Coiffeur Opera

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10/06/2026

Pino Gasperini 🤪

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28/02/2025

La mia vita da parrucchiere

Tutto ebbe inizio nel 1989, quando intrapresi l’apprendistato da parrucchiere. Avevo solo diciassette anni e una voglia immensa di imparare. Il profumo di shampoo e lacca per capelli pervadeva l’aria del salone in cui trovai il mio primo impiego. Ero giovane e inesperto, ma avevo un sogno ben chiaro, diventare un grande parrucchiere, capace di trasformare ogni taglio in un’opera d’arte.

I primi giorni furono tutt’altro che facili. Il mio compito principale consisteva nel spazzare il pavimento, lavare i capelli dei clienti e osservare con ammirazione i parrucchieri più esperti. Ogni giorno assorbivo con lo sguardo ogni movimento, ogni tecnica, cercando di imparare il più possibile. Mi incantava vedere come un semplice tocco potesse cambiare l’umore di una persona, un nuovo taglio, un colore vivace, una piega perfetta potevano bastare per regalare un sorriso e rafforzare l’autostima di chi si sedeva su quella poltrona.

Dopo qualche mese, mi fu finalmente concesso di impugnare le forbici. Ricordo ancora la mia prima spuntatina, ero nervoso, le mani tremavano, ma la mia passione era più forte di ogni timore. Con il tempo, iniziai a guadagnare la fiducia dei clienti e a sviluppare il mio stile. Non era solo un lavoro, era un’arte, un modo per esprimere me stesso e far sentire bene gli altri.

Dopo tre anni di apprendistato arrivò il grande giorno, l’esame finale. Ero molto teso. Avevo passato notti insonni ripassando ogni dettaglio, ogni lezione e ogni consiglio dei miei maestri. Il cuore mi batteva forte mentre mi dirigevo verso l’aula dove si sarebbe deciso il mio destino.

Il primo giorno d’esame fu dedicato alla teoria. La mattina, dalle sette e mezza a mezzogiorno, fui sottoposto a una prova di conoscenza generale, mentre nel pomeriggio dovetti rispondere a domande orali sulla mia competenza tecnica per un’ora e mezza. Entrai nella sala e trovai gli esaminatori seduti dietro un lungo tavolo, che mi scrutavano con sguardi severi, sapevo però che dietro quegli occhi c’era solo il desiderio di testare la mia preparazione. Mi sedetti e attesi il mio turno.

Le domande iniziarono subito. Alcune mi sembravano semplici, altre mi misero in difficoltà, ma cercai sempre di mantenere la calma. Il tempo volò, e verso le cinque e mezza, mi ritrovai fuori dalla scuola, sollevato come da una brezza leggera. Mi fermai un attimo, zaino in spalla, osservando il via vai degli studenti, alcuni ridevano, altri si affrettavano a prendere l’autobus, mentre alcuni avevano le lacrime agli occhi. Inspirai profondamente, sentendo lentamente svanire il peso della giornata.

Era finita. Quella prima giornata d’esame era ormai alle spalle, un capitolo in più da archiviare.

Il giorno seguente giunse l’ultima prova, la più difficile, un esercizio pratico che sarebbe durato tutta la giornata e avrebbe determinato se ero davvero pronto. Le mani mi tremavano e il respiro si faceva corto, ma chiusi gli occhi per un attimo e richiamai alla mente tutto ciò che avevo imparato. Mi concentrai, eseguendo ogni passaggio con precisione, e quando alzai lo sguardo, notai che l’orologio segnava già le cinque. Diedi un’occhiata agli esaminatori, seduti in silenzio. Quel silenzio, che durò pochi secondi, mi parve eterno. Poi il presidente della commissione sorrise e disse, Complimenti, ottimo lavoro, finito in orario e con il posto impeccabile.

Un’ondata di emozione mi travolse. Ce l’avevo fatta. Dopo tre anni di sacrifici, dubbi e fatiche, il mio sogno era diventato realtà. Uscendo dall’aula, sentii la tensione dissolversi e il cuore colmo di orgoglio. Quel giorno non avevo solo superato un esame, avevo dimostrato a me stesso di essere in grado di affrontare qualsiasi sfida.

I mesi passarono, e insieme a essi, cresceva la mia esperienza. Decisi di specializzarmi, seguendo corsi di aggiornamento per apprendere dai migliori, e infine tornai a scuola per un ulteriore anno, con l’obiettivo di perfezionare il taglio maschile. Dopo aver superato anche questo esame, avvertii il bisogno di un cambiamento. Così lasciai il vecchio negozio e iniziai una nuova avventura in un salone più piccolo, ma accogliente, dove l’atmosfera era familiare e autentica.

Era metà gennaio del 1994 quando mi presentai in quel negozio. Lì lavoravano tre persone, il titolare, un uomo di 63 anni con una lunga esperienza, un collega di 53 anni, appassionato del mestiere, e una giovane parrucchiera di 33 anni, piena di entusiasmo e creatività. E io, un ragazzo di soli ventun anni, ero determinato a emergere. Appena il titolare mi vide, commentò, sei un po’ giovane! Hai già esperienza con il taglio maschile? Io sorrisi, e con un gesto scherzoso, gli feci capire che, se mi avesse dato una possibilità, non l’avrebbe mai rimpianto. La settimana seguente trovai il contratto firmato nella buca della posta. Il primo febbraio iniziai a lavorare in quel negozio, e da allora sono passati trentuno anni. E io sono ancora qui.

Ogni giorno era un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo, per crescere non solo professionalmente, ma anche come persona. Rimasi lì come operaio per quattordici anni, fino al 2008, quando il titolare, ormai settantottenne, mi chiese spontaneamente se volessi rilevare il negozio. Non ci pensai due volte e risposi subito di sì. Sarebbe stato un onore portare avanti ciò che lui aveva costruito in tutti quegli anni, ma desideravo farlo insieme alla ragazza che lavorava con noi da più di vent’anni.

E poi, un giorno, arrivò il grande passo, aprire il mio salone. Il primo giorno da titolare fu un’emozione indescrivibile. Vedere il mio nome e quello della mia socia sulle carte da visita, la mia squadra di collaboratori e i clienti che tornavano sempre di più, mi riempiva di gioia. Il mio sogno prendeva forma, giorno dopo giorno.

Oggi, dopo tanti anni, guardo indietro con orgoglio. Ho visto le mode cambiare, i clienti crescere, generazioni passare sotto le mie mani. Ho tagliato i capelli a sposi emozionati, a bambini al loro primo taglio, a signori desiderosi di ritrovare un po’ di giovinezza. Ogni storia, ogni volto, ogni chioma ha lasciato un segno indimenticabile nel mio cuore.

Essere parrucchiere, non è solo un mestiere, è ascoltare, comprendere, trasformare. È soprattutto, e questa è la cosa più importante nel nostro mestiere, è saper regalare sorrisi con un taglio ben fatto. E se potessi tornare indietro, rifarei tutto da capo senza esitazione, perché la mia vita da parrucchiere è, e sarà sempre, la mia più grande passione.
F.G

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