Museo della Cipria
Museo della Cipria: Torino e Firenze, due collezioni uniche in uno spazio avant-garde. Esemplari storici integri nel contenuto, per un secolo di storia.
"La cipria, perenne alleato della seduzione"
La cipria? Sono gli italiani che la inventano e la esportano a Parigi all’inizio del XVI secolo. Era rossiccia o giallastra ma serviva per dare sfumature dorate ai capelli e soprattutto alle parrucche. Ricavata dall’amido o dalla farina di fava era leggermente profumata e per mano francese, durante la Reggenza, divenne bianca per poi sparire sotto l’Impero. Col ripristino del maquillage femminile, nella seconda metà dell’Ottocento, la cipria ricompare, lievemente colorata per ammorbidire i pesanti fard dedicati al viso e ricavata dalla polvere di talco con addizione di nitrati di bismuto o di ossido di zinco per aumentarne l’omogeneità e l’aderenza all’epidermide. Le ricerche dei farmacisti perfezionarono la formula e nacque così quella che fu chiamata la “Poudre de Riz” o più semplicemente Poudre, un velo impalpabile proposto in decine di sfumature per intonarsi alle varie occasioni del giorno e della sera e in consistenze diverse secondo le stagioni. E così ecco le sfumature per le brune e per le bionde, ecco le ciprie riflettenti che sotto la luce artificiale danno uno speciale risalto al volto occultandone le imperfezioni. Cosa curiosa il secolo scorso la cipria era usata anche dagli uomini come dopobarba, per spegnere il bruciore della rasatura. "Preziosi poudrier da collezionisti"
Tanto evanescente la cipria, tanto duratura la sua confezione, la sua boîte, diventata spazio di forti esercizi artistici e grafici oltre che oggetto di collezionismo. Il Museo delle Ciprie, inaugurato a Torino e Firenze presso Olfattorio, propone una rassegna di centoventi esemplari storici che varieranno nel tempo attingendo alla grande collezione raccolta con passione da Cithera che importa per l’Italia le prestigiose ciprie e il maquillage di T. LeClerc, ricca di centinaia di pezzi di pregio. Uno spazio avant-garde, un enorme parallelepipedo nero con luci dicroiche che illuminano i singoli pezzi rendendoli quasi incandescenti: questa la “chambre de poudres” l’ovattata e misteriosa cubatura inventata da Olfattorio dove si entra da soli o in piccoli gruppi per meglio assaporare la preziosità dell’installazione. “La cipria è un mistero sottile e volatile, straordinariamente capace di creare fascino e di nascondere con leggerezza impareggiabile piccole imperfezioni che non si vogliono rivelare. Era giusto trattarla col medesimo, sfuggente, delicato mistero”, dice Giovanni Gaidano che ha progettato questo spazio in bilico fra il giorno e la notte con la delicatezza inafferrabile di una farfalla. Tra gli esemplari in mostra attualmente: Poudre Dermophile Stérilisée T.LeClerc (Francia 1881), La Poudre c’est moi Guerlain (Francia 1920), Aurea L.T. Piver (Francia 1900), ecc…
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