Il cammino delle stelle e della Madre terra

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14/08/2026

𝗢𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗮𝗹 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼 – 𝗟𝗮 𝘀𝗶𝗿𝗲𝗻𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼̀ 𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮

Non canta più per incantare i marinai, ma continua a raccontare la sua storia a chi la guarda da vicino.

Questa piccola 𝘀𝗶𝗿𝗲𝗻𝗮 𝗶𝗻 𝗯𝗿𝗼𝗻𝘇𝗼 non è solo una creatura mitologica: è anche un vasetto per profumi o unguenti, realizzato 𝗰𝗶𝗿𝗰𝗮 𝟮.𝟱𝟬𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮, probabilmente per accompagnare un defunto nel suo viaggio nell’aldilà. Sì, perché in epoca antica le sirene non erano le donne-pesce della tradizione moderna, ma esseri metà donna e metà uc***lo, legati al mistero della morte e al dolore della perdita. Il loro canto, secondo la tradizione greca, guidava le anime nel mondo dei morti e consolava chi restava.

In questa versione, la sirena è vestita con un lungo abito (peplo), indossa una corona e tiene in mano due oggetti carichi di significato: un piccolo flauto e una melagrana. Il 𝗳𝗹𝗮𝘂𝘁𝗼 richiama la musica e il potere del suono, mentre la 𝗺𝗲𝗹𝗮𝗴𝗿𝗮𝗻𝗮 è da sempre simbolo della vita oltre la morte. Il contenitore si apriva proprio sopra la testa della sirena, mascherato da un piccolo copricapo. Sul retro, al posto del classico ma**co, c’è la figura di un giovane n**o scolpito in posizione fiera: probabilmente un riferimento alla forza e alla vitalità, elementi che bilanciano il tema della morte.

Rubato durante scavi clandestini negli anni ’80 a Strongoli, in località Murge, questo oggetto ha viaggiato fino in California, passando per il mercato nero e una galleria d’arte svizzera, prima di finire al 𝗚𝗲𝘁𝘁𝘆 𝗠𝘂𝘀𝗲𝘂𝗺 𝗱𝗶 𝗠𝗮𝗹𝗶𝗯𝘂. Solo nel 2009, grazie a una lunga indagine dei 𝗖𝗮𝗿𝗮𝗯𝗶𝗻𝗶𝗲𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗡𝘂𝗰𝗹𝗲𝗼 𝗧𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗖𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲, la sirena è finalmente tornata a casa.

Oggi è custodita al 𝗠𝘂𝘀𝗲𝗼 𝗔𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗖𝗿𝗼𝘁𝗼𝗻𝗲, dove può raccontare di nuovo la sua storia. Stavolta nel rispetto della memoria e della legalità.

📷 Museo Archeologico Nazionale di Crotone, Askòs (vasetto per unguenti), bronzo, 500-450 a.C., Murge di Strongoli

museitaliani Ministero della Cultura Filippo Demma Getty Malibu

07/10/2025

This intricately carved stone disc comes from the prehistoric site of Newgrange in Ireland, part of the great passage tomb complex dating back to around 3200 BCE. Constructed during the Neolithic, these monuments predate Stonehenge and the Egyptian pyramids, standing as some of the oldest examples of monumental art in Europe.

The surface of the disc is adorned with elaborate spiral and curvilinear motifs, created by painstakingly pecking into the stone with stone tools. These swirling patterns, often interpreted as symbols of cycles, eternity, or cosmic order, are a hallmark of megalithic art. Their hypnotic repetition suggests both ritual meaning and an early human fascination with abstraction and rhythm in design.

Resting today in a museum, the disc still radiates a sense of timelessness. It bridges the gap between function and symbolism, embodying a worldview where art, ritual, and the cosmos were inseparably woven into the very fabric of stone.

Photos from ANTICAE VIAE's post 18/09/2025
17/09/2025

SERGIO FRAU, l'uomo che spostò le Colonne d'Ercole, NON E' PIU' TRA NOI. L'amico di molti di noi stanotte ha concluso il suo passaggio in terra.
Prima di raccontare qualcosa dell'uomo voglio dire che Sergio era una brava persona, coltissima e intelligente. Scrisse un libro "Le Colonne d'Ercole. Un'inchiesta." (2002) che portò una grande attenzione sull'archeologia preistorica e nuragica della Sardegna.

Il contenuto della sua inchiesta contribuì in maniera decisiva a spostare le Colonne da Gibilterra allo Stretto di Sicilia, ponendo la nostra isola nella posizione del mito di Atlantide.
Questa teoria fu molto contestata e subì una fatwa sottoscritta da circa trecento intellettuali sardi, soprattutto archeologi (che Dio gli perdoni forma e metodo).
A prescindere dal discorso su Atlantide riportò la Sardegna antica in posizione centrale nella storia del Mediterraneo. Anche i più recenti e attuali studi, sembrano confermare i suoi sforzi intellettuali.
A mio avviso la Sardegna gli è debitrice.
Alla questione delle Colonne, nel libro, segue l'idea che il Nuragico ebbe termine in seguito a uno tsunami che devastò l'intero Campidano e inflisse un colpo mortale a quella Civiltà.
Questa è forse la parte più controversa sulla quale, anche io che scrivo, ebbi amichevolmente da discutere con lui.

Avremo modo di commemorare l'amico Sergio, con altri post, come senz'altro merita.
Qui voglio solo ricordare lo stretto rapporto che intrattenne con Nurnet, specificamente con Giorgio Valdès e me, sino al dialogo pubblico, trasmesso su questo pagina, nel corso di una breve vacanza che si concesse a Santa Teresa Gallura, mio ospite.
Resta un significativo lascito di ricordi che cercheremo di tenere vivi anche noi di Nurnet. Come Sergio merita, non sarà dimenticato perché ha lasciato un significativo segno.

Antonello Gregorini

Bevignate, Bonvicino e gli altri 26/07/2025

Bevignate, Bonvicino e gli altri La lezione della professoressa Maria Grazia Nico Ottaviani a Perugia Templare (4 aprile 2025)🔔 Iscriviti al Canale per non perderti i nuovi video del Festiv...

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