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28/05/2026
Medical Humanism Series 14
Avicenna che istruisce un’assemblea di autorità mediche, Italia, circa 1450.
da Giovanni Cadamosto, Herbario, Cod. 5264, f. IVv, Biblioteca Nazionale Austriaca, Vienna.
Avicenna siede su una cattedra nel mezzo di un’assemblea affollata: da Ippocrate ad al-Kindi, Democrito, Rufo, Dioscoride, Mesue, Serapione e molti altri. Tutti discutono delle proprietà delle erbe, dei veleni, degli antidoti e, più in generale, di come graduarli e dosarli.
La scena appartiene al cosiddetto “Erbario di Cadamosto”, studiato dallo storico italiano Sergio Toresella (Il Codice di Giovanni Cadamosto, L’Esopo, 1985). Il codice è un erbario che raffigura erbe officinali, modalità di preparazione e vita quotidiana in relazione ai sei “non naturali”: aria, acqua, cibo e bevanda, sonno e veglia, movimento e riposo, evacuazione e ritenzione, e le passioni dell’anima.
Il frontespizio reca una descrizione dello stesso Cadamosto, nella quale la scena viene presentata e giustificata: egli dovette raccogliere la conoscenza da tutti gli autori, apparentemente con una preferenza per Avicenna, e poi, con grande difficoltà, assimilarla per l’uso della nobiltà veneziana.
La copia di Vienna è probabilmente la più antica. Altre copie sono conservate presso la British Library, Harley MS 3736, e presso la Bibliothèque nationale de France, MS it. 1108.
Approfondimento storico e simbolico
Questa miniatura è straordinaria perché rappresenta visivamente la nascita della medicina europea come sintesi delle tre grandi correnti greca, araba-islamica e latina medievale.
Al centro non vi è un santo o un re, ma Avicenna (Ibn Sīnā), quasi canonizzato come rex medicorum, “re dei medici”.
Avicenna (980–1037) fu medico, filosofo,
logico, astronomo, uno dei massimi interpreti di Aristotele nel mondo islamico.
La sua opera più famosa, il Canon medicinae, divenne il testo medico fondamentale nelle università europee per secoli.
Non era soltanto farmacologia, era una medicina cosmologica, qualitativa,
umorale, profondamente filosofica ed è impressionante notare quanto questo ricordi alcune moderne visioni sistemiche:
cronobiologia, medicina del terreno,
psiconeuroendocrinoimmunologia,
asse intestino-cervello.
I “sei non naturali”
Qui compare un concetto fondamentale della medicina galenica medievale: Res non naturales.
Non erano “innaturali” nel senso moderno ma fattori esterni che influenzavano la salute.
1. aria e ambiente;
2. cibo e bevande;
3. movimento e riposo;
4. sonno e veglia;
5. evacuazione e ritenzione;
6. passioni dell’anima.
Un dettaglio importantissimo: Democrito accanto ai medici
Compare anche Democrito.
Questo è notevole perché indica che filosofia naturale, medicina, cosmologia,
farmacologia non erano ancora separate.
La medicina medievale era ancora una scienza dell’uomo nel cosmo.
La farmacia medievale
L’erbario di Cadamosto riflette il mondo delle antiche spezierie.
Nel Quattrocento Venezia era ponte commerciale con Oriente e Levante;
centro di spezierie, nodo di trasmissione tra mondo arabo e latino.
Molte droghe orientali arrivavano lì:
canfora, muschio, aloe, oppio,
spezie, resine aromatiche.
La medicina veneziana era profondamente connessa alla materia medicinale globale.
Andrea Morello
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