Il Risveglio di Shakti • Yoga del Tocco

Il Risveglio di Shakti • Yoga del Tocco

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Risveglio e connessione al corpo: Ascolto,presenza,consapevolezza di come si muove la corporeita’ a tutti i livelli attrVerso l’arte del tocco.

La resa al piacere.

11/10/2026

In questo tempo sono attraversata dal movimento. C'è una me che vive nelle onde del creare, nell'incontro con altri fuochi con cui realizzare sogni già terreni: intrecci di possibilità che fermentano dove abito, la mia nuova comunità intenzionale.

E poi c'è un'altra me, che si muove sotto la soglia, nell'intermezzo tra azione e immobilità. Lì dentro respiro lenta, sinuosa, intima. Pratico lo Yoga del Tocco. Sono io, quella che lavora sopra e attraverso tutte le esperienze della personalità. E lì dentro entro con tutta la vita che sono: piena di contraddizioni, di pensieri ingombranti, un corpo veloce e produttivo. Man mano che scendo nella pratica, si apre la spaziosità. È un respiro allargato che diventa ascolto, che diventa presenza.

Prossima tappa, Parma.
Un ricevente mi ha chiesto di praticare il tocco per otto ore, con un tempo lento. Vuole esserci tutto intero, e che sia la lentezza a portarlo in presenza.

Davanti a questa richiesta, la personalità è entrata subito in modalità performante: dovevo fare un programma, riempire quello spazio. Ma quello spazio chiedeva solo di essere svuotato, rallentato il più possibile.

Poi, dopo qualche giorno, si è mostrato un movimento più forte, da dentro. Cosa devo programmare, di fronte a questa lentezza? Il movimento, quando è autentico, emerge da sé, in uno spazio di connessione profonda.

C'è un'attenzione che produce, che punta all'obiettivo. E ce n'è un'altra, mossa da icchā, il guizzo desiderante. È il movimento di Śiva, che non crea il mondo per dovere, né per essere visto, ma per un eccesso di gioia che trabocca.

Esserci per il piacere di esserci.

Ho letto quel guizzo nella richiesta. E ho detto sì.

A Parma, dal 13 al 18 ottobre, ci sono ancora alcune finestre aperte.

Alessia Lus

09/10/2026

Lo "stare per".

Prima del tocco c'è un istante in cui
la mano si avvicina.
Non tocca ancora, lì il corpo comincia ad ascoltare.
La soglia del contatto, il permesso al corpo di essere permeabile.

Al tuo. E anche al mio.

In quello spazio liminale due corpi,
iniziano a incontrarsi.
Giocano a nascondino:
c'è chi si nasconde, c'è chi va a cercare il contatto.
Poi arriva un punto in cui tutto si allenta
e si comincia a ondeggiare insieme.

Una corrispondenza che non si pensa, non si premedita.
Quando accade, è stupore.

Da più di undici anni entro ed esco da quella soglia,
con gratitudine e umiltà.

Dal 13 al 18 ottobre porto questa arte del tocco a Parma.
Se senti di essere curioso,
scrivimi.

Alessia Lus
Yoga del Tocco · Ta**ra Rituale Kashmiro

07/10/2026

Il mio corpo NON È ROTTO, È VIVO!

La fame d'aria. Il sistema simpatico sempre acceso, un'allerta continua che non scende mai, il sonno sregolato sono la prova che un organismo senziente registra il malessere del mondo.

Qualche sera fa, ho letto un saggio di Jerry Diamanti, Embodied Ecology e mi mi è rimasta addosso una frase: la violenza fatta alla Terra è violenza sui nostri corpi. È un’identità, non una metafora!

Io occidentale bianca vivo dentro il paradosso di una società che mi promette un futuro sereno mentre ne mina le fondamenta, che produce malessere e, allo stesso tempo, mi vende benessere.

Prodotti, percorsi, promesse di stare meglio. Io per prima sono dentro questo mercato.

Come si può sciogliere questa densità così profonda, che tira verso il basso e pesa sulla mia sola pelle?

Ci vogliono spazi.

Spazi di ascolto reciproco, di condivisione. Finestre in cui posso permettermi di tollerare, di regolare , di sostenere a vicenda. Non lontani, non straordinari: di quartiere, capillari. Luoghi dove stare insieme, mostrarsi vulnerabili al sicuro, costruire relazioni di fiducia. È lì che la paura continua e l'ansia costante trovano un corpo più grande in cui posarsi.

Io ho il privilegio di vivere in comunità. Lo so, e non lo do per scontato.

Ma ti chiedo: ci sei anche tu, in qualche spazio così? Ne hai mai cercato uno? Ne hai mai creato uno?

Perché diluire il dolore insieme è una via potente per restare umani, vivi e sufficientemente sani.

Alessia Lus
www.Ilrisvegliodishakti.com

05/10/2026

Ogni tanto ricevo la trasmissione che di solito porto io, come facilitatrice. E ogni volta ne esco come fosse la prima, con occhi pieni di stupore. Sono un corpo arredato.
Freud direbbe che «l'Io non è padrone in casa propria», ma non mi sento a quel livello. Sono ammobiliata di condizionamenti appresi, sì, e a volte ingombrano. Non li ho scelti, ma li ho ricevuti: e in questo cammino di individuazione sto imparando ad alleggerirli, a ridefinirli, a dare loro un significato.
L'ingombro non è fatto solo di grandi ferite. È fatto anche di pensieri che ruotano, di cose nemmeno profonde: lo strato della personalità che tiene in piedi la vita ordinaria, sempre al lavoro. Ed è lì che, a volte, ammobilia.
Sono entrata in sessione così, con l'ingombro addosso.
E ne sono uscita con molto più spazio di quanto ne avessi portato.

Ammobilianon è una parola mia, è di Gioia Lussana, che studio nel tantrismo śivaita del Kashmir: la materia densa «blocca e ammobilia l'apertura di cui la realtà è fondamentalmente costituita».

E sono occidentale. Vivo di tecniche, di pratiche che promettono di migliorarmi, e mi danno conforto: lo ammetto.

“Aggiungi un metodo, una disciplina, un gradino in più, e diventerai una versione migliore di te”
È una promessa seduttiva, e spesso viene venduta come un prodotto.

Lo Yoga del Tocco mi chiede l'opposto. Per questo lo trovo dirompente.
Toglie, non aggiunge!
Non mi arreda di tecniche nuove: sposta i mobili. E quando i mobili si spostano nulla è nuovo.
Il corpo diluisce la sua densità nella spaziosità, e lo spazio che resta era già presente.

Non c'è un te migliore alla fine del percorso.
C'è lo spazio che eri, sotto l'ingombro.
È lì.
È lì per te.
Alessia Lus

Pronta per il mio prossimo viaggio a Parma 13/18 Ottobre

03/10/2026

Chi è che ha il desiderio di attraversare i propri confini?
Fermati un attimo prima di rispondere. Perché a volte la risposta non è così scontata.

Nel lavoro che faccio, tocco che aderisce ad un corpo, respiro che diventa uno— ho imparato a farmi questa domanda ogni volta che sento una soglia. Perché il desiderio di andare oltre non è sempre di chi ho davanti? A volte è mio. Vorrei accompagnarti un passo più in là, vedere quella porta aprirsi, ma chi lo sta chiedendo, in quel momento, sono io o sei tu?

E qui la confusione si allarga, perché confondo due parole che non sono la stessa cosa.

Il confine è la linea viva tra me e te. Si sposta, si comunica, si negozia — quanto vicino, quanto a lungo, quanto forte quella stretta. È una risorsa, non un muro.

Il limite è un'altra cosa. È il punto oltre il quale il corpo non regge più: il tuo, il mio. Non si negozia. O lo rispetti, o lo paghi.

Stare al limite suona come una vulnerabilità ma è un'informazione. Dice fin dove, adesso, non per sempre.

IL LIMITE NON È NEGATIVO. È negativo lo sguardo che pretende io non ne abbia — anche quando quello sguardo, travestito da desiderio di crescita, è il mio.

Quindi te lo richiedo, questa volta rivolta a te: chi ha davvero il desiderio di attraversare quel confine? Tu — o qualcuno che ha deciso, per te, che dovresti volerlo?

Alessia Lus

**raRitualeCachemire

30/09/2026

“Dare mi riesce facile, è ricevere che non so fare."
È la restituzione di Matteo, a conclusione della pratica.

Era arrivato con l'intento di ricevere, di lasciar andare il controllo, ma, appena sdraiato sul futon, il suo corpo faceva una gran fatica a lasciarsi raggiungere. La pratica si svolgeva in silenzio, a occhi chiusi, con l'attenzione al respiro. E io leggevo i segni che il corpo mostrava: il respiro corto e veloce, la muscolatura rigida, mandibola e bocca contratte….il corpo era in allerta. Sembrava aspettare un compito. Nessun segno di resa.

Poi, dentro un gesto lento e di cura, è arrivato il piac3r3. E con il piacer3, quasi subito, il bisogno di restituirlo. Come se quella cura e quell'amorevolezza avessero aperto un debito da saldare. Sotto, quasi un senso di colpa.

Il mio tempo ha un compenso, e quello è lo scambio. Ma dentro la pratica non c'è nulla da fare, nulla da conquistare. Ed è proprio questo che, per chi ha imparato che l'amore va meritato, risulta quasi insopportabile.

È una modalità appresa: si vale per quanto si dà. Cura, presenza, forza, disponibilità, per piacere all'altro. Il corpo deve sempre servire a qualcosa. *Per essere amato devo dare.*
E quando l'amore arriva senza aver fatto niente per guadagnarlo, il corpo non sa dove metterlo.

E’ una traccia che mostra dove hai imparato a stare. Un posto, appunto, non un'identità.
In un seminario sulla Ruota del Consenso di Betty Martin l'ho sentito chiaro che dare e ricevere non sono chi siamo, sono luoghi dove possiamo stare.

Negli studi sul Ta**ra del Kashmir, Spanda — la pulsazione vitale — viene descritta come un movimento che ha bisogno di vuoto, di spazio, per generare. Il corpo di Matteo era pieno: di compiti, di attese, di restituzioni. Ricevere, forse, comincia da lì. Dal fare spazio…..

Verso la fine della sessione, per qualche respiro, il corpo di Matteo ha smesso di aspettare che accadesse qualcosa.

Aderente al futon, respiro allungato…
Esisteva.

Alessia Lus



Prossimo evento in Dm👇

28/09/2026

Chi tocca COSA O CHI.

Penso a quante volte, oggi, il mio corpo è stato toccato come una cosa.
La gamba spostata da qualcuno perché pesa, perché ingombra. Il medico che mi palpa guardando lo schermo. L'abbraccio formale di un'amica distratta. E chi mi ama, a volte, mi tocca per *fare* qualcosa: rassicurarmi, darmi pi@cere, ottenere una risposta.

Anch'io mi tratto così. Mi spalmo la crema di corsa. Mi pizzico la pancia davanti allo specchio per controllare la superficie, non per sentirmi dentro.

Dalla famiglia, dalla scuola, dalla società ho imparato a usare il corpo come un oggetto: da gestire, correggere, rendere desiderabile, far funzionare il più a lungo possibile. Non è sbagliato. È parziale. Manca l'occhio interiore, quello che non guarda ma sente, e tiene insieme tutte le parti.

Nel Tantrismo Śaivita del Kashmir, questa separazione ha un nome: grāhaka e grāhya, chi afferra e ciò che è afferrato. Per Utpaladeva e Abhinavagupta, è una contrazione della coscienza, che per un momento dimentica di essere UNA.

In molti anni che pratico lo Yoga del tocco l'ho visto accadere sulla pelle, c'è una mano e c'è un corpo, poi la mano smette di fare e resta.
Ascolta ed a un certo punto non so più chi tocca e chi è toccato. Svanisce quel senso di separazione e accade una presenza che si riconosce da due lati,
pelle spalancata.

Questo è ciò che chiamo attivismo dell'amore. Un atto POLITICO. In una società che fa del corpo prodotto, prestazione e immagine, toccare qualcuno come un CHI e non come una COSA è disobbedienza: restituisce all'essere umano il suo valore di corpo senziente.

Comincio da me. Stasera appoggio una mano sul cuore, per incontrarmi al centro.

Alessia Lus

22/09/2026

Il corpo e' un atto di ribellione!
È uno spazio dove ogni storia,dal concepimento, resta inscritta, memoria implicita che vibra e si realizza attiva più e più volte, finche' quella lingua non emerge alla coscienza e suona libera di mostrarsi senza avere più paura di fa piedi sentire, di essere attraversata.. Se vuoi cantare la tua verita', ti aspetto a Firenze.

Alessia a Lus
www.ilrisvegliodishakti.com

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