Fedra Corpo e Mente
Corpo e Mente non sono separati. Tutto ciò che vivi – emozioni, stress, traumi, pensieri – lascia una traccia nel corpo.
Scrivimi per liberartene🎈
Meditazione, Visualizzazioni, Lavoro somatico.
⏳Reset somatico in 3 mesi
27/07/2026
Episodio 24 per la rubrica "Inspira energia, espira va******lo": Non devi essere perfetta. Devi essere felice.
Ci hanno insegnato che se fai tutto bene, prima o poi sarai felice.
Se lavori abbastanza.
Se sei abbastanza gentile.
Se il tuo corpo è abbastanza tonico.
Se la casa è in ordine.
Se non sbagli.
Se non deludi nessuno.
Così rincorriamo una versione di noi che non esiste.
E nel frattempo rimandiamo la vita.
Rimandiamo il riposo, perché "prima finisco tutto".
Rimandiamo un viaggio, perché "non è il momento".
Rimandiamo una cena con le amiche, perché "c'è troppo da fare".
Rimandiamo perfino la felicità, convinte che sia un premio da meritare.
Ma la perfezione ha una caratteristica che la rende una pessima compagna di viaggio: sposta sempre il traguardo.
Quando raggiungi un obiettivo, ne inventa subito un altro.
E così non ti senti mai abbastanza.
Nel mio lavoro incontro tante donne forti, competenti, affidabili.
Donne che riescono a risolvere i problemi di tutti.
Ma quando chiedo loro: "Come stai?", spesso si bloccano.
Perché hanno imparato a fare, ma non a sentirsi.
Ed è qui che il corpo inizia a parlare.
Spalle rigide.
Mascella serrata.
Respiro corto.
Stanchezza che non passa.
Non perché il corpo sia il nemico.
Ma perché sta cercando di dirti quello che tu continui a rimandare.
La felicità non arriva quando diventi perfetta.
Arriva quando smetti di chiedere a te stessa una prestazione continua.
Quando ti concedi il diritto di sbagliare.
Di cambiare idea.
Di dire "oggi non ce la faccio".
Di essere umana.
Quindi oggi fai una cosa.
Prendi tutte le aspettative impossibili che ti sei caricata addosso.
Fai un respiro profondo.
E mentre espiri...
..espira un bel va******lo alla perfezione.
Perché la vita non ti sta chiedendo di essere impeccabile.
Ti sta chiedendo di esserci.
E, possibilmente, di essere felice.
23/07/2026
Ep. 23 "Scappare non risolve niente"
Ci siamo trasferiti da poco meno di un mese nella nostra casa al centro storico. Il centro storico si sa, è rumoroso e "caratteristico", ma alcune volte penso che le persone che ci vivono siano solo state educate male.
Stamattina un vicino faceva lavori in casa, c'era un operaio e un ragazzo più giovane che lavorava per lui, e lo trattava con un'arroganza così fastidiosa che io non ho potuto lasciare che lo facesse: "Passami quello, co****ne, fai quello, sbrigati, lo stai facendo male, muoviti, stai zitto quando parlo io", ecc ecc, e tutto a voce così alta che si sentiva da dentro casa mia, con tutti i trapani sotto. Sono scesa e gli ho detto: "Hai rotto il c***o a me, figurati a sto ragazzo che sta lavorando con te. Ma ti sembra il modo di parlare a qualcuno? O gli parli bene, abbassi la voce visto che ti sto sentendo anche io, o stai zitto." Non potevo lasciare che quel ragazzo subisse la frustrazione di quello zoticone.
Viviamo circondati da persone scortesi che urlano, ma invece di prendere tutto e andarcene, come saremmo davvero tentati di fare io e il mio compagno, abituati alla tranquillità e al silenzio, abbiamo scelto di affrontare le cose che non ci fanno stare bene. Sì, perché è facile stare bene, sereni e tranquilli, vivendo in una villetta isolata fronte mare, come stavamo prima. È facile quando sei in una casa lontano dal mondo, ma poi con gli ostacoli di tutti i giorni? È lì che si vede come gestiamo le cose davvero, è quello che dico sempre alle mie allieve, e forse è anche quello che mi serve per avere davvero ancora più empatia, poter dire "io non ti parlo da un paesino deserto al mare, ti parlo da una casa minuscola al centro storico con il caldo e i vicini, e ti dico che davvero si può affrontare tutto in maniera matura, senza farsi sopraffare".
Quello che non dici non sparisce, resta nel corpo. Il fastidio che ingoi si trasforma in un nodo allo stomaco, nei denti stretti, in un sonno leggero che non ti serve a niente. Quando arriva la goccia che fa traboccare il vaso, non esplodi per quella cosa piccola successa in quel momento: esplodi per tutto quello che hai tenuto dentro fino a lì. Dire le cose quando succedono, con il tono giusto, non è aggressività: è l'unico modo che il corpo ha per scaricare quello che altrimenti si accumula.
E allora dillo, quando qualcosa ti dà fastidio: dillo subito, invece di startene zitta sperando che passi da sola, invece di pensare che l'unica via d'uscita sia ignorare, lasciar stare. E poi arrivi, dopo anni, a voler sparire e lasciare tutto: tutto quello che non hai affrontato.
Anche noi avremmo potuto nuovamente mollare tutto e cercare una casa isolata in campagna, con il silenzio e il fresco. Invece cerchiamo di risolvere quello che va risolto e affrontare quello da cui vorremmo scappare, perché alcune volte non è il posto in cui viviamo il problema: alcune volte è che non siamo ancora riusciti ad affrontare i nostri demoni. Vivere in un ambiente sereno resta assolutamente importante, però anche cambiando il modo in cui vedi le cose e reagisci, sicuramente le cose intorno e dentro di te possono cambiare. Poi se provi a farti rispettare e non ci riesci comunque, se provi a cercare la soluzione dentro di te e non la trovi, allora vattene, perché non sei un albero e se un posto non ti va bene puoi spostarti.
Inspira: energia.
Espira: e alla voglia di scappare invece di dire quello che ti disturba, va******lo.
Episodio 22 per la rubrica Inspira Energia Espira Va******lo : Decidono loro, il conto lo paghi tu...
C'è sempre qualcuno che decide di testa sua, e tu che sistemi quello che resta. Tua madre decide di fare la spesa in grande e tu devi mollare quello che stai facendo per andarle incontro e aiutarla. Un collega fa un casino con una cosa importante e tu devi rifarla e fare anche in modo che nessuno si accorga del casino. Un socio, un parente, un'amica che fa a modo suo, e la conseguenza arriva comunque a te. Tu non hai deciso niente, ma il conto lo paghi sempre tu, vero?
Questo lo hai imparato da bambina, quando in casa decideva sempre qualcun altro e a te toccava solo rimediare dopo: tu che sistemavi, chiedevi scusa al posto loro, rimettevi tutto a posto prima che si vedesse... E quello schema lo ritrovi identico anche adesso, da adulta, quando è il compagno a decidere di testa sua e tu che devi rimediare. C'e' una cosa che nessuno ci ha insegnato, fino ad ora, a fare: separare quello che è davvero tuo da portare, da quello che hai solo raccolto per abitudine, e lasciarlo andare senza sentirti in colpa.
Restare quella che ripara i disastri di chi non si volta nemmeno indietro a guardare cosa lascia. Il parcheggio di tutti i casini di famiglia non sei tu, anche se per anni ti sei allenata a esserlo. La prossima volta che ti tocca rimediare a una scelta che non hai preso tu, fermati un secondo prima di partire in quarta e chiediti di chi è davvero quel problema. Lasciarlo dov'è non è cattiveria. È restituire il conto a chi lo ha fatto.
E questo non significa che non devi più aiutare nessuno, significa che devi essere considerata per le scelte che si fanno, piccole o grandi che siano.
Inspira energia.
Espira e a quel senso di responsabilità, di colpa, a quell' empatia che ti fa assorbire i problemi degli altri, un bel va******lo.
14/07/2026
Ep.21 — La fetta più piccola l'hai sempre presa tu.
Per gli altri il portafoglio si apre da solo. Il regalo, la cena, il favore, il tempo: glielo dai senza pensarci due volte. Poi arriva il momento di prendere qualcosa per te e si apre il tribunale. Ma serve davvero? Prendo quello che costa meno. Poi lo faccio, adesso non è il momento. E intanto rimandi, ridimensioni, ti accontenti.
Questo senso di colpa il corpo lo ha imparato da bambina, come quando chiedevi una cosa e ti rispondevano "costa troppo", o prendevi sempre la fetta più piccola per far contenti gli altri. Da lì hai imparato che meritare qualcosa per te andava giustificato, che prima venivano gli altri e tu dopo, se avanzava. Con le mie ragazze lavoro proprio qui: sentire quella stretta che arriva nel petto quando scegli te, e lasciarla passare invece di ricacciarla giù come si è sempre fatto. La colpa non si scioglie ragionandoci: la testa lo sa già che te lo meriti, e non cambia niente.
E io lo so come ci si sente, perché quella fetta più piccola l'ho presa per anni convinta di essere generosa, invece mi mettevo solo per ultima. Allora te lo dico da amica: la prossima volta che parte il "ma serve davvero?", chiediti se lo diresti a lei, alla tua migliore amica, davanti alla stessa cosa. A lei diresti prenditelo, te lo meriti.
Vale uguale per te.
Quando scegli te stessa dà fastidio solo a chi stava comodo quando tu ti accontentavi.
È ora di mettersi al primo posto... Ma non significa salire su un piedistallo... significa che la felicità degli altri conta esattamente come la nostra, se non leggermente meno, perché amare te stessa non toglie nulla all' amore che provi per le altre persone.
Quindi inizia pensando che quello che fai per gli altri non deve danneggiare te.
Inspira energia e al senso di colpa che parte quando fai qualcosa per te stessa...un bel va******lo!
06/07/2026
Ep. 20 " Inspira Energia Espira Va******lo"
Il controllore, il biglietto e una cosa che dopo vent'anni non ho ancora risolto.
Treno regionale, biglietto fatto in stazione, tutto tranquillo, io che vado a Roma a prendere la coincidenza per Bologna. Arriva il controllore, gli do il biglietto e mi dice che deve multarmi perché non l'ho convalidato. Convalidato? Sono anni che non prendo un regionale, e sul retro c'è scritto in caratteri che leggi solo con la lente d'ingrandimento. Gli dico: guardi l'orario, sto andando a Bologna, non lo riuso, se lo tenga pure. Niente. Aveva anche la foto della macchinetta gialla già pronta nel telefono, quindi non sono l'unica a cui capita. E intanto la coincidenza se ne andava.
E lì, per un biglietto, mi è venuto da piangere. Da piangere, per una multa. Quando una cosa piccola ti fa una reazione così grande, non è mai quella cosa: è un tasto vecchio che qualcuno ha premuto. La ferita dell'ingiustizia viene da lontano, da quando da bambina hai pagato per qualcosa che non avevi fatto, o hai spiegato mille volte che eri in buona fede e nessuno ti ha creduto. Il corpo quella scena la riconosce al volo: il calore che sale in petto, la gola che si stringe, gli occhi che si riempiono, una rabbia che non trova la porta per uscire. E questa roba non si scioglie spiegandoti che "non è successo niente", che "è una sciocchezza": la testa lo sa già, e non cambia niente. Il lavoro che faccio con le mie ragazze è un altro, farti sentire quel calore nel corpo e lasciarlo passare, invece di ricacciarlo giù come si è sempre fatto. Perché pensare di dover lavare i panni non te li lava: li devi mettere dentro la lavatrice.
E te lo dico da una che ci lavora da vent'anni: un controllore con la foto già pronta mi ha fatto ve**re i lucciconi in mezzo alla stazione. Non è che a un certo punto guarisci e diventi una santona peace e love. Impari solo a vederla arrivare, quella marea che sale, e a lasciarla passare senza costruirci sopra la terza guerra mondiale.
Inspira energia.
Espira e a tutti quei regolamenti scritti in piccolo, applicati alla lettera da chi non ti guarda nemmeno in faccia, va******lo.
P.S. Anche questo, il peso di un'ingiustizia che ti tieni in corpo, è roba che poi ti porti addosso per giorni. Giovedì 16 luglio alle 21 su Zoom faccio "Tornare leggera": un'ora e mezza, gruppo piccolo, con la registrazione se quella sera non puoi esserci. Si lavora proprio a sentire quello che tieni dentro e a lasciarlo andare. Le iscrizioni aprono a breve.
04/07/2026
Ep.19 per la rubrica "Inspira Energia Espira Va******lo"... Per chi ha imparato che le brave bambine non si arrabbiano...
Dici "va tutto bene" con i denti così stretti che poi ti fa male la mascella. Sorridi mentre dentro ribolli. Ingoi, ingoi, ingoi, e poi ti stupisci se hai sempre lo stomaco chiuso o quel mal di testa che non se ne va. La senti salire, la rabbia, ma la spingi giù prima ancora che ti arrivi in faccia. Perché arrabbiarsi ti sembra brutto. Pericoloso. Da persona cattiva.
Io da bambina la rabbia la sentivo eccome. Ma ho imparato presto che le mie reazioni erano "troppo", eccessive, che una brava bambina non alza la voce, non batte i piedi, non fa storie. Così ho imparato a mandarla giù. Come quando avevi qualcosa da dire e ti dicevano di stare zitta e buona, e tu hai ingoiato e basta.
Ma la rabbia non è il problema. È l'emozione più onesta che hai: ti dice esattamente dove qualcosa non va, dove finisci tu e comincia l'altro, dove ti hanno passato sopra un confine. Il problema è averla imparata a soffocare da bambina. Perché quello che non esce non sparisce, resta nel corpo. Diventa stomaco chiuso, spalle che non si rilassano, stanchezza che non passa nemmeno dormendo, quel "va tutto bene" detto coi denti stretti. Nelle sessioni non lavoro per farti arrabbiare di più. Lavoro per farti sentire quello che tieni dentro e lasciarlo passare, invece di ingoiarlo un'altra volta. Non è il tuo carattere, è una ferita.
E io lo so... come ci si sente a tenere tutto dentro e chiamarlo educazione. Ti dico una cosa che avrei voluto dicessero a me: non devi esplodere, non serve. Serve solo darle spazio. La prossima volta che la senti salire, invece di spingerla giù, fermati un secondo e lasciala stare lì. Non ti mangia, non ti fa diventare una br**ta persona. Passa. La rabbia sentita passa, quella ingoiata resta.
Inspira energia.
Espira e a tutti quei "va tutto bene" detti coi denti stretti, a tutta la rabbia che hai mandato giù per non dare fastidio a nessuno... Va******lo.
P.S. Tutta questa rabbia ingoiata è parte del peso che ti porti addosso, ogni giorno, senza nemmeno accorgertene. Giovedì 16 luglio, alle 21, faremo questo lavoro insieme, dal vivo su Zoom: sentire quello che tieni dentro e lasciarlo andare, per tornare finalmente leggera. Un'ora e mezza, un gruppo piccolo così ci sono davvero per tutte, con la registrazione se quella sera non puoi esserci. Si chiama "Tornare leggera". Le iscrizioni aprono a breve. Se lo senti, tieniti libera quella sera e resta nei paraggi, seguimi qui così non ti perdi il momento in cui apro le porte.
Ep. 18 Per la rubrica “Inspira energia, espira va******lo “ : Per chi sente l'umore degli altri prima ancora che parlino.
Lo capisci dal modo in cui chiude la porta. Da come posa le chiavi, da come dice "tutto bene" quando non è vero.
Hai un radar sempre acceso, sintonizzato sull'umore di chiunque ti stia intorno, e ti muovi in anticipo: smorzi, sistemi, alleggerisci la situazione, dici la cosa giusta prima che la tensione esploda. Anticipi quello che serve all'altro ancora prima che lo chieda.
E intanto, se qualcuno ti chiedesse cosa vuoi tu, in questo preciso momento, resteresti lì con la bocca aperta senza saperlo.
Da bambina questo radar ti ha salvata. Avevi imparato a leggere l'aria in casa prima ancora di entrare in una stanza, a capire se era una giornata buona o una di quelle in cui era meglio sparire, a renderti utile, brava, invisibile al momento giusto, perché così eri sicura che nessuno se ne sarebbe andato, nessuno sarebbe esploso, tutto sarebbe rimasto “tranquillo”.
Ti sei resa utile per non essere lasciata.
Il corpo ha imparato a stare sempre in allerta, sempre a scansionare i comportamenti. E un corpo che scansiona non si rilassa mai, perché è impegnato a controllare l'altro per stare sicuro. Per questo le spalle non si rilassano, lo stomaco smette di funzionare, la mascella stretta anche quando tutto sembra tranquillo.
Non è ansia senza motivo. È un sistema nervoso che da piccola ha capito che doveva fare la guardia, e la fa ancora. Non è il tuo carattere, è una ferita.
E io lo so... come ci si sente. A passare una vita a sentire prima il bisogno degli altri e a scoprire che il tuo non lo senti più, che si è zittito da solo a furia di non essere ascoltato.
Ti dico una cosa che avrei voluto dicessero a me: il tuo radar non è rotto, è solo puntato nella direzione sbagliata. Provalo a girare verso di te. Prima di entrare in una stanza, prima di rispondere di sì, fermati mezzo secondo e chiediti "e io, adesso, cosa voglio?".
All'inizio non risponderà nessuno, perché è tanto che nessuno fa quella domanda. Ma il corpo, se lo ascolti, prima o poi risponde.
Stamattina Inspira Energia….Espira e a quel radar sempre acceso che ti fa sentire tutti tranne te stessa, a quel bisogno di muoverti in anticipo per non far stare male nessuno mentre stai male tu... Va******lo.
P.S. Se ti sei riconosciuta, c'è un motivo per cui questo radar si è acceso così presto. Ho fatto un quiz per aiutarti a capire da quale ferita d'infanzia arriva. Si chiama "Scopri la tua ferita", lo trovi su resetsomatico.com/quiz, il link è in bio.
18/06/2026
Ep. 17 " Per chi si mette sempre all' ultimo posto".
Hai sempre l'antenna sintonizzata sugli altri. L'umore di lui, cosa serve a lei, chi devi richiamare, chi ci resta male se dici di no. E tu? Tu vieni dopo. Sempre dopo. Bella, brava, buona, e all'ultimo posto.
Da bambina avevi imparato che si controllava prima l'aria in casa, l'umore di tutti, e solo dopo, se restava spazio, c'eri tu. Solo dopo potevi chiedere, raccontare qualcosa, ma guai a te a lamentarti.
Il corpo ha registrato questo comportamento e per questo metterti al primo posto ti dà un senso di colpa che ti stringe lo stomaco. Non è il tuo carattere, è una ferita.
E io lo so... come ci si sente.
Ma ti dico una cosa che avrei voluto dicessero a me: smettila di aspettare che avanzi il tempo per te: non avanza mai, lo sai benissimo. Mettiti in cima a quella lista. E se qualcuno resta male, pazienza. Perché in fondo lo sai anche tu che stai dando tutta te stessa e non ti rimane niente...
Lo so che non è facile, ma se fossi felice tu, anche gli altri intorno a te sarebbero più sereni.
E se non fosse così... Il problema è ancora più grosso e non puoi più ignorarlo.
Inspira energia.
Espira e a quella sensazione che sembra più forte di te di mettere tutti davanti a te, che ti fa essere sempre l'ultima della lista....Va******lo.
P.S. Se ti sei riconosciuta, ho una visualizzazione che parla proprio di questo. Si chiama "La torta", la trovi su YouTube e Spotify. Regalati 10 minuti per tenerti, anche solo stavolta, UNA FETTA DI TORTA ANCHE PER TE.
Una visualizzazione guidata per chi si mette sempre all'ultimo posto. ASMR Pensa all'ultima volta che hai tagliato una torta. Hai servito tutt...
12/06/2026
Ep. 16 per la rubrica “INSPIRA ENERGIA ESPIRA VAFFANCULO”
OGGI VI PARLO DEL MIO TALLONE DI ACHILLE -La cosa che non ho ancora risolto!
(Ferita dell'Ingiustizia)
Vi dico una cosa che non ho ancora risolto dopo vent'anni di lavoro su me stessa.
I rumori mi danno fastidio. La gente maleducata mi dà fastidio. L'immondizia per terra non la sopporto. Le ingiustizie, anche quelle che non mi riguardano, le sento nel corpo come se fossero mie. Certe mattine l'umanità intera mi dà fastidio.
Non esplodo. Non faccio scenate. Evito. Evito i posti rumorosi, le situazioni che so già che mi mettono a disagio, le persone che mi fanno ve**re la pelle d'oca. E fortunatamente ho imparato a gestirlo.
Ho fatto un percorso lungo. So da dove viene questo mio basso livello di tolleranza, ma cambiare è difficile.
Però c'è una cosa che ho imparato.
Che il punto non è sopportare di più. E non è nemmeno tacere.
Per tanto tempo ho pensato che gestire significasse lasciar correre, non dire niente, adattarmi, tenere dentro per non sembrare esagerata, PER ESSERE ZEN E IN PACE CON IL MONDO…PERCHÉ FACEVO YOGA E QUELLI CHE FANNO YOGA NON SBROCCANO!
Ma trattenere quello che ci fa sentire rabbia dentro non fa bene a noi stessi.
Perché quella sensazione non sparisce. Rimane lì.
E quando rimane lì troppo a lungo iniziamo a ridimensionarci, a tacere, a farci ferire dalle azioni o dalle parole degli altri, e alcune volte anche a farci mettere i piedi in testa.
E poi magari, se riusciamo a risvegliarci da questa passività, abbiamo attacchi di rabbia e nervosismo…
Stamattina alle 7 e mezza io vicino ha iniziato a trapanare... E io non ho taciuto, gli ho comunicato a modo mio, che sono cresciuta a Roma , che non poteva iniziare a fare rumore così presto... E nonostante abbia provato a replicare, ha smesso.
Ogni mattina sulla spiaggia faccio una passeggiata e puntuale ogni mattina raccolgo un sacco di immondizia... L' ho scritto sul gruppo facebook della città, con tanto di foto dell' immondizia annesse, perché proprio non sopporto che le persone sporchino la natura!
E non l'ho fatto con l' intenzione di discutere.
L'ho fatto perché ho imparato — ed è quello che insegno anche alle persone con cui lavoro — che comunicare quello che NON CI STA BENE in modo più chiaro, semplice e rispettoso possibile è una forma di rispetto verso se stessi.
Quello che ho capito è che non è un problema di tolleranza. È un sistema nervoso che ha sopportato già troppo. Da piccola ho imparato che certe reazioni erano troppo, avevo attacchi di rabbia e con il tempo ho dovuto SPEGNERLI. Ma quello che non viene scaricato, detto, espresso, si accumula, e prima o poi trova una via d'uscita.
Nelle sessioni lavoriamo su quello che sta sotto. Perché imparare a sopportare di più non è la soluzione. La soluzione è svuotare quello che hai portato dentro troppo a lungo.
Non sei intollerante. Stai gestendo le cose nel solo modo che conosci.
Quindi stamattina tutti insieme….
Inspiriamo energia.
Espiriamo… e a tutto quello che abbiamo tenuto dentro senza poterlo dire, Va******lo.
08/06/2026
Buongiorno e buon lunedì… per la rubrica “Inspira Energia ed Espira Va******lo”
Oggi parliamo delle frasi invalidanti.
"Non piangere."
"Non è niente."
"Passerà."
"Sei troppo sensibile."
"Stai facendo una tragedia."
"Devi essere forte."
Quante volte le abbiamo sentite?
E soprattutto, quante volte le abbiamo interiorizzate?
Quando si parla di ferita dell'abbandono, molte persone rispondono:
"Ma io non sono stata abbandonata."
"Ho avuto una famiglia presente."
"I miei genitori mi hanno sempre voluto bene."
E spesso è vero.
Perché la ferita dell'abbandono non nasce soltanto quando qualcuno se ne va.
A volte nasce quando una parte di noi viene lasciata sola.
Quando da bambini proviamo tristezza, paura, rabbia o delusione, ma anche euforia e nessuno ci insegna ad accogliere quelle emozioni, impariamo a nasconderle.
Perché ci sembra che non ci sia spazio per loro.
Così la bambina che aveva bisogno di esprimere con il pianto, smette di piangere.
La bambina che aveva paura smette di dirlo.
La bambina che soffriva per quelle che gli adulti consideravano "sciocchezze" impara che ciò che sente non è importante.
E, poco alla volta, inizia ad abbandonare se stessa.
Impara a ignorare i propri bisogni.
A dubitare delle proprie emozioni.
A mostrarsi forte quando dentro si sente fragile.
A sorridere quando avrebbe bisogno di essere ascoltata.
La verità è che un bambino non ha bisogno che le sue emozioni vengano corrette.
Ha bisogno che vengano viste.
Per questo oggi voglio invitarti a riflettere e ricordare tutte quelle frasi che ti hanno insegnato a prendere le distanze da te stessa.
Non perché qualcuno avesse cattive intenzioni.
Ma perché quelle parole non ti hanno insegnato a stare con le tue emozioni.
Ti hanno insegnato ad allontanartene.
La guarigione inizia quando smetti di combattere ciò che senti e inizi ad ascoltarlo.
Quando smetti di giudicare la tua sensibilità e inizi a considerarla una parte preziosa di te.
Quando scegli di non abbandonarti più.
Inspira energia.
Espira va******lo a tutto ciò che ti ha fatto credere che SENTIRE fosse sbagliato.
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