Dott.ssa Salvucci Simona Nutrizione Bio Integrata

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Il cibo è una passione, un piacere, uno sfogo. Noi siamo ciò che mangiamo o meglio mangiamo ciò che siamo.

Ed è per questo uno stile alimentare sano e corretto è molto importante. DIETA : il suo significato è " stile di vita " ed è sinonimo di alimentazione corretta, razionale e personalizzata in base alle necessità di ciascuno al fine di mantenere un buon stato di salute. A tale scopo si associa un buon ritmo sonno-veglia e la pratica di attività fisica. Un regime di vita corretto è il primo passo per una buona prevenzione contro obesità, ipertensione, diabete, disturbi alimentari, ipercolesterolemia, gastrite, colite. N.B:le informazioni che verranno riportate non sono consigli medici ma sono fornite a scopo informativo e divulgativo pertanto non possono sostituire in alcun caso il parere di un medico.

02/10/2026

😇🤍 2 OTTOBRE | LA FESTA DEGLI ANGELI CUSTODI
Forse il tuo Angelo Custode non è soltanto colui che ti protegge.
Forse è anche colui che, silenziosamente, cammina con te mentre impari a diventare ciò che sei.
Non sceglie al posto tuo.
Non vive la tua vita al posto tuo.
Ma ti accompagna.
Ti suggerisce una direzione.
Ti invita ad ascoltare quella voce sottile che già conosce la strada.
Ti ricorda chi sei quando, per un momento, lo dimentichi.
Padre Pio aveva con il suo Angelo Custode un rapporto sorprendentemente intimo. Lo chiamava il suo “angiolino” e nelle sue lettere racconta di averlo invocato, di aver ricevuto da lui consolazione e guida, fino ad affidargli persino il compito di andare a consolare altre persone.
E questa immagine mi è sempre piaciuta moltissimo:
un essere di luce che non si sostituisce a te, ma ti accompagna.
Anche Santa Ildegarda di Bingen, nelle sue visioni, percepiva il mondo angelico come parte di una realtà molto più grande: una creazione attraversata dalla luce, dalla vita e dall’amore di Dio. Per lei gli angeli appartengono a quella dimensione invisibile che continuamente rimanda alla realtà divina.
Forse allora oggi possiamo fermarci un momento.
Non per chiedere soltanto:
“Angelo Custode, proteggimi.”
Ma anche:
“Angelo Custode, aiutami a riconoscere la strada che mi conduce verso la persona che sono chiamata a diventare.”
E poi ascoltare.
Perché l’Angelo può essere presenza, guida, custodia.
Ma il passo…
quello lo compiamo noi.
🤍
Oggi dedica qualche minuto al tuo Angelo Custode.
Chiamalo.
Ringrazialo.
Parlagli.
E magari, prima di chiedergli qualcosa, prova semplicemente a dirgli:
“Sono qui. Ti ascolto.”
Buona festa degli Angeli Custodi. 😇🤍

Ruby Artico

Reiki, il presidente dell'Associazione Reiki Professionisti risponde agli esorcisti: "Serve dialogo, non contrapposizione" 13/07/2026

Reiki, il presidente dell'Associazione Reiki Professionisti risponde agli esorcisti: "Serve dialogo, non contrapposizione" Annunziato Gentiluomo interviene dopo le recenti prese di posizione dell'Associazione Internazionale degli Esorcisti e ribadisce: il Reiki non sostituisce la me

27/05/2026
21/05/2026

Tu mi manchi...

08/05/2026

Lo STRESS non rimane nella testa: si deposita nel DIAFRAMMA e ci resta per anni (ecco come succede e perché le tensioni che hai superato le stai ancora portando addosso)

Forse non lo sai ma lo stress, le ansie e le paure che affronti hanno un impatto profondo sui tuoi muscoli.

Così profondo che li portano ad irrigidirsi, e pian piano a portare i segni di tutto ciò che hai accumulato negli anni.

Lo stress si "deposita" in un muscolo preciso prima che in qualsiasi altro, e quel muscolo è il diaframma.

Il diaframma è la grande cupola muscolare che sta tra il torace e l'addome, e si attacca alle costole, allo sterno e alle vertebre dorsali basse.

Non è solo il muscolo della respirazione: è il muscolo più "emotivo" del corpo, nel senso che risponde alle emozioni e allo stress in modo più diretto e più rapido di qualsiasi altro muscolo del tronco.

Quando il cervello percepisce una minaccia (che sia un pericolo reale, una crisi personale, un periodo lavorativo pesante o una preoccupazione che ti porti dietro per mesi), la primissima cosa che fa è contrarre il diaframma.

Il respiro si accorcia, il torace si stringe, e il diaframma si chiude come un pugno attorno alla base delle costole.

È un riflesso antichissimo: il corpo si prepara a proteggersi, e la prima mossa è sempre "chiudere il centro".

Se lo stress dura cinque minuti (uno spavento, una discussione rapida, una frenata brusca), il diaframma si contrae e poi si rilassa, e non resta nulla.

Ma nella vita reale lo stress non dura cinque minuti.

Dura settimane di scadenze, mesi di preoccupazioni per qualcuno a cui tieni, anni di quella tensione di fondo che non è mai abbastanza forte da sembrare "grave" ma non è mai abbastanza leggera da sparire davvero.

E durante tutto quel tempo, il diaframma non si rilassa mai del tutto.

Non si irrigidisce di colpo: lo fa gradualmente, un giorno alla volta, così lentamente che non te ne accorgi, e ogni periodo difficile aggiunge uno strato di tensione sopra quelli precedenti.

Come gli anelli di un tronco d'albero: non li vedi formarsi, ma sono tutti lì, uno sopra l'altro, e raccontano la storia di ogni anno che è passato.

Tu non senti i singoli strati che arrivano: senti il totale.

Lo senti come un torace che non si apre mai del tutto, come un respiro che non scende mai fino in fondo, come spalle che non si abbassano, come "sono fatto così, sono sempre stato rigido".

Pensi sia il tuo carattere, o il tempo che passa.

In realtà è la somma di tutto quello che hai attraversato, depositato nel diaframma, che nessuno ha mai scaricato.

Ed ecco cosa produce quel totale nel corpo (e qui la faccenda si fa davvero interessante, perché le conseguenze vanno molto oltre il respiro).

Il diaframma contratto tira sulle costole e chiude il torace dall'interno: le spalle vengono trascinate in avanti, i muscoli del collo si irrigidiscono per compensare la trazione, e nascono quelle contratture tra le scapole, sulle spalle e al collo che sembrano non avere una causa recente.

E infatti non ce l'hanno: sono la somma di anni di tensione accumulata in un muscolo che sta sotto, e che tira tutto il resto verso il basso e verso l'interno.

Ma il diaframma non è isolato: è collegato allo psoas dalla stessa fascia, e quando il diaframma si irrigidisce lo psoas lo segue.

Lo psoas contratto tira sulle vertebre lombari e comprime la colonna: quel fastidio lombare di fondo che c'è sempre e che nessuna risonanza giustifica è spesso la conseguenza a cascata di un diaframma che si è irrigidito mesi o anni prima e che ha trascinato con sé lo psoas.

E sotto lo psoas c'è l'intestino, a contatto diretto: la morsa del diaframma rigido dall'alto e dello psoas contratto dal basso comprime gli organi, rallenta la digestione, e produce quei gonfiori che sembrano non dipendere dal cibo.

In pratica un singolo muscolo che si irrigidisce sotto stress può generare rigidità al collo, contratture alle spalle, mal di schiena lombare e gonfiori addominali, tutti insieme, e la persona va da quattro specialisti diversi senza che nessuno guardi il diaframma.

Ma il pezzo più subdolo di tutti è il circolo vizioso che si crea con il respiro.

Il diaframma rigido produce un respiro corto e superficiale, e il cervello legge quel respiro come un segnale di allarme permanente: un respiro corto per il cervello significa "siamo in pericolo, mantieni le difese".

Il livello di allerta resta alto, il diaframma resta contratto, il respiro resta corto, e il circolo si alimenta da solo senza bisogno di nuovo stress dall'esterno.

Lo stress originale è finito da mesi, la crisi è superata, hai "voltato pagina" mentalmente, ma il corpo non lo sa perché nessuno ha mai detto al diaframma che la battaglia è finita.

E con il passare degli anni l'effetto si accumula: il "serbatoio" di tensione si riempie, la soglia di tolleranza si abbassa, e cose che dieci anni fa gestivi senza problemi adesso ti irrigidiscono al primo colpo.

Non sei diventato più fragile: sei più carico, e il serbatoio non ha più margine.

Ma ecco la buona notizia, e vale la pena arrivarci.

Se le tensioni si accumulano nel diaframma, dal diaframma si possono anche scaricare.

Non è una metafora: è letterale.

Quando lavori in modo mirato sul diaframma, stai fisicamente sciogliendo gli strati di tensione che si sono depositati nel tempo, uno alla volta, come togliere gli anelli dal tronco.

E quando il diaframma si rilassa davvero, succede qualcosa di molto concreto a livello del sistema nervoso: il respiro si approfondisce, e il cervello è obbligato a leggere quel respiro profondo come il segnale opposto, cioè "l'emergenza è finita".

Il tono muscolare generale si abbassa, il collo si libera, le spalle scendono da sole, lo psoas si distende, e il corpo esce dalla modalità difesa in un modo che si sente davvero, non come effetto placebo ma come un cambiamento fisico tangibile.

Questo è il pezzo che quasi nessuno capisce: puoi dire al cervello "calmati" quanto vuoi, e lui non ti ascolta perché il canale verbale e il canale muscolare sono due cose completamente diverse.

Ma se rimetti in funzione il diaframma, il cervello è obbligato a prenderne atto, perché il segnale del respiro profondo è l'unico linguaggio che il sistema nervoso capisce davvero.

Personalmente, nei periodi in cui lo stress è più intenso, la prima cosa che faccio è aumentare il lavoro sul diaframma, non perché sia un eroe della disciplina ma perché la differenza prima e dopo è talmente netta che il corpo la chiede.

Se non scarichi, il serbatoio continua a riempirsi e ogni anno il corpo diventa un po' più rigido, un po' più contratto, un po' più "vecchio" di quello che dovrebbe essere.

Ma se scarichi, scopri che buona parte di quella rigidità non era l'età: era l'accumulo, e l'accumulo si può togliere 💪

Se vuoi lavorare in modo mirato sul diaframma e sullo psoas (che è collegato al diaframma dalla stessa fascia e si irrigidisce insieme a lui), scopri il mio video ebook "Riattiva Psoas e Diaframma"!

Contiene tutti i miei esercizi, ed il link a 12 video allenamenti interamente filmati!

Ah, ed è in promo fino a domani!!

Link nel primo commento!

07/05/2026

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