Edward
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09/01/2022
Non si può raggiungere l'alba senza passare dai sentieri della notte. ❣
❤️🤗
20/11/2021
.....Dovevo essere una figlia, una moglie, una madre e una lavoratrice perfetta e instancabile ... tutto doveva funzionare insieme senza intoppi, piuttosto preferivo arrivare la sera col batticuore e mal di testa, ma dovevo dirmi a fine giornata:"Brava, non hai deluso nessuno, nemmeno te stessa!
E quindi rinunce su rinunce negando i miei desideri.
Poi il mio corpo ha iniziato a darmi dei segnali importanti di disagio.
Ho capito che dovevo cambiare rotta, che perfezione e razionalità non vogliono dire felicità." Si può passare l'intera vita a dire:"Devo essere così", a inseguire un modello.
E a rimproverarsi:"
Sono una sciocca, perché non ci riesco?
Perché sbaglio?"
Ma è proprio il modello di perfezione che non ci appartiene a creare tutte le lotte interiori e a farci stare male con noi stessi.
I più pericolosi sono.... i percorsi di vita innaturali, gli obblighi presi per non deludere, i gesti che trattieni per paura del giudizio degli altri.
Per adeguarci al modo di essere che pensiamo sarà accettato dagli altri, spesso finiamo per valutare come inadeguato ciò che emerge in noi: istinti, emozioni, desideri, parole, gesti...
Ci sorvegliamo, ci vergogniamo, ci controlliamo, ci giudichiamo.
Ma controllarsi per non sgarrare innesca una guerra interna che può sfociare in attacchi d'ansia e panico o depressione.
Se c'è troppa distanza tra quel che ti piace e quel che fai, vuol dire che ciò che fai non è dettato da ciò che ti piace, ma dal tipo di persona che pensi di essere, e non sei.
La più grande malattia è proprio imporsi percorsi di vita innaturali.
Ma dove c'è troppa forza, si innescherà la RESISTENZA.
Più cerco di guidarmi in modo forzato lontano dalla mia strada, più emergeranno disagi e sofferenza che cercano di riportarmi sul mio percorso. Perché l'inconscio cerca sempre la completezza e non tollera che qualche parte di noi vada perduta. "Doveri, doveri, doveri...Poi mi sono chiesta: e io? ...
16/11/2021
GRAZIE 🙏
❤️🤗
01/09/2021
💈✂️🔝
È uno dei luoghi più famosi del “Johnny Stecchino” di Benigni, il film che nel 1991 ha riscosso un clamoroso successo di pubblico, al punto da incassare 42 miliardi di vecchie lire: il salone da barba – il mitico Salone delle Palme – dove il sosia del boss si rade e a un certo punto si alza e da direttore d’orchestra intona “allo zoo” con i clienti che in coro fanno il verso agli animali. Ma è quando viene pronunciata la fatidica frase (“Ma allura si po’ sapiri cu mi***ia l’ha fari ‘u tacchinu?”) che la scena raggiunge il suo culmine. Una frase entrata nell’immaginario collettivo assieme alla sala da barba.
Il titolare del Salone delle Palme, Ignazio Pagano. Sopra: l’ingresso del locale
Il Salone delle Palme si trova a Letojanni, paesino di mare a un passo da Taormina, ed è un negozio da barbiere come tanti: l’insegna richiama le palme di piazza Francesco Durante dove il locale è ubicato, mentre l’interno, arredato in stile anni Ottanta, è stato ristrutturato più volte essendo stato fondato dal proprietario Ignazio Pagano nel 1958.
Siamo in questo centro in provincia di Messina, dove Roberto Benigni nel 1990 girò uno dei film più famosi ed esilaranti della sua straordinaria carriera. La pellicola si aggiudicò diversi premi: il David di Donatello, il Ciak d’oro, il Nastro d’argento come miglior attore protagonista (Benigni) e come miglior attore non protagonista (Paolo Bonacelli), oltre alla nomination per il miglior sonoro (Remo Ugolinelli), per la migliore fotografia (Giuseppe Lanci) e per la migliore sceneggiatura (Vincenzo Cerami e lo stesso Benigni).
La locandina del film
Il barbiere di “Johnny Stecchino” nella finzione cinematografica
A Letojanni trovi anche la bottega di frutta e verdura nella quale “Johnny Stecchino” compra la famosa banana (il filo conduttore della storia), il municipio e il lungomare (nel film non ancora ristrutturato). A qualche chilometro di distanza la stazione in stile liberty di Giardini Naxos, l’autogrill della vicina autostrada; e a una sessantina il Teatro Bellini di Catania: anche queste location con un ruolo importante nel contesto dell’opera cinematografica.
Ma il Salone delle Palme di Letojanni è un cult, un punto strategico fondamentale del futuro premio Oscar. Sia per quell’insegna piaciuta tanto all’attore toscano, sia per le palme che si intravedono e che danno alla scena la caratterizzazione indispensabile in un film che – seppure in maniera ironica (fatidica la frase: “Il problema più drammatico di Palemmo è il traffico”) – parla di mafia.
Il proprietario è un uomo mite, flemmatico e ironico. Fa questo lavoro da quando aveva nove anni, “quando feci la prima saponata nel salone del mio primo ‘mastro”.
Ma come e perché il Salone delle Palme è diventato famoso? “Per caso”, afferma Ignazio. “Una sera – ricorda – arrivarono dei fotografi che mi chiesero di riprendere l’esterno e l’interno del locale. ‘Domattina viene Roberto Benigni per girare un film’, dissero. ‘Sì vabbè’. Pensai a uno scherzo, ma li lasciai fare”.
“Ignazio Pagano è un uomo mite, flemmatico e ironico”
“Quando l’indomani si presentò davvero Benigni con quel popò di attori, cineprese, riflettori, rotaie, ombrelli e specchi, non credetti ai miei occhi. Con il solito modo scanzonato mi disse: ‘Ignazio andiamo a prendere un caffè’. Mise in subbuglio il salone, la piazza, l’intero paese. Ci prendemmo il caffè e, tra una battuta e l’altra, mi spiegò come avrebbe voluto girare il film. Mi sembrava di vivere in un sogno. Benigni segue sì un canovaccio, ma poi è bravissimo a inventare e contemporaneamente a divertirsi con gli altri”.
Modificarono una parte dell’arredamento, ma lasciarono intatta l’insegna, indispensabile, secondo i gusti del regista, per quei caratteri particolari. “Per girare gli interni fu necessaria una giornata”, seguita il titolare. “Benigni fece ridere tutti”. A Letojanni la troupe stette diversi giorni. Poi andò via.
Ancora oggi – a distanza di quasi trent’anni – il negozio di Ignazio Pagano è testimone di quei momenti: sia per la vetrina dove campeggia la scritta “Il barbiere di Johnny Stecchino”, sia per le foto di scena appese alle pareti che immortalano alcuni di quei momenti: Johnny mentre entra nel salone, Johnny con Maria (alias Nicoletta Braschi), Johnny che dirige il coro.
Un ricordo? “Benigni mi aveva scelto come comparsa. Mi ero impegnato molto. Quando uscì il film andai fino a Messina per vederlo. In sala c’erano diversi amici di Letojanni, curiosi di vedere il loro paese, ma anche la mia recitazione. Alla fine restai deluso: avevano tagliato la parte”.
Roberto Benigni alias Johnny Stecchino e Nicoletta Braschi in una scena del film
Ma le pareti di quel salone “raccontano” anche alcuni momenti importanti della storia di Ignazio: da quando, ancora bambino, fece quella famosa “saponata” fino ad oggi, passando per gli anni della giovinezza, mentre rade la barba e i capelli a tantissime persone.
Eppure fino a un paio di anni fa la vetrina del Salone delle Palme era come era stata concepita nel ’58: libera da qualsiasi forma di pubblicità.
Ignazio Pagano col figlio Fausto mentre lavorano
Per Ignazio il film è stato solo un momento della sua vita, bello, ma un episodio.
Solo chi sapeva del film, lo individuava come “il salone di Johnny Stecchino”, gli altri passavano e neanche ci facevano caso. Sembra un fatto insignificante, ma è un modo per comprendere il carattere schivo e modesto di questo signore che parla poco con la bocca, ma tanto col sorriso.
“La svolta – spiega Ignazio – arriva due anni fa, quando mio figlio ha l’idea di cambiare la vetrina. Da quel momento i clienti aumentano, soprattutto i turisti. Non è bellissima?”.
22/07/2021
18/06/2021
15/05/2021
15/05/2021
14/05/2021
14/05/2021
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