Fertilità 360 gradi Lui e Lei
Contact information, map and directions, contact form, opening hours, services, ratings, photos, videos and announcements from Fertilità 360 gradi Lui e Lei, Via Marche, 1, .
Credere sempre a ciò che si desidera
02/09/2019
Anche oggi iniziamo bene la giornata♥️ grazie mille di credere in ciò che vi diciamo e il percorso da seguire .
01/09/2019
Il calcolo del concepimento: come si fa
Gli elementi da prendere in considerazione sono l’ultimo giorno delle mestruazione e la durata media del ciclo: così si calcola con buona approssimazione quando è stato concepito il bebè. Ma per la conferma è indispensabile l’ecografia.
Facebook Twitter Google Plus More
Sono tanti i tool su internet e le applicazioni scaricabili sugli smartphone che, inserendo la data dell’ultima mestruazione, consentono di calcolare a che settimana di gravidanza ci si trova e quando presumibilmente avverrà il parto.
Anche su nostrofiglio.it puoi calcolare a quale settimana di gravidanza ti trovi e la data presunta del parto
Dal concepimento ai primi minuti di vita
A voler essere più precisi, però, per calcolare la data del concepimento non basta solo far riferimento all’amenorrea, ma bisogna sapere anche quanto dura in media il ciclo della donna. “L’ovulazione avviene esattamente 14 giorni prima della successiva mestruazione” spiega Anna Franca Cavaliere, ginecologa presso il Policlinico Gemelli di Roma. “Questo significa che se la donna ha un ciclo regolare di 28 giorni, l’ovulazione – e quindi il concepimento – saranno avvenuti a metà ciclo; se invece il ciclo è di 21 giorni, il concepimento sarà avvenuto circa 7 giorni dopo l’ultima mestruazione, così come se i cicli sono lunghi, di 40-45 giorni, la data del concepimento sarà all’incirca un mese dopo l’ultima mestruazione”.
La conferma si ha con la prima ecografia
Per questo i calcolatori ostetrici forniscono solo un calcolo dell’epoca di amenorrea e non di gravidanza. La conferma della datazione si potrà avere solo con la prima ecografia – specie se viene eseguita tra le 10 e le 14 settimane – durante la quale si misura la lunghezza cranio-caudale del feto e, in base a misure di riferimento standard a disposizione del ginecologo, si potrà dire con molta più accuratezza quando il bambino è stato concepito, a che epoca gestazionale si trova la futura mamma e quando è previsto il termine della gravidanza. (Leggi tutto sulla prima ecografia)
Il calcolo può essere più preciso se si hanno rapporti mirati
A prescindere dall’ecografia, un calcolo preciso si può fare anche se la coppia ha eseguito un monitoraggio dell’ovulazione e ha avuto rapporti mirati nei giorni dell’ovulazione: in tal caso si saprà con certezza quali sono stati i giorni fertili e quando il bebè è stato concepito.
01/09/2019
La temperatura basale
Usata dalle nonne come metodo anticoncezionale, consiste nella misurazione della temperatura corporea per rilevare l’innalzamento termico che si verifica durante l’ovulazione. Si tratta però di un metodo poco affidabile e ormai superato.
Facebook Twitter Google Plus More
Si chiama temperatura basale perché deve essere rilevata in condizioni basali, cioè al mattino, prima di scendere dal letto, mangiare o iniziare qualunque attività.
La misurazione può essere effettuata per via ascellare oppure, per un risultato più preciso, per via vaginale o rettale. È importante farla sempre con lo stesso termometro (ve ne sono anche di specifici per la misurazione della temperatura basale) e annotarla tutti i giorni per rilevare le variazioni nel tempo.
Come funziona
“Il metodo della temperatura basale si basa sul fatto che 24 ore prima dell’ovulazione e durante l’ovulazione la temperatura corporea si innalza di circa mezzo grado (ad esempio passa da 36.2-3° a 36.8°), dopodiché si abbassa lievemente (ad esempio 36.5-6°) fino all’arrivo delle mestruazioni, quando scende ancora”
La temperatura può essere misurata a partire dal termine delle mestruazioni e fino al ciclo successivo. A meno che non arrivi una gravidanza, ovviamente, che fa innalzare i livelli di progesterone e mantiene la temperatura più elevata.
Un metodo poco affidabile
“Quello della temperatura basale non è un metodo scientifico, perché la temperatura può essere influenzata da vari fattori, come un banale raffreddore, uno squilibrio ormonale o l’uso di alcuni farmaci” commenta la ginecologa. “In più, le variazioni sono minime e basta poco per confondersi. Per questo la misurazione della temperatura basale è un metodo considerato ormai superato: per fare un monitoraggio dell’ovulazione più preciso, è meglio affidarsi a stick per l’ovulazione, mentre come sistema contraccettivo è molto più sicuro scegliere altri metodi, come la pillola, la spirale o il preservativo”.
01/09/2019
Ci rendi contentissimi ❤️❤️❤️
30/08/2019
26 agosto: giornata internazionale del cane. Abbiamo raccolto tutti i benefici che si hanno ad avere un peloso tra le mura domestiche. Ecco quali sono.
La Giornata internazionale del cane
Nata nel 2004 negli Stati Uniti, si festeggia ogni anno il 26 agosto. L'iniziativa è partita dell'esperta di animali domestici (e celebrità Usa) Colleen Paige. La data scelta ricorda quella dell'adozione del primo cane nella famiglia di Paige, quando lei aveva 10 anni.
Si gioca e ci si muove di più
Meno schermi, più gioco di movimento. In media infatti, un bimbo con un cane si muove 11 minuti in più al giorno rispetto a chi non ce l'ha. Potrà sembrare poco, ma in un mese diventano 5 ore e mezzo, all'anno 66 ore!
Che possa essere un modo per contrastare la sedentarietà infantile?
come scegliere l'animale giusto per il tuo bambino?
Più intelligenza emotiva
Ognuno ha il suo quoziente intellettivo, ma che cosa si può fare per allenare l'intelligenza emotiva dei bambini? Avere un cane in casa potrebbe essere d'aiuto.
Empatia, compassione, cura: sono tre parole chiave che ruotano attorno ai padroni di animali domestici. Un bimbo che impara ad aver cura di un cane imparerà a essere più empatico con il mondo che lo circonda. In uno studio del 2015 realizzato da un'insegnante in classe è emerso quanto sia appunto importante per un bambino avere al proprio fianco un animale domestico.
Migliora l'apprendimento (almeno a scuola)
Un'associazione benefica inglese (Dogs helping kids) porta cani addestrati in classe per aiutare gli alunni a sviluppare le loro facoltà cognitive e relazionali. Dopo due anni di raccolta dati i promotori del progetto hanno evidenziato miglioramenti significativi nel comportamento e persino nelle abilità di lettura.
I bimbi hanno una relazione migliore con genitori e compagni
Uno studio del 2016 realizzato su preadolescenti ha evidenziato come migliorino le relazioni interpersonali quando c'è un peloso in casa.
La ricerca è stata fatta dalla Kent State Università su 99 ragazzini tra 9 e 11 anni con cani.
Più tranquillità e meno stress
Sempre nella stessa ricerca e con gli stessi 99 ragazzini sono state studiate le emozioni e la gestione dello stress.
Ai preadolescenti è stato detto di sostenere un discorso improvvisato su loro stessi per 5 minuti, davanti a una platea di ricercatori e a una telecamera.
Metà dei ragazzini aveva il loro peloso nella stanza, l'altra metà no.
"I bimbi con il loro cane presente si sono dimostrati meno stressati e sereni. Un fattore che ha reso l'evento ancora meno stressante è stato avere un contatto fisico con il proprio animale domestico.
In un altro studio molto simile è stato realizzato uno stress-test su bambini insieme al loro cane, con un genitore o da soli. Il livello di stress era più basso nei bimbi con il loro peloso al fianco.
Avere un cane potrebbe proteggere i bambini dalle malattie
La notizia, pubblicata su Pediatrics nel 2012, parte dallo studio condotto da un’équipe di ricercatori della Kuopio University Hospital in Finlandia (kuh.fi) che ha preso in esame 397 bambini finlandesi dalla nascita al primo anno di età.
Lo studio dice che, essere esposti alla polvere e a condizioni di “scarsa igiene”, aiuta il sistema immunitario. Vivere per più di sei ore al giorno a contatto con un cane avrebbe un effetto protettivo. I cani sono più "efficaci" dei gatti dato che stanno più fuori casa di solito e sono meno sedentari.
Risultati dello stesso tipo sono stati ottenuti da altre ricerche più recenti. Una pubblicata nel 2017 e realizzata dal New England Journal of Medicine aveva addirittura constatato che avere un animale domestico è un fattore protettivo contro l'asma.
Bimbi meno allergici
Tenere in casa un animale domestico aiuta i bambini a difendersi dalle allergie. A dirlo è un team di ricerca coordinato da Bill Hesselmar, dell'Università svedese di Göteborg, il quale ha analizzato i dati di due ricerche riguardanti il rapporto tra amici a quattro zampe, allergie e bambini piccoli. I risultati sono poi stati pubblicati sulla rivista Plos One.
Gli animali domestici inducono infatti i bimbi che vivono con loro a sviluppare maggiori risposte immunitarie e quindi a non diventare allergici. Benefici che si hanno anche quando si gioca all'aria aperta.
frasi d'autore su animali e bambini
Nei bambini autistici migliora la socialità
Un animale domestico, il cane ma non solo, può aiutare i bimbi autistici a migliorare l'interazione sociale. E' quanto emerge da una ricerca dell'Università del Missouri, negli Usa, pubblicata sulla rivista Journal of Autism and Developmental Disorders.
30/08/2019
10 consigli utili sull’inserimento all'asilo nido
10 consigli fondamentali per vivere più serenamente possibile (senza trasmettere ansia!) la prima grande avventura del tuo piccolo: il suo 'debutto' fuori casa al nido.
Facebook Twitter Google Plus More
Il momento è quasi arrivato... l'inizio di una nuova, emozionante avventura per tutti quei piccoli che andranno all'asilo nido. E anche se la scelta è stata ben ponderata in famiglia, il genitore vive, spesso, questo primo distacco con un po' di preoccupazione...
Come devo comportarmi i primi giorni? Capirà che lo lascio in un bel posto ma poi torno? E se ci dovesse mettere tanto a entrare in confidenza con il nuovo ambiente?
Tutti dubbi e domande legittime che si risolvono quasi sempre in modo piuttosto spontaneo durante la prima fase dell'inserimento. Perché, di frequente, è il bambino stesso a sorprendere l'adulto con le sue reazioni positive. Il nido, infatti, non rappresenta solo la prima separazione dalla mamma ma è anche un luogo nuovo, 'interessante', tutto da scoprire ed esplorare agli occhi del piccolo.
In ogni caso, è assolutamente normale che il bimbo manifesti una certa resistenza verso una situazione che non conosce. Ma con qualche accorgimento il genitore può aiutarlo a superarla e a vivere serenamente questa nuova esperienza.
Ecco una raccolta di 10 consigli fondamentali, da parte di uno psicologo e di una pedagogista, per affrontare bene, insieme al bimbo, il primo impatto con il nido.
racconta che andrà al nido
mantieni la calma
sii positiva
costruisci un rituale
non avere fretta
non sentirti giudicata
fagli capire che torni presto
fagli portare il suo oggetto del cuore
ripeti che la mamma torna sempre
impara ad avere fiducia della struttura
1. Racconta al tuo bimbo che andrà al nido
Nel periodo precedente all'ingresso al nido è molto importante raccontare al bimbo, anche se ha solo 5-6 mesi, la novità che lo attende. A raccomandarlo a tutti i genitori è Alberto Pellai, medico, psicologo psicoterapeuta dell'età evolutiva (autore di numerosi libri, tra cui “Si va a scuola”, Erickson, che contiene un cd con tanti consigli pratici sul tema).
“Il racconto mette in sintonia le due menti, mamma e bimbo, sull'evento. Inoltre, un mese prima dell'inserimento, per esempio, si può portare il bambino davanti al nido e spiegargli, tenendolo in braccio, che quella è la casetta dove andrà dopo le vacanze. Tutto questo predispone la mente del piccolo ad affrontare la nuova esperienza. E poi aiuta entrambi, mamma e figlio, a integrare bene il cambiamento”.
2. Mamma stai calma, le emozioni ti si leggono in faccia...
Di fatto, l'ingresso al nido, pur se frutto di una scelta ponderata, segna, comunque, il primo distacco dalla famiglia. Non è così facile e immediato 'digerirlo', anche per il genitore, a livello emotivo.
Tuttavia, è indispensabile non trasmettere ansia o timori al bimbo. Per evitarlo, sarebbe opportuno, secondo Pellai, esercitare una sorta di automonitoraggio. “Il piccolo legge le emozioni sulla faccia della mamma e le registra, come dimostrano oggi gli studi di neuroscienze”, dice lo psicologo.
3. Esprimi pensieri positivi
Sulla stessa scia, Roberta Balsemin, pedagogista e coordinatrice del Nido Robertino di Milano (e mamma di 3 figli), invita ad affrontare la novità, esprimendo ad alta voce un messaggio positivo. Per esempio: 'Ti porto in un posto sicuro dove puoi giocare con altri bambini, la mamma sa che qui tu starai bene'. Secondo la sua esperienza pluridecennale, dire tutto ciò serve al bimbo e anche alla mamma, è importante per entrambi dare voce a questo tipo di pensieri. Allo stesso modo, lo è ripetere al piccolo quanto bene gli si vuole, pur andando via per un po' di tempo mentre lui sarà al nido.
4. Costruisci un rituale speciale
Un buon sistema per preparare il bimbo al suo debutto fuori casa è la costruzione di un rituale quotidiano legato al nido. “Un'idea, per esempio, è mettere al piccolo una gocciolina di profumo, dicendo: 'Ecco, ora hai addosso il profumo di mamma!' - consiglia Pellai. Dopo una settimana, il bimbo allungherà le braccia per richiederlo e sarà pronto per il distacco. Anche un adesivo o un micro nastrino al polso, se non è pericoloso per l'età, possono andare bene. Quello che conta è la creazione di un piccolo rito speciale. Che rappresenta anche un modo per portare un pezzetto di mamma dentro il nido”, spiega lo psicologo.
5. Non avere fretta...
Nel corso del primo periodo al nido, compatibilmente con le situazioni di vita e lavoro, il genitore non dovrebbe mai avere fretta (evitando ogni forzatura) e rispettare invece i tempi unici di suo figlio.
“In genere, la fase dell'ambientamento può durare da 15 giorni a 4 settimane con orario ridotto, ma ogni bimbo ha i suoi ritmi – spiega la coordinatrice del Nido Robertino. Quando, per esempio, dopo 2 settimane, il bimbo fa ancora fatica, è opportuno lasciarlo meno ore al nido e non forzare per l'orario intero. Insomma, non dimentichiamolo, gradualità è sempre la parola chiave”. (LEGGI ANCHE: NON AFFRETTARE I TEMPI DEL DISTACCO)
6. Rispetta i ritmi del tuo bimbo e non sentirti giudicata
“Non c'è un prontuario dell'ambientamento e neanche quello del genitore perfetto, - continua la pedagogista – in ogni caso, la mamma non deve sentirsi giudicata dal nido”.
In altre parole, è fondamentale avere ben chiaro in testa che dai tempi del bimbo non si misura la 'bravura' del genitore. “L'ambientamento è come una sorta di torta che riesce bene per un mix di ingredienti... In modo analogo, una serie di componenti fanno sì che il bimbo sia più tranquillo. Ma è bene tenere presente che il nido non è un ambiente giudicante”, afferma l'esperta.
7. Fagli capire che tornerai presto
Nel corso dell'inserimento, quando arriva il momento di lasciare il bimbo un po' da solo in sezione, è opportuno che lui abbia capito bene prima di allontanarsi.
Il concetto di 'prima' e 'dopo' (o 'fra poco') non ha molto senso per i più piccoli, è troppo astratto. Per questo, secondo la pedagogista, è importante legare il tempo a una situazione, nota al bimbo, che rimandi a un 'periodo corto'. All'inizio, per esempio, si può dire: 'Ciao, la mamma va a prendere un caffè e torna qui!'. In linea di massima, per esempio, anche comprare il pane o la frutta dà al bimbo la percezione di un tempo breve.
“In base alle modalità dell'ambientamento, piano piano, la quantità di tempo trascorsa al nido si dilaterà ma è importante nel primo periodo il richiamo a una realtà che il piccolo già conosce e può comprendere”, spiega Balsemin.
8. Lascia che porti con sé l'orsetto
All'inizio di questa avventura (e anche dopo), il piccolo può portare con sé il suo pupazzo del cuore, lo straccetto di stoffa o il giochino preferito. Già a casa, in alcuni momenti della giornata, questo oggetto ha per lui una funzione confortante (Nda questo in psicologia si chiama 'oggetto transizionale', secondo gli studi del pediatra e psicoanalista inglese D. W. Winnicott).
Questo 'alleato' così speciale aiuta il bimbo a vivere con più serenità le nuove routine del nido. Se, per esempio, dorme sempre stringendo il suo fazzoletto della nanna (o il sonaglino, l'orsetto, la bambolina...), ne avrà bisogno e lo cercherà anche nel nuovo ambiente. Nel corso del primo colloquio conoscitivo, è utile farlo presente alla educatrice di riferimento del bimbo. E poi... non dimentichiamolo a casa!
In modo analogo, è utile e rassicurante anche il succhiotto per chi ne fa uso: “La suzione per i più piccoli, fino ai 18 mesi, significa 'mamma', è un'esigenza forte”, dice la pedagogista. L'ingresso al nido è già un grande cambiamento, non è il caso di aggiungere altre novità 'impegnative' (tipo, appunto, togliere il ciuccio, il pannolino, cambiare lettino) proprio durante questa fase della vita del piccolo. (LEGGI: L'OGGETTO TRANSIZIONALE)
9. Ripeti (all'infinito!) che la mamma torna sempre...
La prima settimana è trascorsa senza tragedie? Ottimo... Ma occorre non dare nulla per scontato.
Per questo, anche più avanti, a fine ambientamento, il richiamo al ritorno è sempre importante, come sostiene la pedagogista. Una affermazione tipo, per esempio, 'la mamma deve andare al lavoro ma dopo la nanna torna!' contribuisce a rassicurare il piccolo. E non è mai esagerato ripeterla anche se tutto sembra andare alla perfezione!
In più, è bene tenere presente che a volte alcuni bambini mostrano una certa resistenza al distacco proprio quando il periodo più delicato sembrerebbe superato. Per accettare meglio il fatto che andrà 'tutti i giorni' al nido (e non solo qualche volta con la mamma che si ferma a giocare!) è molto utile al bimbo identificare un adulto come punto di riferimento. “In questo modo, la mamma può tranquillizzare il piccolo spiegandogli che la sua educatrice gli farà le coccole mentre lei non c'è”, spiega Balsemin.
In ogni caso, quando si lascia il bimbo al nido e poi al momento di riportarlo a casa, secondo Pellai, l'approccio migliore è sempre quello tranquillo e 'stabile': “Non è opportuno enfatizzare separazione e riavvicinamento, ma è importante gestirli bene, con calma”, afferma lo psicologo.
10. Impara a dare fiducia alla struttura
“Tutto passa attraverso la relazione con persone che non si conoscono ancora. Non è facile... Per questo mamma e bambino devono avere il tempo di entrare in confidenza con le educatrici e l'ambiente”, dice Balsemin. La fiducia verso la struttura è infatti fondamentale ma non si può certo pretendere che sia immediata. E il periodo dell'inserimento offre anche la possibilità di gettare le basi e alimentarla.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Pellai che raccomanda ai genitori di “fidarsi e affidarsi completamente al personale del nido”. In più, lo psicologo consiglia di non vivere la competizione tra le proprie competenze e quelle dell'educatrice. Un approccio del genere non favorirebbe certo la nascita di un sereno rapporto di fiducia.
30/08/2019
Mortadella, prosciutto cotto e tutti i salumi cotti in gravidanza si possono mangiare; se non si è immuni alla toxoplasmosi, vanno invece evitati tutti i salumi crudi.
Quali sono i salumi sicuri in gravidanza
Quali salumi andrebbero evitati
Consigli per il consumo dei salumi sicuri
Che cosa è la toxoplasmosi
In gravidanza, mortadella e prosciutto cotto sono sicuri
Sì a:
mortadella
prosciutto cotto
Mortadella e prosciutto cotto hanno dei processi di lavorazione ad alte temperature, che sono in grado di sconfiggere batteri e protozoi, compreso il toxoplasma, che viene inattivato oltre i 60 gradi. “Anche se non si è mai contratta la toxoplasmosi e il toxo-test risulta quindi negativo, mortadella e prosciutto cotto si possono consumare” dice Giulia Casu, ginecologa della Clinica Mangiagalli di Milano e consulente di ASM, l'Associazione per lo Studio delle Malformazioni.
Che cosa è la mortadella
La mortadella è un salume insaccato "cotto" a base di carne suina e grasso (lardo). A seconda della tipologia ha delle varianti di carne bovina, fegato e diverse spezie.
Toxoplasmosi in gravidanza
In gravidanza meglio evitare prosciutto crudo, salame, bresaola, pancetta, capocollo e altri salumi crudi, a meno che non vengano cotti
Meglio evitare, se non si è immuni alla toxoplasmosi:
prosciutto crudo
salame
bresaola
pancetta
capocotto
altri saluti crudi
Prosciutto crudo, salame, bresaola, pancetta, capocotto e altri salumi crudi hanno processi di lavorazione che non prevedono l’utilizzo di alte temperature, quindi se non si è immuni alla toxoplasmosi vanno evitati oppure devono essere cotti.
C’è chi dice che il protozoo potrebbe essere inattivato da processi di stagionatura, affumicatura, congelamento. “In letteratura scientifica ci sono studi contrastanti su tali argomenti, pertanto per precauzione è meglio evitare del tutto il consumo di salumi crudi” dice la ginecologa.
Leggi tutto sulla gravidanza e "alimentazione in gravidanza, cibi ammessi e cibi vietati" e tutto sull'alimentazione in gravidanza
C'è qualche livello di stagionatura che permette di consumare il prosciutto crudo con tranquillità?
Alcune osservazioni suggeriscono che una stagionatura superiore ai 24 mesi riduce il rischio di infezione da toxoplasma, ma non lo azzera del tutto, e comunque è difficile per i consumatori essere certi della durata di una stagionatura. Per questi motivi, se non si è immuni alla toxoplasmosi vale la pena fare il sacrificio di rinunciare temporaneamente al prosciutto crudo. Vale lo stesso per coppa, pancetta, speck, bresaola, culatello e salame crudo.
Consigli utili per la toxoplasmosi
Al momento dell’acquisto, accertarsi che mortadella e prosciutto cotto vengano affettati con affettatrici diverse da quelle usate per i salumi crudi;
Lavarsi le mani dopo che si maneggiano salumi crudi e altre carni crude;
A prescindere dal rischio toxo, in una dieta equilibrata i salumi vanno consumati con moderazione.
Che cosa è la toxoplasmosi e quali sono i rischi?
La toxoplasmosi è un'infezione causata da un microrganismo chiamato Toxoplasma gondii. Nella grande maggioranza dei casi non ci si accorge nemmeno di averla avuta, perché dà sintomi lievi e generici, come stanchezza, mal di testa o di gola, sensazione di "ossa rotte". Una volta contratta, lascia un'immunità permanente.
Se presa in gravidanza può essere molto pericolosa per il bambino, visto che può passare al feto attraverso la placenta.
29/08/2019
Vuoi 'acchiappare la cicogna'? Senza farti prendere troppo dai calcoli e dallo stress, ecco come riconoscere quali sono i giorni fertili. Attenzione però a non farsi prendere troppo dalla matematica della fertilità: pare infatti che la cicogna preferisca chi fa l'amore senza calcoli
La voglia di un bebè è forte e volete aiutare un po’ la natura a fare il suo corso? Imparate innanzitutto come funziona il ciclo mestruale e quindi quali sono i giorni fertili.
Come funziona il ciclo mestruale
Il ciclo mestruale completo dura in media 26-28 giorni, mentre il flusso dura tre-sei giorni. Il primo giorno della mestruazione inizia la fase follicolare, così chiamata perché i follicoli portano a maturazione l’ovocita e provvedono alla sintesi degli ormoni (estrogeni e progesterone) necessari per ricostituire l’endometrio. (Leggi che cosa è l'endometrio secretivo)
Quali sono i giorni fertili dopo aver avuto il ciclo
Questa prima fase si conclude attorno al 14° giorno (12° per chi ha il ciclo più breve) quando il follicolo si apre e la cellula uovo discende nelle tube di Falloppio. E’ questo il periodo fertile e dura circa due giorni. Però ricordatevi che gli spermatozoi sopravvivono nel corpo della donna molto più della cellula uovo (anche fino a quattro giorni), quindi un rapporto sessuale avvenuto anche tre-quattro giorni prima dell’ovulazione potrebbe darvi la gioia di un bebè.
29/08/2019
n meccanismo utile per studiare nuove terapie
È MISTERIOSO e affascinante il modo in cui, durante la gravidanza, le cellule della mamma e quelle del feto comunicano. A svelare alcuni dei segreti di questa forma di 'scambio' continuo è un nuovo studio guidato dalla University of Texas Medical Branch a Galveston, pubblicato sull'American Journal of Obstetrics and Gynecology.
"Durante la gravidanza - spiega Ramkumar Menon, autore senior dello studio - vi è una comunicazione costante tra cellule materne e fetali utilizzando 'sacche' piene di sostanze chimiche chiamate esosomi. Le nostre ricerche precedenti hanno dimostrato che gli esosomi fetali segnalano al corpo della madre che gli organi sono completamente maturati, il che innesca il travaglio e il processo che porta al parto. Abbiamo cercato di saperne di più sulla portata e le capacità di questo sistema di comunicazione al fine di sviluppare nuovi modi per monitorare e supportare il feto durante la gravidanza".
Per testare la funzione dell'esosoma, sono stati utilizzati topi geneticamente modificati per far sì che determinate proteine esosomiche si illuminassero di un rosso e verde fluorescente quando i campioni di sangue e tessuto venivano visualizzati al microscopio per distinguere tra quelli del feto e della mamma. Dall'analisi è emerso che isolare e rintracciare gli esosomi fetali che viaggiano verso la parte materna è un utile indicatore della salute e dello sviluppo del feto che può essere misurato in campioni di sangue materno. Allo stesso modo, il 'viaggio' di esosomi dal lato materno al feto produce cambiamenti funzionali.
"Abbiamo appena ricevuto un contratto triennale da 1,5 milioni di dollari- evidenzia Menon - per testare un nuovo approccio nel trattamento delle nascita pretermine. Verificheremo l'utilità di farmaci racchiusi in esosomi che possono potenzialmente attraversare la barriera della placenta, raggiungere il feto e prevenire l'infiammazione fetale, una delle principali cause della nascita pretermine per la quale non esiste attualmente alcun trattamento farmacologico".