Centro EneaPsiche
Crescita personale, crescita professionale e crescita transpersonale
23/06/2026
https://www.facebook.com/share/p/1JMBZUap4o/
Da dove nasce l’autostima e perché la maggior parte delle persone ne sono carenti?
Ogni individuo, tu incluso, è nato con uno specifico corredo di potenzialità o talenti che noi chiamiamo “nucleo essenziale”. Purtroppo i tuoi genitori e insegnanti non hanno saputo vedere la tua unicità e hanno accettato solo alcune delle tue potenzialità, criticando le altre. Per non perdere il loro amore (e la loro approvazione) le hai represse e infine dimenticate. Con esse hai perso anche buona parte della tua autostima, del tuo entusiasmo verso la vita e del tuo potere personale.
In questo seminario ti aiuteremo a rientrare in contatto con il tuo nucleo essenziale e a recuperare l’entusiasmo di vivere. Attraverso apposite tecniche ti aiuteremo inoltre a migliorare le tue capacità comunicative per manifestarti in modo più autentico nelle relazioni e liberarti dalle strategie manipolative tue e degli altri.
Per saperne di più: https://www.nuovoparadigma.org/tu-sei-okay-cosi-come-sei/
11/06/2026
Il cuore dell’insegnamento di Peter Deunov
Il cuore dell'insegnamento di Peter Deunov è semplice e radicale: l’essere umano è un ponte vivente tra Terra e Cielo, e la sua evoluzione passa attraverso l’armonizzazione di pensiero, sentimento e azione.
Questa visione, profondamente psicologica e sorprendentemente moderna, nasce da un maestro che univa teologia, medicina, musica e una raffinata sensibilità spirituale .
Il messaggio essenziale di Peter Deunov
Amore, Saggezza, Verità: per Deunov questi 3 archetipi sono le tre forze che trasformano l’essere umano.
L’Amore porta la Vita.
La Saggezza dà la Luce.
La Verità dona la Libertà.
Questa triade non è un principio astratto: è un modello psicologico di integrazione.
L’Amore regola il mondo emotivo, la Saggezza illumina il pensiero, la Verità orienta l’azione.
Quando una di queste tre forze manca, l’individuo si frammenta; quando sono allineate, nasce un senso di coerenza interna che oggi chiameremmo integrazione psicologica.
I pilastri del suo insegnamento
1. L’essere umano come sistema in evoluzione
Deunov descrive l’uomo come un essere che si sviluppa attraverso diversi “mondi”: fisico, astrale, mentale e causale.
In termini psicologici, è una visione stratificata della psiche: corpo, emozioni, pensieri e significati profondi.
2. La salute come equilibrio tra mente, emozioni e corpo
Secondo Deunov, molte malattie nascono da disturbi mentali o sentimentali, che si riflettono su organi e sistemi corporei diversi.
È un’intuizione che anticipa la psicosomatica moderna: ciò che non elaboriamo, il corpo lo esprime.
3. La natura come terapia
Il maestro portava i suoi discepoli sui monti di Rila per “allargare l’orizzonte del pensiero e purificare il cuore”.
Oggi parleremmo di ecopsicologia, grounding, regolazione del sistema nervoso attraverso il contatto con la natura.
4. Il movimento come via di trasformazione
Deunov creò la Paneuritmia, una danza sacra che unisce musica, movimento e meditazione e che consiste in un lavoro psicocorporeo che favorisce: centratura, armonizzazione emotiva, senso di connessione con gli altri.
5. La centralità del Sole
Per Deunov il Sole è simbolo della coscienza superiore e della forza vitale.
Psicologicamente rappresenta l’archetipo del Sé: la parte più luminosa, ordinatrice e creativa dell’essere umano.
Sintesi del suo messaggio più importante: “Diventa un essere armonico.”
Deunov insegna che la sofferenza nasce dalla disarmonia tra ciò che pensiamo, ciò che sentiamo e ciò che facciamo.
La guarigione avviene quando queste tre dimensioni si riallineano verso un centro più alto: Amore, Saggezza, Verità.
È un percorso di:regolazione emotiva, chiarezza mentale, coerenza comportamentale, connessione con qualcosa di più grande.
In altre parole: integrazione verticale e orizzontale della psiche.
Esercizio di scrittura terapeutica ispirato a Deunov “Dove sono disarmonico?
”Prendi un foglio e dividi in tre colonne:
Pensieri – cosa penso davvero su questo tema?
Emozioni – cosa sento nel corpo e nel cuore?
Azione – cosa sto facendo (o non facendo)?
Poi rispondi a queste domande:
Quale delle tre colonne è più forte?
Quale è più debole o ignorata?
Se dovessi portare più Amore, cosa cambierebbe?
Se dovessi portare più Saggezza, cosa vedrei?
Se dovessi portare più Verità, cosa farei?
Questo esercizio rivela rapidamente dove nasce la disarmonia e quale forza archetipica (Amore, Saggezza, Verità) va nutrita.
Conclusioni
Peter Deunov non è solo un maestro spirituale: è un precursore della psicologia integrata.
Il suo insegnamento invita a diventare esseri completi, capaci di vivere con cuore aperto, mente lucida e azioni coerenti.
Un messaggio che oggi, più che mai, parla alla nostra frammentazione e al nostro bisogno di senso.
10/06/2026
“Le ombre che abitiamo e che ci abitano: le psicopatologie più diffuse nelle società occidentali e il loro linguaggio nascosto”
Le culture occidentali contemporanee sono attraversate da un paradosso: viviamo nell’epoca più connessa, veloce e performativa della storia, eppure mai come oggi le persone sperimentano ansia, depressione, burnout, dipendenze, disturbi relazionali e un senso diffuso di vuoto identitario.
Questo articolo esplora questi fenomeni da cinque prospettive integrate: psicologica, sociologica, psicogenealogica, etnopsichiatrica e psicosintetica, affinché chi legge possa riconoscersi, comprendere e dare un nome al proprio disagio.
1. Ansia generalizzata — La cultura della prestazione che diventa corpo. L’ansia è oggi una delle psicopatologie più diffuse.
Nelle società occidentali, dove il valore personale è spesso misurato in produttività, efficienza e successo, l’ansia diventa una risposta quasi “logica”.
Come si manifesta
Preoccupazioni costanti e pervasive, sensazione di non essere mai “abbastanza”, tensioni muscolari, insonnia, ipercontrollo, difficoltà a “staccare” mentalmente.
Chiave psicogenealogica
Spesso l’ansia è un’eredità invisibile: famiglie dove “bisogna essere forti”, dove non si può fallire, dove l’amore è condizionato alla performance.
Chiave psicosintetica
L’ansia segnala un conflitto tra Sé ideale (chi dovremmo essere) e Sé autentico (chi siamo davvero).
2. Depressione — Il silenzio dopo il rumore
La depressione non è solo tristezza: è spegnimento, perdita di senso, ritiro dal mondo.
Come si manifesta
Mancanza di energia, perdita di interesse, senso di vuoto o inutilità, difficoltà a prendere decisioni
Chiave sociologica
Viviamo in una società che idolatra la felicità e demonizza la vulnerabilità. Chi soffre si sente “fuori posto”, inadeguato, sbagliato.
Chiave etnopsichiatrica
In molte culture non occidentali la depressione è vista come “malattia dell’anima”, non solo della mente. In Occidente, invece, spesso viene medicalizzata e isolata dal contesto.
3. Burnout — Quando il lavoro diventa identità
Il burnout è l’esaurimento emotivo, mentale e fisico dovuto a stress cronico. È la malattia tipica delle professioni di cura, ma oggi riguarda tutti.
Come si manifesta
Esaurimento, cinismo, distacco emotivo, sensazione di inefficacia, perdita di motivazione.
Chiave psicosintetica
Il burnout nasce quando il nostro Subpersonalità del “Performer” prende il controllo e soffoca tutte le altre parti di noi.
4. Dipendenze affettive — Amare fino a perdersi
La dipendenza affettiva è una delle forme più comuni di sofferenza relazionale.
Come si manifesta
Paura dell’abbandono, idealizzazione dell’altro, perdita dei propri confini, relazioni tossiche ripetute.
Chiave psicogenealogica
Spesso è la ripetizione di un copione familiare:
“Se ti prendo troppo, ti perdo. Se ti lascio andare, sparisci.”
5. Disturbi dell’identità e del senso di sé — Chi sono, davvero?
Molte persone oggi vivono una crisi identitaria: non sanno più chi sono, cosa vogliono, cosa sentono.
Come si manifesta
Confusione interiore, cambi frequenti di obiettivi o relazioni, sensazione di “recitare”, vuoto esistenziale.
Chiave sociologica
La società liquida (Bauman) ci chiede di essere flessibili, adattabili, sempre nuovi. Ma senza radici, ci si perde.
Chiave psicosintetica
Il Sé non è un ruolo: è un centro. Quando non lo ascoltiamo, ci frantumiamo.
Esercizio di scrittura terapeutica dal titolo “Dai un nome alla tua Ombra”. Prendi un foglio e rispondi a queste domande senza censura:
- Qual è il disagio che sento più spesso nel mio quotidiano?
- In quali momenti si manifesta questo disagio?
- Che forma ha nel corpo? (tensione, peso, nodo, vuoto…)
- Che voce ha nella mente? (critica, ansiosa, spenta…)
- A chi appartiene davvero questa voce?A me?A un genitore?A un’aspettativa sociale?
- Se questo disagio avesse un nome, quale sarebbe?
- Da 1 a 10, quanto limita la mia vita?
- Cosa mi sta chiedendo, in realtà? Riposo?Confini? Verità? Cura?
Rileggi tutto con attenzione. Le parole che emergono sono spesso il primo passo verso la guarigione.
06/06/2026
Supporto psicologico — Cosa aspettarsi dal primo colloquio e come funziona davvero
Il primo colloquio psicologico è un momento delicato, trasformativo e spesso rivelatore.
Non è solo un incontro conoscitivo: è l’inizio di un processo in cui la persona porta la propria storia, le proprie ferite e le proprie risorse, mentre lo psicoterapeuta offre uno spazio sicuro, competente e non giudicante.
Questo articolo ti accompagna dentro ciò che realmente accade in un primo incontro terapeutico, quali variabili entrano in gioco e come capire se è il momento giusto per chiedere un aiuto professionale.
Cosa accade davvero nel primo colloquio psicologico
1. Accoglienza emotiva
La prima fase è dedicata a creare un clima di fiducia. Lo psicoterapeuta osserva: il tuo livello di stress, il modo in cui racconti ciò che ti accade, il tuo stato emotivo, la tua capacità di contatto con te stesso.
In psicosintesi, questa fase è legata al principio dell’accettazione: ogni parte di te ha diritto di esistere.
2. Esplorazione del problema
Si indagano i sintomi, le difficoltà, i contesti relazionali e sociali.
Le parole chiave più cercate sul web — ansia, stress, attacchi di panico, depressione, difficoltà relazionali, burnout — emergono spesso già nel primo incontro.
Lo psicoterapeuta valuta: intensità del disagio, durata, impatto sulla vita quotidiana, tentativi già fatti per stare meglio.
3. Analisi delle dinamiche relazionali
Da un punto di vista sociologico, ogni persona è immersa in sistemi: famiglia, lavoro, coppia, società.
Il primo colloquio serve anche a capire: quali relazioni sostengono, quali relazioni feriscono, quali ruoli sociali stai portando sulle spalle.
4. Osservazione degli archetipi interiori
In chiave psicosintetica e junghiana, emergono spesso archetipi come: Il Guerriero (lotta, resistenza, stanchezza), Il Bambino (bisogno di cura), Il Saggio (intuizioni profonde), L’Ombra (ciò che non vuoi vedere ma che ti guida).
Il terapeuta non li nomina necessariamente, ma li riconosce nei tuoi racconti, nei tuoi gesti, nelle tue emozioni.
5. Definizione degli obiettivi
Il primo colloquio serve a capire: cosa vuoi ottenere, cosa ti blocca, quali risorse hai già, quale percorso è più adatto a te.
6. Restituzione e proposta di lavoro
Alla fine del primo colloquio lo psicoterapeuta ti restituisce una visione chiara su alcuni aspetti da lui osservati: alcune ipotesi su cosa sta accadendo, sul perché ti senti così, su come si può lavorare insieme, su quali potrebbero essere i tempi e le modalità.
È un momento di grande sollievo: finalmente tutto inizia ad avere un senso.
Esercizio di scrittura terapeutica: “Ho bisogno di aiuto?” Prendi carta e penna e rispondi a queste domande senza censurarti.
Scrivi per almeno 10 minuti.
Quali sono le tre emozioni che provo più spesso negli ultimi 30 giorni?
In quali momenti della giornata mi sento più in difficoltà?
Quali situazioni sto evitando?
Cosa mi direbbe una persona che mi vuole bene se vedesse come sto davvero?
Cosa temo possa accadere se non cambio nulla?
Cosa desidero profondamente, anche se non so come raggiungerlo?
Quando rileggi ciò che hai scritto, osserva: se emergono segnali di sofferenza persistente, se ti senti sopraffatto, se hai perso energia, motivazione o direzione, se senti che da solo non ce la fai più.
Se almeno due di questi punti risuonano fortemente in te, un percorso psicologico può essere un dono prezioso.
Perché contattare uno psicoterapeuta può cambiare tutto
Un percorso psicologico è un atto di cura profonda verso se stessi. È un modo per: ritrovare equilibrio, sciogliere nodi antichi, comprendere le proprie emozioni, migliorare le relazioni,recuperare energia vitale, tornare a sentirsi se stessi.
Se senti che è il tuo momento, puoi contattarmi direttamente al 3285390990. Parlare con qualcuno che sa ascoltare può essere il primo passo verso una vita più piena.
02/06/2026
Crisi di coppia: perché accade davvero e come uscirne senza perdere sé stessi
La crisi di coppia non è un incidente improvviso: è un processo inevitabile e sano. È un lento e talvolta brusco slittamento in cui due persone, pur amandosi, iniziano a non riconoscersi più.
Dal punto di vista psicologico, la crisi nasce spesso da tre fattori: disequilibrio tra bisogni personali e bisogni della relazione, comunicazione che si impoverisce o si polarizza, proiezioni reciproche che diventano più forti della realtà e così via.
Dal punto di vista sociologico, viviamo in un’epoca in cui:le relazioni sono più fluide e meno ritualizzate.
Le aspettative spesso sono altissime (partner come amante, amico, terapeuta, motivatore, ecc.) e la pressione del “devi essere felice a ogni costo” rischia di rendere ogni difficoltà un'occasione per emettere la sentenza di fallimento personale.
In questo contesto, la crisi non è solo un problema della coppia: è un problema del tempo in cui viviamo.
Gli archetipi junghiani nella crisi di coppia
Secondo Jung, nelle relazioni non si incontrano solo due persone: si incontrano anche i loro archetipi, le immagini interiori che guidano desideri, paure e conflitti.
Ecco i tre archetipi più attivi nelle crisi:
L’Amante — quando ferito, diventa dipendente, geloso, affamato di conferme.
Il Guerriero — quando frustrato, diventa critico, distante, iper-razionale.
L’Orfano — quando spaventato, teme l’abbandono e si ritira o si aggrappa.
Nelle crisi di coppia, spesso accade questo:
un archetipo ferito attiva l’archetipo ferito dell’altro, creando un ciclo di reazioni che si autoalimenta.
Esempio:
L’Amante ferito chiede più vicinanza → Il Guerriero si sente soffocato → si allontana → L’Orfano si attiva → panico → controllo → ulteriore distanza.
La crisi non è “colpa” di uno dei due: è un gioco di specchi archetipici che chiede consapevolezza.
Come uscirne senza perdere sé stessi
La chiave non è “tornare come prima”, ma evolvere.
Tre passaggi fondamentali:
1) Riconoscere le proiezioni — chiedersi: “Sto reagendo a te o a una mia ferita antica?”
2) Ripristinare la comunicazione autentica — non per convincere, ma per comprendere.
3) Ritrovare il Sé — una coppia sana è fatta di due individui integri, non di due metà.
La crisi diventa così un rito di passaggio, non una fine.
Esercizio di scrittura terapeutica: “La verità che non dico”. Prendi 10 minuti, carta e penna e rispondi a queste domande senza censura:
Cosa sto evitando di dire al mio partner per paura della sua reazione? Cosa mi manca davvero nella relazione, al di là delle lamentele quotidiane? Quale parte di me si sente ferita in questa fase? L’Amante? Il Guerriero? L’Orfano?Cosa sto chiedendo all’altro che dovrei dare a me stesso? Se potessi parlare senza paura, cosa direi? Rileggi tutto e senti le emozioni.
Se emergono emozioni forti, è un segnale: la crisi non è solo nella coppia, ma dentro di te.
E questo è il punto da cui può iniziare la trasformazione.
La crisi non è un fallimento: è un messaggio, un invito a guardare più a fondo, dentro di sé e dentro la relazione.
Bisogni emotivi e pressioni sociali: oggi le coppie vivono sfide nuove e complesse.
Ma ogni crisi può diventare un passaggio evolutivo, se impariamo da essa.
Come coppia vi state evolvendo? C'è anche del benessere che vi fa sentire che il gioco vale la candela o vi sentite davvero nei guai?
22/05/2026
Famiglia disfunzionale: segnali e quando chiedere aiuto
Sintesi essenziale
Una famiglia diventa disfunzionale quando i suoi modelli relazionali non permettono più ai membri di crescere, comunicare e sentirsi al sicuro.
Non è una colpa: è un segnale di blocco del sistema.
Capire i segnali permette di intervenire prima che il disagio diventi sofferenza.
I segnali principali di una famiglia disfunzionale
1. Comunicazione bloccata
La comunicazione è il primo indicatore.
Segnali tipici:
- si parla solo per criticare o difendersi
- si evitano i temi importanti
- si usano silenzi punitivi
- si fraintendono costantemente le intenzioni
Nella terapia sistemica questo è un pattern ricorsivo: il contenuto cambia, la danza resta identica.
2. Ruoli rigidi e non negoziabili
Ogni famiglia ha ruoli impliciti, ma diventano disfunzionali quando:
- uno è sempre il “forte”
- uno è sempre il “problema”
- uno è sempre il “mediatore”
- uno non può mai esprimere fragilità
La rigidità impedisce l’evoluzione del sistema.
3. Emozioni non espresse o proibite
Famiglie disfunzionali spesso vietano:
- la rabbia
- la tristezza
- la vulnerabilità
- il bisogno
In psicosintesi si potrebbe dire che il Sé familiare perde parti fondamentali, creando scissioni interne.
4. Conflitti che si ripetono sempre uguali
Quando un conflitto ritorna ciclicamente, significa che non riguarda il tema discusso, ma la struttura relazionale. È un segnale di stallo sistemico.
5. Mancanza di confini chiari
Due estremi disfunzionali:
- confini troppo rigidi → distanza, freddezza
- confini troppo permeabili → invasività, mancanza di autonomia
La sociologia familiare mostra che i sistemi sani oscillano tra vicinanza e separazione.
6. Stress cronico che non trova spazio
Quando lavoro, malattia, problemi economici o carichi mentali non vengono condivisi, la famiglia entra in sovraccarico. Lo stress non elaborato diventa conflitto.
7. Assenza di riparazione dopo i litigi
Tutte le famiglie litigano. Le famiglie disfunzionali non riparano:
- nessuno chiede scusa
- nessuno riconosce l’altro
- tutto viene “messo sotto il tappeto”
La mancanza di riparazione è uno dei segnali più affidabili.
Quando chiedere aiuto
1. Quando il conflitto diventa la norma
Se la tensione è quotidiana e non ci sono momenti di reale connessione, il sistema è in allarme.
2. Quando uno o più membri iniziano a stare male
Ansia, insonnia, somatizzazioni, ritiro sociale: il corpo parla quando la famiglia non riesce più a farlo.
3. Quando i ruoli diventano soffocanti
Se qualcuno non può più essere se stesso senza generare crisi, è il momento di intervenire.
4. Quando i figli assumono ruoli da adulti
Parentificazione, inversione dei ruoli, iper‑responsabilità: segnali che richiedono attenzione immediata.
5. Quando la famiglia non riesce più a cambiare da sola
La terapia familiare è indicata quando il sistema è bloccato e ripete sempre gli stessi schemi.
Un esercizio di autovalutazione: “La mia famiglia è disfunzionale?” (10 minuti, scrittura libera con carta e penna)
Rispondi a queste domande senza giudizio:
1. Quali sono i tre conflitti che si ripetono più spesso?
2. Chi fa cosa quando nasce un conflitto?
3. Quali emozioni non trovano spazio?
4. Quali ruoli sembrano obbligatori?
5. Cosa succede quando qualcuno prova a cambiare?
6. Quali bisogni non vengono riconosciuti?
7. Quali temi sono tabù?
8. Come si ripara dopo un litigio?
9. Qual è la frase che nessuno dice ma tutti sentono?
10. Cosa desidero profondamente che la mia famiglia non vede?
Se più della metà delle risposte indica rigidità, paura, silenzi o ruoli fissi, la famiglia non è “sbagliata”: è in difficoltà. E una famiglia in difficoltà può essere aiutata.
Conclusioni
Una famiglia disfunzionale non è una famiglia “malata”: è una famiglia che ha perso la capacità di adattarsi. La buona notizia è che i sistemi familiari possono cambiare profondamente quando vengono aiutati a vedere i propri schemi e a costruire nuove modalità di relazione.
22/05/2026
Conflitti familiari: come riconoscerli e superarli
🎯 Takeaway essenziale
I conflitti familiari non sono un errore del sistema, ma messaggi: segnalano che la struttura relazionale, emotiva o simbolica della famiglia ha bisogno di essere aggiornata.
Riconoscerli significa vedere come la famiglia comunica; superarli significa trasformare il modo in cui il sistema si organizza.
🔥 Le ricerche online ruotano attorno a 5 nuclei fondamentali. Ognuno di essi è una porta d’ingresso per comprendere il conflitto.
1. Perché litighiamo sempre per le stesse cose?
Questa domanda rivela la presenza di cicli ripetitivi: pattern comunicativi che si auto‑alimentano.
Nella terapia sistemica familiare, questi cicli sono chiamati sequenze ricorsive: non importa il contenuto, importa la danza relazionale.
2. Come migliorare la comunicazione in famiglia?
È la domanda più frequente.
La comunicazione familiare si inceppa quando:
- si parla per difendersi, non per capirsi
- si reagisce, non si risponde
- si ascolta per ribattere, non per accogliere
3. La mia famiglia è tossica o solo in difficoltà?
Domanda sociologicamente cruciale: oggi molte famiglie vivono stress strutturali (lavoro, tempi, ruoli fluidi).
Nella prospettiva psicosintetica la famiglia è un organismo in evoluzione, non un’entità statica.
4. Come gestire i conflitti con i figli adolescenti?
Qui emergono due variabili:
- differenziazione (il figlio si separa psicologicamente)
- ridefinizione dei ruoli (il genitore deve aggiornare la propria identità)
5. Quando serve la terapia familiare?
La risposta sistemica è semplice:
Serve quando la famiglia non riesce più a cambiare da sola.
🧩 Le variabili fondamentali dei conflitti familiari
1. Comunicazione
È la variabile più potente.
Non esiste famiglia senza conflitto, ma esiste famiglia che non sa parlare del conflitto.
2. Ruoli e aspettative
Ogni famiglia ha copioni impliciti: chi decide, chi media, chi tace, chi esplode. Quando i ruoli diventano rigidi → nasce il conflitto.
3. Lealtà invisibili
Secondo la terapia sistemica, ogni membro è legato da fedeltà non dette: alla storia familiare, ai valori, ai non detti. Quando queste lealtà si scontrano, il conflitto esplode.
4. Stress sociologico
Crisi economiche, carichi di lavoro, mancanza di tempo, precarietà. Il conflitto spesso non nasce dentro la famiglia, ma intorno.
5. Bisogni
Ogni persona porta nella famiglia:
- il bisogno di amore
- il bisogno di essere accettato
- il bisogno di autonomia
- il bisogno di riconoscimento
- il bisogno di significato
Quando uno di questi bisogni non trova spazio, il sistema si irrigidisce.
🌱 Come superare i conflitti: la sintesi delle tre prospettive
Prospettiva psicologica
- Riconoscere emozioni primarie (paura, tristezza, bisogno)
- Evitare la comunicazione reattiva
- Passare da “tu sbagli” a “io sento”
Prospettiva sociologica
- Analizzare i fattori esterni che influenzano la famiglia
- Rinegoziare ruoli e responsabilità
- Creare rituali di connessione
Prospettiva psicosintetica
- Vedere il conflitto come occasione evolutiva
- Attivare il “Sè sintetico” della famiglia
- Integrare parti diverse invece di eliminarle
Prospettiva sistemico‑familiare
- Interrompere i cicli ricorsivi
- Cambiare la danza relazionale
- Creare nuove sequenze di interazione
✍️ Esercizio di scrittura: “La mia famiglia è disfunzionale?” (10 minuti, carta e penna)
Rispondi a queste domande senza censura:
1. Quali sono i tre conflitti che si ripetono più spesso?
2. Chi fa cosa quando nasce un conflitto? (chi urla, chi tace, chi media)
3. Quali emozioni non sono ammesse in casa?
4. Quali ruoli sembrano obbligatori? (il forte, il fragile, il responsabile…)
5. Cosa succede quando qualcuno prova a cambiare?
6. Qual è il bisogno più ignorato nella mia famiglia?
7. Qual è la frase che nessuno dice ma tutti sentono?
8. Cosa accadrebbe se parlassimo davvero?
9. Quale parte di me si attiva nei conflitti? (bambino, genitore, adulto)
10. Cosa desidero profondamente che la mia famiglia non vede?
👉 Se almeno 6 risposte indicano rigidità, paura, silenzi o ruoli fissi, la famiglia non è “sbagliata”, ma bloccata. E un sistema bloccato può essere sbloccato.
📌 Conclusioni
Il conflitto familiare non è un nemico: è un messaggero. Riconoscerlo significa ascoltare il sistema. Superarlo significa trasformare la danza relazionale. La famiglia non deve essere perfetta: deve essere viva, mobile, capace di evolvere.
07/05/2026
🔶 Ogni genitore vorrebbe avere buone relazioni con i figli, ma purtroppo è tutt’altro che facile, anche perché da qualche decennio sono profondamente cambiati i modi di relazionarsi e i genitori sono impreparati a gestire questi insidiosi cambiamenti. Si trovano ad affrontare situazioni e problematiche del tutto nuove con modalità fai-da-te, ottenendo risultati scarsi o controproducenti nonostante le buone intenzioni.
In questo seminario spiegheremo perché, nonostante l’amore, si generano incomprensioni e conflitti e forniremo alcuni strumenti pratici di base per migliorare la comunicazione e la comprensione reciproca e per gestire i piccoli conflitti quotidiani portando armonia nella relazione.
IL SEMINARIO SI RIVOLGE:
- a chi sta per avere un figlio e vuole prepararsi per tempo
- a chi ha figli e vuole capirli meglio e adottare un approccio comunicativo e educativo più efficace
20/04/2026
Ogni genitore vorrebbe avere buone relazioni con i figli, ma purtroppo è tutt’altro che facile, anche perché da qualche decennio sono profondamente cambiati i modi di relazionarsi e i genitori sono impreparati a gestire questi insidiosi cambiamenti. Si trovano ad affrontare situazioni e problematiche del tutto nuove con modalità fai-da-te, ottenendo risultati scarsi o controproducenti nonostante le buone intenzioni.
In questo seminario spiegheremo perché, nonostante l’amore, si generano incomprensioni e conflitti e forniremo alcuni strumenti pratici di base per migliorare la comunicazione e la comprensione reciproca e per gestire i piccoli conflitti quotidiani portando armonia nella relazione.
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