La Nona Onda
🌿La Nona Onda è un luogo di Alchimia Boreale: tarocchi, erbe e spagyria si intrecciano con rituali e tradizione, per accompagnarti nel tuo cammino interiore.
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I Catari custodivano una visione gnostica del cristianesimo: nell’essere umano viveva una scintilla divina, imprigionata nella materia e chiamata a ritrovare la propria origine spirituale.
Attraverso il consolamentum, un battesimo senza acqua fondato sulla Parola e sull’imposizione delle mani, i Buoni Uomini e le Buone Donne ricevevano lo Spirito e consacravano la propria vita alla conoscenza interiore, alla povertà e alla nonviolenza.
P***eguitati e annientati, lasciarono nell’Occitania una domanda ancora viva: la loro conoscenza scomparve davvero tra le fiamme?
Nel mio DNA ancestrale, accanto alle mie radici italiche, longobarde e ad altre ancora, sono emerse anche radici franco-provenzali e occitano-mediterranee. Da qui comincia il mio viaggio nell’Occitania: la terra della lingua d’oc, dei trovatori e delle trobairitz, dei Catari, delle fate, delle guaritrici e degli antichi incantamenti. Una terra che non sento estranea, ma profondamente ancestrale.
Ecate Monogeneia, la figlia unica di Asteria e P***e. In Esiodo la sua unicitĂ genealogica non limita affatto il suo potere: al contrario, Ecate riceve onori e prerogative vastissime, estese al cielo, alla terra e al mare. Una sola figlia, moltissime prerogative.
Krokopeplos, la dea vestita color zafferano. Nell’Inno Orfico Ecate appare con una veste color croco, mentre nello stesso testo è anche celeste, ctonia, marina, notturna e vicina al mondo dei morti. Un colore dalla storia antichissima: il croco era conosciuto nell’Egeo già nell’Età del Bronzo, mentre lo zafferano coltivato fiorisce in autunno con petali viola e stigmi rosso-arancio. Un’immagine che ci ricorda quanto l’Ecate antica fosse più complessa della sua moderna veste tutta nera.
Ecate è davvero la “dea delle streghe”? Il suo legame con magia, pharmaka, notte, morti e crocicchi ha radici antiche, da Medea e Simaetha fino ai Papiri Magici Greci. Ma nel tempo questo volto è diventato così dominante da oscurare molti altri aspetti della dea. Dopo venti reel dedicati ad appena una parte dei suoi epiteti, proviamo a distinguere storia, mito, pratica magica e costruzione contemporanea. Perché quando il sacro diventa soltanto estetica, rischiamo di incontrare soprattutto l’immagine che noi stessi abbiamo costruito della divinità .
Ecate Epekoos, Colei che ascolta. A Odessos, colonia milesia sul Mar Nero, un rilievo votivo la mostra singola, con kalathos, bambino tra le braccia, torcia rivolta verso il basso, cane e probabilmente un capriolo. Un’immagine straordinaria in cui l’Ecate che ascolta le invocazioni incontra anche la sua antica dimensione di protezione, accudimento e tutela dei giovani.
Ecate Nekyia, la Signora dei Morti. Nei Papiri Magici Greci emerge in un ambiente greco-egizio profondamente sincretico, dove divinità , morti, daimones e pratiche rituali si intrecciano. Nel Papiro Mimaut, conservato al Louvre, compare nel complesso rituale del gatto: l’animale viene annegato, trattato ritualmente e il suo daimōn diventa agente dell’operazione. Un’attestazione tarda e magica che mostra un volto di Ecate intimamente legato al confine tra vivi e morti.
Ecate Melaina, la Nera. Un epiteto attestato nelle iscrizioni funerarie della Frigia, dove il nome della dea compare nelle formule poste a protezione delle tombe. Chi viola il sepolcro viene consegnato ai daimones, le potenze della Nera Ecate. Melaina non è semplicemente oscurità : è la presenza terribile che custodisce un confine inviolabile.
Ecate Skylakitis, la dea nel suo antico legame con i cani: compagni, guardiani delle soglie, animali rituali e creature capaci di percepire la sua presenza prima ancora che diventi visibile. Il cane nero è realmente attestato nelle fonti, ma è solo una delle forme di un rapporto molto più antico e complesso.
Ecate Basileia, la Sovrana. Un epiteto che non la confina a un unico regno, ma ne esprime il rango, l’autorità e la potenza divina. Dall’Inno orfico alle testimonianze epigrafiche di Efeso, Basileia ci mostra Ecate non come “regina degli Inferi”, ma come presenza sovrana.
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