Mirador Loreta
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02/10/2022
03/08/2022
Azemar - Viaggi e Vacanze Maldive, Zanzibar e Mauritius Azemar è il Tour Operator specializzato in viaggi e vacanze a Zanzibar, Maldive e Mauritius, L'oceano Indiano è la nostra passione.
02/08/2022
02/06/2022
28/05/2022
Meraviglia!!!
15/05/2022
Don Giustino Maria Russolillo, «il parroco santo» che spese la vita per le vocazioni
Suscitare, cercare, coltivare le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa: una preziosa eredità ed un “tormento” che diventa per don Giustino Maria Russolillo l’assillo dei suoi pensieri. Domani, in piazza san Pietro, il premio alla sua scelta di rischiare per seguire Gesù: sarà canonizzato per la sua vita e le sue opere.
Terzo di dieci figli, nasce il 18 gennaio 1891 a Pianura (quartiere di Napoli), a dieci anni entra nel Seminario di Pozzuoli. Consapevole del servizio singolare che le vocazioni ai ministeri ordinati e di speciale consacrazione offrono alla santità del popolo di Dio, fonda il “Vocazionario”, la sua opera caratteristica, istituito per i giovani, soprattutto poveri, inclini al sacerdozio, alla vita consacrata, ma non ancora ben orientati per i seminari o le congregazioni.
Nell’ottobre del 1920 fonderà lui stesso la Congregazione religiosa dei vocazionisti e, l’anno successivo, quella delle suore Vocazioniste. «Non possiamo però capire la portata di questo nuovo santo della Chiesa se lo riducessimo ad un semplice ricercatore di vocazioni – spiega padre Antonio Rafael do Nascimento, superiore generale della Società Divine Vocazioni – don Giustino ha consumato tutta la vita per le vocazioni, per tutte le vocazioni; un precursore di ciò che oggi la Chiesa universale comprende come vocazione, ovvero non soltanto una faccenda per preti e suore, né tantomeno come un cammino predefinito e circostanziato. Don Giustino ha parlato di vocazione alla vita, alla fede, alla santità».
Per questo ha coniato un saluto tutto suo: «Fatti santo, fatti santo davvero che tutto il resto è zero». Da seminarista, durante le vacanze, radunava nel giardino della casa i ragazzi che mostravano segni di vocazioni. «Sarà lui stesso – racconta il Superiore Generale – a rispondere a chi gli domandava com’è nata la Congregazione: “La Società Divine Vocazioni è nata da un seminarista che faceva catechismo tutti i giorni e a volte tutto il giorno”».
La medesima attenzione per le donne. «Desiderava che la consacrata fosse, per il Signore e per l’umanità, adoratrice e missionaria», spiega suor Chiara Stella Vitale, madre generale della Congregazione delle Suore delle divine vocazioni - «perché la vita consacrata per don Giustino è una relazione di amore con il Signore, visto come creatore e Salvatore soprattutto nell’ambito teologico della Trinità e della famiglia di Nazareth, unendo insieme contemplazione e azione», spiega la consacrata.
Uomo dal cuore sensibile, non poteva non considerare come parte integrante del carisma dei vocazionisti, la riabilitazione dei sacerdoti che, per un motivo o per altro, avevano abbandonato il ministero. Scrive così in una lettera, indirizzata ai superiori della Congregazione il 6 luglio 1933, riassumendo quello che in qualche modo è stato il suo tormento: «Abbiamo creduto di avvilire l’autorità religiosa, andando personalmente in cerca di qualche prodigo, e cordialissimamente richiamarlo, riportarlo, riabbracciarlo con grande festa del cuore, o restando invece come mortalmente ferito, quando non ci riusciva, piangendoli dentro e fuori, senza consolazione».
Si spense a Pianura il 2 agosto 1955. Attualmente, i consacrati e le consacrate, fedeli al carisma iniziale, sono in 18 nazioni.
Domenica prossima si conclude l’iter per la canonizzazione. Dichiarato venerabile nel 1997, beato nel 2011, il 27 ottobre 2020 papa Francesco ha autorizzato il decreto sul miracolo attribuito alla sua intercessione. Ce lo racconta il protagonista, Jean Emile Rasolofo, vocazionista originario del Madagascar. «Una sera ebbi un forte mal di testa, non ricordo molto, i padri mi dissero che ero riverso in terra nel mio alloggio e che, giunto in ospedale, i medici parlarono di un coma irreversibile, al punto tale da chiedere la donazione degli organi. Ma dopo alcuni giorni mi sono sentito improvvisamente bene e ho iniziato ad aiutare gli altri pazienti». «Qualcosa di inspiegabile fu definito dai medici – dice don Giacomo Capraro, postulatore – quando Jean Emile viene colto da malore, la comunità religiosa ed i fedeli si stringono in preghiera intorno al giovane confratello, poi in rianimazione viene sfiorato dalla reliquia di don Giustino e miracolosamente si sveglia ed inizia ad aiutare gli altri. Preghiera e realizzazione della preghiera: questo ci ha convinto che c’è la mano di Dio».
15/05/2022
Il mio caro zio Vito è stato sacerdote vocazionista.
Don Giustino Maria Russolillo, «il parroco santo» che spese la vita per le vocazioni
Suscitare, cercare, coltivare le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa: una preziosa eredità ed un “tormento” che diventa per don Giustino Maria Russolillo l’assillo dei suoi pensieri. Domani, in piazza san Pietro, il premio alla sua scelta di rischiare per seguire Gesù: sarà canonizzato per la sua vita e le sue opere.
Terzo di dieci figli, nasce il 18 gennaio 1891 a Pianura (quartiere di Napoli), a dieci anni entra nel Seminario di Pozzuoli. Consapevole del servizio singolare che le vocazioni ai ministeri ordinati e di speciale consacrazione offrono alla santità del popolo di Dio, fonda il “Vocazionario”, la sua opera caratteristica, istituito per i giovani, soprattutto poveri, inclini al sacerdozio, alla vita consacrata, ma non ancora ben orientati per i seminari o le congregazioni.
Nell’ottobre del 1920 fonderà lui stesso la Congregazione religiosa dei vocazionisti e, l’anno successivo, quella delle suore Vocazioniste. «Non possiamo però capire la portata di questo nuovo santo della Chiesa se lo riducessimo ad un semplice ricercatore di vocazioni – spiega padre Antonio Rafael do Nascimento, superiore generale della Società Divine Vocazioni – don Giustino ha consumato tutta la vita per le vocazioni, per tutte le vocazioni; un precursore di ciò che oggi la Chiesa universale comprende come vocazione, ovvero non soltanto una faccenda per preti e suore, né tantomeno come un cammino predefinito e circostanziato. Don Giustino ha parlato di vocazione alla vita, alla fede, alla santità».
Per questo ha coniato un saluto tutto suo: «Fatti santo, fatti santo davvero che tutto il resto è zero». Da seminarista, durante le vacanze, radunava nel giardino della casa i ragazzi che mostravano segni di vocazioni. «Sarà lui stesso – racconta il Superiore Generale – a rispondere a chi gli domandava com’è nata la Congregazione: “La Società Divine Vocazioni è nata da un seminarista che faceva catechismo tutti i giorni e a volte tutto il giorno”».
La medesima attenzione per le donne. «Desiderava che la consacrata fosse, per il Signore e per l’umanità, adoratrice e missionaria», spiega suor Chiara Stella Vitale, madre generale della Congregazione delle Suore delle divine vocazioni - «perché la vita consacrata per don Giustino è una relazione di amore con il Signore, visto come creatore e Salvatore soprattutto nell’ambito teologico della Trinità e della famiglia di Nazareth, unendo insieme contemplazione e azione», spiega la consacrata.
Uomo dal cuore sensibile, non poteva non considerare come parte integrante del carisma dei vocazionisti, la riabilitazione dei sacerdoti che, per un motivo o per altro, avevano abbandonato il ministero. Scrive così in una lettera, indirizzata ai superiori della Congregazione il 6 luglio 1933, riassumendo quello che in qualche modo è stato il suo tormento: «Abbiamo creduto di avvilire l’autorità religiosa, andando personalmente in cerca di qualche prodigo, e cordialissimamente richiamarlo, riportarlo, riabbracciarlo con grande festa del cuore, o restando invece come mortalmente ferito, quando non ci riusciva, piangendoli dentro e fuori, senza consolazione».
Si spense a Pianura il 2 agosto 1955. Attualmente, i consacrati e le consacrate, fedeli al carisma iniziale, sono in 18 nazioni.
Domenica prossima si conclude l’iter per la canonizzazione. Dichiarato venerabile nel 1997, beato nel 2011, il 27 ottobre 2020 papa Francesco ha autorizzato il decreto sul miracolo attribuito alla sua intercessione. Ce lo racconta il protagonista, Jean Emile Rasolofo, vocazionista originario del Madagascar. «Una sera ebbi un forte mal di testa, non ricordo molto, i padri mi dissero che ero riverso in terra nel mio alloggio e che, giunto in ospedale, i medici parlarono di un coma irreversibile, al punto tale da chiedere la donazione degli organi. Ma dopo alcuni giorni mi sono sentito improvvisamente bene e ho iniziato ad aiutare gli altri pazienti». «Qualcosa di inspiegabile fu definito dai medici – dice don Giacomo Capraro, postulatore – quando Jean Emile viene colto da malore, la comunità religiosa ed i fedeli si stringono in preghiera intorno al giovane confratello, poi in rianimazione viene sfiorato dalla reliquia di don Giustino e miracolosamente si sveglia ed inizia ad aiutare gli altri. Preghiera e realizzazione della preghiera: questo ci ha convinto che c’è la mano di Dio».
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