reale, lavorando sulla verosimiglianza di ogni personaggio e non vergognandosi di tirar fuori dai suoi attori le emozioni più immediate e genuine. Il mondo di “Ladri di Biciclette” è tragicamente f***e nella disperazione di una popolazione povera e abbandonata, come nelle scene di isteria collettiva per salire in tram o nelle incredibili ammissioni di impotenza delle forze dell’ordine.
Il pellegrinaggio dei due protagonisti alla ricerca della loro bicicletta rubata, permette a De Sica, oltre che di mostrarci uno scorcio di una Roma mai così sterilmente bella, di mettere a n**o tutti i disagi che vivono i vari strati sociali della popolazione cittadina.
Il protagonista della pellicola vive un’odissea personale, che annula la sua moralità e la sua fiducia verso gli esseri umani, fino a venir sconfitto dalla realtà. Ricci è un eroe senza superpoteri che si aggrappa fino a quando può alla speranza di un’esistenza felice.
Sono sconvolgentemente coinvolgenti le intepretazione dei protagonisti della pellicola, dolcemente tromentata quella di Lamberto Maggiorani mentre carica di infantile passione quella del piccolo Enzo Staiola.
11/04/2020
Quando si parla di eccellenze all’interno di un genere tanto vasto quanto competitivo come l’horror, è una consuetudine sentir parlare di Shining, insieme agli evergreen L’Esorcista e Il Silenzio degli Innocenti.
Esso rappresenta, infatti, una tappa di notevole importanza all’intero delle carriere di Stephen King, autore originale dell’opera, e Stanley Kubrick, noto regista americano che ne curò l’adattamento.
Dal Romanzo al Film
Nel romanzo del 1977, il lettore si trovava dinanzi ad una storia atipica, dove Jack e Wendy Torrence, genitori di un bambino dotato di poteri extrasensoriali, rimanevano bloccati all’interno di un angusto albergo del Colorado durante l’inverno, diventando così vittime di una lunga serie di eventi paranormali.
Diventò subito un classico del genere Horror, accrescendo notevolmente la fama di King e i consensi della critica nei suoi confronti, spesso fin troppo severa.
Dall’altro lato, Kubrick sentiva il bisogno, dopo il fallimento di Barry Lyndon (in seguito ampiamente rivalutato), di creare un film fruibile sia dai critici che dal pubblico. Tra tanti romanzi horror, scelse proprio Shining, che lo aveva catturato per la sua rappresentazione della natura malvagia dell’uomo, tra dipendenza da alcolici e rapporti familiari disastrosi.
L’uscita al Cinema di Shining
Dopo lunghi periodi di produzione, dovuti alla lentezza e alla precisione maniacale del regista, Shining debuttò nelle sale nel 1980, trovando riscontri positivi in ogni ambito, soprattutto nel corso del tempo. Nonostante il disappunto dell’autore originale dell’opera e l’iniziale accoglienza fredda, riuscì a posizionarsi tra i film più lucrativi dell’anno, creando un classico istantaneo del cinema horror.
Shining, però, rappresenta anche uno dei rari casi in cui un adattamento cinematografico decide di slegarsi sistematicamente dal romanzo originale, creando quasi un’opera a sé che brilla di luce propria. Kubrick dà origine ad un lungometraggio fedele nelle atmosfere, ma inconsueto nella gestione della trama e della narrazione filmica.
La mano dell’autore pesa sull’impostazione generale e, attraverso numerose raffinatezze stilistiche, l’opera viene quasi “rivisitata” dal regista; portandoci ad esplorare la vicenda in un’ottica completamente differente.
Le metafore e le simbologie rappresentano, inoltre, altre due importanti protagoniste della poetica di Kubrick, che qui vengono utilizzate per illustrare i tormentati pensieri del protagonista, un scrittore in crisi dal temperamento eccessivamente volubile.
Le innovazioni, però, non riguardano soltanto il valore della trasposizione e della soggettività di quest’ultima. Shining rappresenta soprattutto una pellicola tecnicamente innovativa, grazie all’utilizzo della steadicam, permettendo movimenti più veloci e riprese più scorrevoli.
La cinepresa amplifica notevolmente la natura claustrofobica dell’Overlook Hotel, seguendo in maniera ossessiva i personaggi illustrati sullo schermo e zoomando progressivamente sui soggetti, creando uno stato di ansia e oppressione.
Molto particolare risulta anche la gestione del montaggio, che tocca l’apice dell’originalità e del rinnovamento all’interno delle tempestive visioni di Danny.
L’immagine in corso viene bruscamente interrotta da un’altra caratterizzata da un forte impatto emotivo, intensificando l’influenza di quest’ultima sulle emozioni dello stesso spettatore.
Tra lunghe sequenze dedicate agli interni dell’hotel, sapientemente alternate ai vasti paesaggi esterni, Kubrick dà origine ad una regia dinamica e rivoluzionaria, ulteriormente valorizzata dalla splendida fotografia di John Alcott, storico collaboratore del cineasta statunitense.
Il Cast di Shining
Significativa è stata anche la scelta del cast, dotato di attori capaci di rendere Shining uno dei film di Kubrick più validi dal punto di vista interpretativo.
Jack Nicholson, nel ruolo del f***e Jack Torrence, regala una delle performance più famose e acclamate della sua carriera, forte di un’immedesimazione profonda con il personaggio creato da Stephen King.
Dal canto suo, Shelley Duvall, nonostante l’interpretazione più che sufficiente, finì per ammalarsi a causa dell’eccessivo stress delle riprese, durate più di un anno con delle fasce orarie improponibili.
Danny, invece, fu scelto all’intero di un fitto elenco di nomi che comprendeva circa 5000 ragazzi, essendo un ruolo chiave all’interno della trama. Ultimo, ma non meno importante, Joe Turkel nel ruolo di Lloyd, l’eccentrico e misterioso barista dell’hotel, abile nel rendere il soggetto ancora più singolare.
La Settima Arte e la Luccicanza
La paura all’interno di Shining, però, va anche ascoltata. Il mix congeniale di rumori e suoni sinistri, in simbiosi con l’angosciante colonna sonora, amplifica e perfeziona ogni singola scena, trovando poi nei silenzi un’ulteriore sorgente creativa.
L’esagerata illuminazione diurna e la vastità delle scenografie rimangono un altro punto fisso della pellicola, volto a rappresentare ancora una volta quel vago senso di claustrofobia. E’ con queste ultime, che il cineasta dà vita alla scena più significativa dell’intero film.
Jack Torrance che insegue Danny è l’apice della metafora dell’opera di Kubrick, che convoglia i limiti dell’uomo sullo schermo, in un labirinto dal quale non può trovare più alcuna via d’uscita.
Essa però verrà trovata da Kubrick stesso, che ancora una volta supera i limiti imposti dal cinema per ergersi e dimostrare la validità del suo modo di intendere la settima arte.
10/04/2020
Oggi presentiamo.. QUASI AMICI (Stasera ore 21:21 su canale 5).
Diciamo che da Oltralpe negli ultimi anni ci sono arrivate commedie eleganti, intelligenti, non banali. e "Quasi amici" rispetta questo trend. Il plot del film corre sul rischio del patetico e del banale in ogni minimo istante, toccando tantissimi luoghi comuni del cinema, un vero e proprio campo minato: 2 classi sociali a confronto, la malattia debilitante, la solitudine, la periferia violenta delle grandi città... riuscire a tirar fuori una commedia che evitasse scivoloni era quasi impossibile...ed invece... ed invece, complice probabilmente il fatto che si racconti una storia vera, si assiste a 2 ore di film piacevolissimo, divertente, mai banale. Il plot di base è il classico dei film su badanti, baby sitters e simili, da Mary Poppins a Tutti insieme appassionatamente, lo sconvolgimento della vita formale di una persona ricca con gravi problemi di salute da parte di una persona che proviene da un mondo totalmente lontano, quella periferia violenta già molto raccontata in molti film francesi (primo tra tutti l'Odio di Kassovitz). Ma le uniche somiglianze con questi generi di film si fermano nella descrizione dei personaggi e della situazione iniziale. La narrazione in flashback, la mancanza del solito andamento, incontro-sospetto-fiducia-rottura-riappacificazione, comune ai film di questo tipo, sostituito da una trama più fluida e meno ricca di eccessi di tensione drammatica, rendono questo film unico ed originale; il tutto impreziosito da attori formidabili (Omar Sy forse un po' troppo Eddy Murphy ma coinvolgente e trascinante)e una colonna sonora perfetta (e diciamolo! del nostro straordinario artista Ludovico Einaudi), Ne esce fuori una splendida storia di integrazione, di superamento dei luoghi comuni, della capacità di parlare dell'handicap senza pietismi, con vitalità e voglia di vivere. E' un film che infonde da tutte le parti ottimismo e speranza, che non si sofferma mai troppo sulle sofferenze, sul pietismo, quanto più sulla volontà di rompere tutte le barriere... quelle che dividono le classi sociali, quelle la malattia mette tra i sani ed i malati. E' infatti nell'ironia "not politically correct" di Driss che si infrange quel muro di falso buonismo e pietismo che spesso afflige chi è malato, un'ironia che si affianca ad un'amicizia sincera e che insieme alla volontà di reagire alla vita ed alla sua condizione, costituisce l'energia per continuare a vivere. ...e vedere i veri protagonisti della storia, alla fine del film, rende ancora più efficace il messaggio.
09/04/2020
Si inizia col botto!!!
Una storia che risalta Amicizie,Tradimenti ,Amore ,Affari, con grande abilità del regista Sergio Leone che in moltissime scene lascia a bocca aperta. Nessun attore avrebbe potuto impersonare Noodless meglio di Robert De Niro .Eccellente James Woods come tutti gli altri. Ma cio che tende un capolavoro assoluto il film è la colonna sonora del Maestro Ennio Morricone che eleva al massimo tensioni e ricostruzioni delle scene. Imperdibile da vedere!!
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.