Dott. Alessandro Costanzo - Ortopedico
Medico Chirurgo - Specialista in Ortopedia e Traumatologia
26/04/2023
L’artrosi è una patologia degenerativa che interessa principalmente le due più grandi articolazioni del nostro corpo: anca e ginocchio. In alcuni casi può colpire allo stesso tempo entrambe le articolazioni. Essa causa dolore e rigidità, interferendo negativamente con le attività quotidiane, fino a ridurre significativamente la qualità
della vita. La chirurgia mini invasiva permette di operare l’artrosi bilaterale di anca e l’artrosi bilaterale di ginocchio con un unico intervento per l’impianto
simultaneo di due protesi.
Si parla di intervento protesico bilaterale.
L’intervento unico consente di ottenere numerosi vantaggi: una sola anestesia, una sola riabilitazione, un solo periodo di stacco dalla propria attività lavorativa o familiare e camminare subito “dritti” una volta finita la riabilitazione, senza dover attendere un secondo intervento.I vantaggi sono notevoli, sia in termini medici che pratici.
E’ importante prendere in considerazione anche le modifiche
posturali che seguono un intervento protesico, vale a dire le conseguenze per la nostra schiena. Quando entrambe le articolazioni sono interessate dal processo artrosico e si deformano, la schiena si adatta meglio a questo processo; quando invece una sola articolazione è deformata e l’altra ha un asse corretto (perché non è deformata o perché è stata operata e corretta) si tende a camminare “storti” e il paziente riferisce costanti mal di schiena. Da qui deriva l’importanza, quando possibile, di eseguire l’intervento chirurgico di protesi del ginocchio in contemporanea.
I tempi di recupero sono piuttosto brevi. In linea di massima i pazienti dopo un giorno sono già in grado di tornare in stazione eretta e dopo due giorni di iniziare la riabilitazione muscolare. Con un'adeguata fisioterapia, i pazienti hanno una ripresa funzionale in 30-35 giorni.
02/09/2022
ℹ️L'epicondilite laterale è un'infiammazione dolorosa dei tendini che collegano i muscoli dell'avambraccio alla parte esterna del gomito.I muscoli e i tendini che si inseriscono nell'epicondilo laterale sono responsabili dell'estensione del polso o delle dita della mano.
Questa condizione è nota anche come gomito del tennista, considerato che il tennis è l'attività sportiva che espone a maggior tensione le strutture muscolo-scheletriche interessate dal disturbo.
L’infiammazione è spesso determinata da un sovraccarico funzionale, cioè da un uso eccessivo e continuato del gomito, ed è tipica dei soggetti che, a causa di particolari attività sportive o professionali, sono costretti a ripetere determinati movimenti.
I sintomi, nella maggior parte dei casi, iniziano con lieve intensità e lentamente peggiorano nel corso di settimane e mesi.In genere si percepisce dolore e gonfiore sulla parte esterna del gomito, nella parte esterna dell’avambraccio e appena sotto il gomito oppure il dolore può anche irradiarsi lungo l'avambraccio verso il polso e nella parte posteriore della mano. Spesso con il peggiorare dei sintomi si può percepire rigidità mattutina.
Il gomito del tennista è una condizione autolimitante, ciò significa che tende alla guarigione spontanea con il riposo. Tuttavia, il dolore può durare diverse settimane o mesi ed in tal caso alcuni trattamenti possono aiutare ad alleviare i sintomi e ad accelerare il recupero.
Il primo passo verso la guarigione consiste nel riposo del braccio colpito durante il periodo in cui l'infiammazione è in fase acuta. Inoltre, è fondamentale cercare di evitare per diverse settimane l'attività che ha provocato l'insorgenza del problema. La fisioterapia può essere raccomandata, Le tecniche di terapia manuale, come il massaggio e altre manipolazioni, possono aiutare ad alleviare il dolore e la rigidità dell’articolazione.
Talvolta, per il trattamento di forme particolarmente dolorose possono essere considerate delle iniezioni di corticosteroidi e PRP (infiltrazioni). Infine, se i sintomi non migliorano dopo almeno un anno di terapia conservativa, possono essere presi in considerazione trattamenti più invasivi, come la chirurgia.
27/07/2022
ℹ️ La cartilagine è un tessuto di sostegno fondamentale per le articolazioni e può andare incontro ad usura a causa dell’artrosi o in presenza di altre patologie provocando dolore articolare e problemi di movimento.
Oggi è possibile intervenire chirurgicamente per stimolare il miglioramento dell’ambiente articolare e della cartilagine, senza l’impiego di materiali sintetici esterni.
L’innesto di cellule meenchimali staminali da tessuto adiposo rappresenta una valida alternativa per procrastinare l’intervento chirurgico protesico o uno strumento aggiuntivo alle terapie tradizionali per supportare la naturale riparazione dei tessuti danneggiati da diversi tipi di patologie, in particolare per lesioni articolari di ginocchio, anca, spalla.
Questa metodologia sfrutta le cosiddette cellule mesenchimali che vengono prelevate dallo stesso paziente e, dopo una particolare procedura di trattamento, iniettate nell’articolazione danneggiata.
Le cellule mesenchimali di origine adiposa sono delle cellule staminali adulte estratte direttamente dal grasso corporeo. L’adipe è una fonte unica, facilmente accessibile e abbondante di cellule staminali adulte dall’alto potenziale rigenerativo.
L’intervento, eseguito in anestesia locale con lieve sedazione, in regime di day hospital, prevede una piccola procedura di liposuzione. Il tessuto adiposo prelevato viene quindi selezionato e trattato per attivare le cellule staminali che verranno quindi introdotte nell’articolazione interessata tramite una normale infiltrazione.
In alcuni casi è possibile eseguire contestualmente una artroscopia per pulizia articolare.
Per appuntamenti chiamare il 3457666268.
20/06/2022
CHE COS’E’ UN INFILTRAZIONE ?
Un’infiltrazione consiste nell’iniezione di un farmaco, all’interno dell’articolazione malata (infiltrazione intrarticolare), o nello spazio circostante (infiltrazione periarticolare).
Si tratta di un trattamento, chiamato “terapia infiltrativa”, le cui modalità variano a seconda delle sostanze utilizzate.
Essa si avvale essenzialmente di tre possibili alternative:
1.Farmaci cortisonici (metilprednisolone, spesso in associazione con lidocaina, ad esempio Lido DepoMedrol®), per via intrarticolare o periarticolare. Svolgono un’importante azione antinfiammatoria e antidolorifica e rappresentano la scelta più utilizzata nella terapia infiltrativa.
2.Acido ialuronico, per via intrarticolare.
L’acido ialuronico è una sostanza viscosa, normalmente presente nell’organismo, nelle cartilagini rappresenta una componente del liquido sinoviale e svolge una funzione fondamentale per le sue caratteristiche di lubrificazione e ammortizzazzione. Con il trascorrere dell’età la concentrazione di acido ialuronico tende a diminuire, per questo motivo viene impiegato nelle infiltrazioni per rimpiazzare la quota persa con l’invecchiamento , inoltre alla protezione della cartilagine articolare si associa anche un’azione antidolorifica.
3.Concentrato piastrinico ricco di fattori di crescita(Platelet-Rich Plasma, PRP). Le piastrine rilasciano numerose sostanze che promuovono la riparazione tissutale e influenzano il comportamento di altre cellule modulando l’infiammazione. Il trattamento con PRP viene comunemente eseguito per lesioni muscolari, patologie tendinee croniche, ma anche per patologie degenerative come gonartrosi, rizoartrosi e coxartrosi.
La terapia può risultare vantaggiosa nei pazienti in cui i comuni farmaci antinfiammatori siano controindicati o inefficaci, così come quando i trattamenti fisioterapici non abbiano consentito di raggiungere sufficienti benefici in termini di sollievo dal dolore e recupero della mobilità.
Si può prevedere una singola iniezione oppure un ciclo di infiltrazioni (solitamente tre o quattro) a distanza di poche settimane (da una a quattro) l’una dall’altra.
12/05/2022
Il dito a scatto è una patologia infiammatoria che interessa i tendini flessori delle dita. Questi sono rivestiti da una membrana protettiva, la guaina sinoviale. Questa guaina produce un liquido lubrificante, che facilita il movimento del tendine, consentendogli di flettere le dita. Se la guaina si infiamma, si può creare un rigonfiamento che restringe il canale ,di conseguenza, non è più libero di muoversi agevolmente.A quel punto, il dito rimane piegato e per poterlo stendere completamente si deve compiere una trazione forzata, il cosiddetto “scatto”. Questo movimento non solo provoca fastidio e dolore, ma causa ulteriore infiammazione e gonfiore.
Le cause dell’infiammazione non sono certe ,ma una serie di fattori influiscono sul verificarsi della patologia, come continui sforzi o movimenti ripetuti, patologie concomitanti e infine può anche essere dovuto a piccoli traumi della mano.
In rari casi il “dito a scatto” può essere congenito.
Un nodulo doloroso può essere spesso avvertito alla base del dito e di norma il dolore è più pronunciato al mattino.
Il dito a scatto colpisce con maggior frequenza la mano dominante e più comunemente pollice, medio e anulare.Possono essere colpite più dita contemporaneamente, anche di entrambe le mani.
A seconda dello stadio di gravità del dito a scatto e della durata dei sintomi si può intervenire in modo conservativo o chirurgico.
Lo scopo della terapia conservativa è quello di limitare il dolore e ripristinare la funzionalità del dito.
Nei casi in cui la terapia conservativa non dovesse avere effetto o in cui dovessero ripresentarsi i sintomi, si rende necessario intervenire chirurgicamente.
L’intervento chirurgico consente di liberare definitivamente il tendine, permettendogli di tornare a scorrere normalmente durante i movimenti del dito.
Attraverso una piccola incisione alla base del dito, in anestesia locale si esegue l'apertura chirurgica della prima puleggia (A1), permettendo in tal modo il ripristino dello scorrimento tendineo.
Il paziente riacquista subito la mobilità delle dita e può riprendere le attività più leggere.
Dopo un paio di settimane dall’intervento si effettua un controllo ambulatoriale .
02/04/2022
ℹ️Come ogni articolazione, anche l'anca può subire dei danni. Quando ciò accade, la prima misura terapeutica consiste in un trattamento conservativo (riabilitazione, fisioterapia e antidolorifici). Tuttavia, se l'entità del danno è notevole o ha natura cronica, va presa in seria considerazione la possibilità di sottoporsi all'intervento chirurgico di protesi d’anca.
🟢La protesi d'anca si rende necessaria nei pazienti con dolore e grave difficoltà nella deambulazione, generalmente causati da una coxartrosi in fase avanzata.
🟢L’intervento di artroplastica totale d’anca sostituisce porzioni di osso e cartilagine danneggiate, per mezzo di componenti in metallo e ceramica o polietilene (materiale plastico).
Una protesi d’anca è un articolazione artificiale, composta da uno stelo femorale con una testa (sfera) e una coppa acetabolare (cotile ed eventuale inserto).
Lo stelo femorale è costituito da metallo (solitamente una lega di titanio o cromo-cobalto oppure acciaio).
La testa è in ceramica o metallo. Il cotile è formato da uno o due pezzi, a seconda che sia cementato (comunemente un unico componente in polietilene) o non cementato (cotile in metallo ed inserto).
Nel caso di cotile in metallo, un inserto in ceramica o polietilene si articola sulla testa. Tutti i materiali utilizzati nelle artroplastiche d'anca sono altamente biocompatibili.
🟢L’intervento di protesi totale d’anca è un intervento molto comune e sicuro per il trattamento dell’artrosi grave.
I principali benefici di un’artroplastica totale di successo sono la riduzione del dolore dell’articolazione, l’anca recupererà la mobilità persa inoltre le attività quotidiane non saranno più limitate dal dolore.
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Certificato di riconoscimento di qualità per la tecnica mini invasiva di protesizzazione dell'anca.
Da marzo ospitiamo colleghi chirurghi e specialisti che vogliono imparare la tecnica per la loro pratica clinica.
Dott. Alessandro Costanzo - Ortopedico Medico Chirurgo - Specialista in Ortopedia e Traumatologia
19/03/2022
ℹ️La protesi al ginocchio è la soluzione al dolore e alla limitazione dei movimenti provocati dalla gonartrosi, patologia degenerativa che interessa le articolazioni del ginocchio, causata dal deterioramento della cartilagine, un tipo di tessuto che ha lo scopo di proteggere le ossa proprio in prossimità delle articolazioni.
🟢Quando l’artrosi si manifesta, l’intervento di una protesi di ginocchio, è spesso l’unica soluzione.
L’impianto della protesi di ginocchio è infatti l’unico tipo di trattamento in grado di ripristinare un livello soddisfacente di funzionalità dell’articolazione e si tratta di un intervento che ha un’alta possibilità di successo.
🟢Tramite l’artroplastica totale di ginocchio ,i tessuti ossei e la cartilagine articolare danneggiati dall’artrosi vengono sostituiti da componenti di metallo e di plastica. Le superfici del femore e della tibia sono sostituite da componenti metalliche altamente resistenti chiamate rispettivamente componente femorale e base tibiale.
Tra la componente femorale e la base tibiale viene impiantato un inserto di materiale plastico. Esso rimpiazza la funzione della cartilagine, permettendo al femore e alla tibia di scorrere l’uno sull’altra. Inoltre tutti i materiali utilizzati nelle artroplastiche di ginocchio sono altamente biocompatibili.
🟢L’artroplastica totale di ginocchio è un intervento molto comune e sicuro per il trattamento dell’artrosi grave.
In certi casi esiste la possibilità di intervenire e sostituire ,solo con un piccolo impianto, esclusivamente la parte danneggiata del ginocchio con una protesi chiamata monocompartimentale . Questa procedura è un’alternativa alla sostituzione totale del ginocchio, indicata per i pazienti il cui problema è limitato a una sola area del ginocchio.
🟢Questi interventi ridurranno rapidamente e notevolmente il dolore, fino ad eliminarlo, il ginocchio raggiungerà la stessa mobilità avuta in precedenza e inoltre porterà ad un notevole miglioramento della qualità della vita.
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ℹ️L'ernia del disco è una patologia molto specifica della colonna vertebrale che si verifica con la fuoriuscita di una parte del nucleo polposo contenuto nel disco.
Sappiamo che la colonna vertebrale è composta dalle vertebre, ovvero 33 ossa messe una sopra l’altra che racchiudono e proteggono il midollo spinale. Oltre a sostenere il corpo e proteggere il midollo, la colonna vertebrale deve anche essere flessibile per consentire il movimento di tutta la schiena. Per questo, le vertebre si articolano fra di loro tramite le faccette articolari posteriori e tra una vertebra e l’altra ci sono dei cuscinetti, che attutiscono i colpi e permettono alle vertebre di avere un po’ di flessibilità.
🟢Questi cuscinetti si chiamano dischi intervertebrali e sono composti da due parti: il nucleo polposo, che sta all’interno e si può immaginare come una massa gelatinosa (è composto da acqua all’88%) e l’anello fibroso, che circonda e avvolge il nucleo.Quando, per vari motivi, l’anello fibroso si fessura, il nucleo al suo interno tende ad uscire. Ecco che si verifica un’ernia discale, più o meno grande in base alla fuoriuscita di materiale discale.
🟢A parte l’età, le cause dell’ernia possono essere differenti, i fattori di rischio più comuni sono; obesità, sedentarietà, postura scorretta, Sport intensi, movimenti scorretti e ripetuti e sforzi eccessivi. Spesso le ragioni però possono derivare dalla somma di più fattori.
🟢Il principale sintomo di questo disturbo è il dolore intenso nella zona dove si è verificata la lacerazione, che può essere lombare, dorsale o cervicale. A seconda dei casi, la sensazione dolorosa può estendersi anche a collo, braccia, mani e gambe e può essere accompagnata da formicolio, intorpidimento e debolezza.
🟢L’ernia del disco lombare può essere curata mediante trattamenti conservativi come farmaci e fisioterapia o in via definitiva attraverso interventi chirurgici mini-invasivi.
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Dott. Alessandro Costanzo - Ortopedico Medico Chirurgo - Specialista in Ortopedia e Traumatologia
ℹ️L’artrosi dell’anca è una delle condizioni più comuni in ortopedia.L'anca infatti è una zona particolarmente delicata e più soggetta di molte altre all’artrosi.Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.
🟢La patologia è conosciuta anche come coxartrosi: questo nome deriva dal termine medico per indicare l’anca, ovvero “coxa”,viene utilizzato in particolare quando si fa riferimento ai processi patologici che la riguardano.
L’artrosi dell’anca è il momento in cui la cartilagine nell’articolazione si consuma o viene danneggiata, lasciando che le superfici ossee si sfreghino insieme e diventino ruvide. Ciò provoca dolore e rigidità, rendendo difficile muovere la gamba.
🟢Il processo degenerativo comporta dolore e difficoltà nei movimenti con conseguenze che se non trattate possono diventare invalidanti. Quali sono i sintomi più comuni? come riconoscerli?
I dolori più comuni vengono avvertiti maggiormente dopo essere stati fermi per un periodo lungo di tempo, dopo uno sforzo o durante la notte, quando l'articolazione è stata sollecitata eccessivamente durante il giorno.
L'artrosi diminuisce anche l'autonomia nel camminare. Nelle fasi avanzate camminare risulterà sempre più difficoltoso e la libertà di movimento ridotta.
🟢Tra le principali cause troviamo la predisposizione genetica;l' invecchiamento;sovrappeso ed obesità(che comportano un aumento del carico sull’articolazione);difetti congeniti(con un conseguente squilibrio della pressione sull’anca) e lesioni o traumi di diverso tipo.
Per la cura dell'artrosi ,è possibile intervenire attraverso fisioterapia e con terapie infiltrative,le quali possono aiutare ad alleviare il senso di dolore.
La terapia chirurgica è invece un rimedio definitivo alla coxartrosi, al quale si fa riferimento in fase avanzata. Consiste principalmente nell’intervento di artroprotesi d’anca, che sostituisce l’articolazione compromessa con un impianto protesico.
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ℹ️ARTROSI GINOCCHIO;
🟢COS'E'?
La Gonartorsi,ovvero,l’artrosi del ginocchio è una condizione in cui si verifica la perdita o il consumo della cartilagine articolare del femore, della tibia o della rotula. Questo può essere visto ai raggi X come una perdita di spazio tra le due estremità dell’osso.
🟢CHE SINTOMI PORTA L'ARTROSI?
I pazienti affetti da artrosi possono sentire come se il loro ginocchio fosse rigido e il loro movimento limitato.
Il disturbo si manifesta inizialmente a seguito di un'attività prolungata nel tempo ,come può essere una camminata di lunga distanza, ma, in caso di un quadro artrosico più complesso, il dolore può colpire il paziente anche a seguito di movimenti molto semplici e abituali, come alzarsi da una sedia o scendere da un’automobile.
Tra gli altri sintomi possiamo annoverare gonfiore della zona interessata,fino a determinare un ginocchio semiflesso e arcuato . Progressivamente, inoltre, si può assistere a un versamento articolare, provocato da una produzione sovrabbondante del liquido sinoviale presente nella cavità articolare,che limita maggiormente i movimenti.
Il dolore solitamente si avverte nella parte interna del ginocchio, ma può anche essere sentito nella parte anteriore o posteriore del ginocchio.
🟢COME CURARLA?
La gonartrosi va diagnosticata precocemente e tempestivamente, perché solo così è possibile intervenire con un approccio conservativo, attraverso fisioterapia e con terapie infiltrative,le quali possono aiutare ad alleviare il senso di dolore.
Se la gonartrosi dovesse però essere già in fase avanzata, sarà necessario ricorrere alla chirurgia.
Oggi sono disponibili tecniche chirurgiche protesiche mini invasive, che consentono interventi sempre più precisi, veloci e con un recupero funzionale rapido, dall’impatto ridotto sulla quotidianità del paziente.
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LA COLONNA VERTEBRALE,COM’É FATTA?
ℹ️ La colonna vertebrale è una delle strutture più importanti del corpo umano. La colonna vertebrale è flessibile, e consente un'ampia gamma di movimenti. Se la si guarda da dietro, la colonna vertebrale appare dritta, mentre se la si osserva di lato assume una curva a forma di "S".
🟢La colonna vertebrale è composta da 33 vertebre ed è suddivisa in 5 regioni distinte:
🟢La regione cervicale si trova nella zona del collo. È composta da 7 vertebre (C1-C7) e consente il maggior numero di movimenti.
🟢La regione toracica si trova nella zona mediana della schiena. È molto rigida e composta da 12 vertebre (T1-T12), più grandi delle vertebre cervicali, ma più piccole di quelle lombari.
🟢La regione lombare si trova nella parte piú bassa della schiena. È composta da 5 vertebre (L1-L5), è la regione della colonna vertebrale piú grande e piú forte e sorregge la maggior parte del peso del corpo umano. Permette il movimento, in particolare la flessione e la rotazione.
🟢L'osso sacro è costituito da 5 vertebre fuse (S1-S5) e si collega al bacino.
Il coccige è composto da 4 ossa fuse.
🟢Tra le vertebre troviamo i dischi.
I dischi intervertebrali hanno la funzione di ammortizzatori, al fine di proteggere le vertebre e consentire la rotazione e la flessione della colonna vertebrale. Ogni disco è composto all'esterno da un robusto anello fibroso e al suo interno è gelatinoso e morbido.
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